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Archivio mensile:settembre 2012

PRESENTAZIONE IPHONE 5:VENDITE IN SPAGNA E RIVENDITA CINESE


La presentazione di iPhone 5 per far posto alla vendita in Spagna del nuovo smartphone di Apple. Questo Venerdì 28 settembre il prodotto della società Apple lancia in Spagna ha tanto amato e odiato in mobilitazione di Israele.

Si aspettano lunghe file ai negozi delle grandi città della Spagna per la vendita di iPhone 5. Nel nostro paese, che ci crediate o no, ci sono aziende che hanno istituito eventi per il lancio di iPhone 5. In realtà, così popolare Ramon Garcia dare il carillon per il prodotto Apple.

Prima della presentazione di iPhone 5, Apple la scorsa settimana ha iniziato a vendere il suo iPhone 5, ma il ‘smartphone’ più attesi dell’anno, ha già iniziato la sua strada verso la Cina. La rivendita sul mercato nero offre il nuovo iPhone 5 con un margine di profitto enorme per i clienti che non sono disposti ad aspettare un paio di mesi per il lancio ufficiale in Cina.

Venditori non autorizzati hanno già iniziato la loro attività alle porte principali di negozi Apple in Cina. Diversi siatuados fornitori esterni uno dei negozi più troppo importante per noi di Apple in Cina, il villaggio Sanlitun a Pechino il Lunedi ha iniziato ad offrire iPhone 5 illegalmente, dice The Next Web.

Prezzi di rivendita compreso tra EUR 1165 e EUR 1.325 per un iPhone 5 da 16GB di Hong Kong. I venditori sono consapevoli del prezzo elevato dei prodotti, offrono “sconti” per i prossimi giorni, quando la domanda si è stabilizzata.

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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GIZZERIA: APPUNTATO DEI CARABINIERI TROVATO MORTO IN CASERMA


 

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Gizzeria, 29 settembre – Pasquale Vilardo, 40 anni, appuntato scelto presso la caserma dei Carabinieri di Gizzeria Lido è stato trovato ieri da alcuni colleghi privo di vita e riverso sul pavimento della locale stazione al rientro da un giro di controllo del territorio. Sul posto sono accorsi sia medici che la magistratura, ma le cause della morte sarebbero da attribuire ad un infarto che avrebbe colpito l’appuntato dopo aver anche parlato via radio con i colleghi che si trovavano fuori per servizio. In ogni modo saranno esaminate anche i video delle telecamere presenti in caserma. Pasquale Vilardo era in servizio presso la stazione dei carabinieri di Gizzeria Lido  da diversi anni. Lascia la moglie e due figli. L’Amministrazione comunale di Gizzeria ha voluto partecipare al dolore della famiglia ed ha ricordato come proprio Vilardo, lo scorso anno, fosse stato premiato dalla Giunta con un riconoscimento “per il marcato senso del dovere e per l’altruismo dimostrato”.

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Pubblicati sul web i rendiconti dei gruppi consiliari riferiti al 2011


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Spese a sei zero per il consiglio regionale di una delle regioni più povere d’Italia. Nel 2011 i gruppi consiliari calabresi hanno bruciato la bellezza di 3milioni 271mila 697 euro (a fronte di un finanziamento totale pari a 4 milioni e mezzo di euro). Se n’è andato così, tra consulenze e “altre spese” indefinite, un piccolo tesoretto di fondi pubblici, senza che sia stato presentato un vero rendiconto (con tanto di scontrini e ricevute fiscali) alla segreteria dell’Ufficio di presidenza del Consiglio Regionale della Calabria. Solo un foglio è stato consegnato, in qualche caso scritto anche a mano, che compone il prospetto riepilogativo generale di ogni gruppo. Si è chiusa a metà l’operazione “trasparenza” voluta dal presidente Francesco Talarico che ha lasciato aperte molte perplessità. Non fosse altro per le voci generiche (come “altre spese” piuttosto che “altre eventuali spese”) utilizzate da tutti i gruppi per indicare somme che in qualche caso sfiorano anche i 50mila euro senza per questo specificare l’investimento messo in campo… Ma sarà anche l’ultimo anno in cui i cittadini dovranno assistere ad operazioni del genere. Dal prossimo, infatti, tutti i gruppi avranno l’obbligo di rendicontare ogni centesimo speso ed inserito in bilancio che successivamente sarà sottoposto al controllo di una società esterna. E finirà la pacchia dei consuntivi incontrollati, come quelli apparsi ieri mattina sul sito del Consiglio Regionale, che non permettono un giudizio severo sulle spese della politica perché fondamentalmente non si riesce a capire nel dettaglio come siano stati impiegati tutti quei soldi pubblici.

L’unica cosa certa che esce fuori dalle carte pubblicate sul web è che la spesa più imponente che ogni gruppo (tranne il Pd e il Gruppo Misto) ha affrontato nel 2011 riguarda gli stipendi dell’esercito di collaboratori che portano avanti il lavoro politico a palazzo Campanella. Ben un milione e 620mila euro sono stati utilizzati per pagare i “portaborse”. Il Popolo delle Libertà, per esempio, che è il gruppo più numeroso e dunque quello che ha ottenuto il finanziamento più cospicuo (pari a 957.999,96 euro) ha speso per i collaboratori 532.558,27 euro. Ed è seguito dall’Udc, che di euro ne ha spesi 291.128,86, e poi dall’Idv (245.620,13) e da Autonomia e diritti (212.026,13 euro). Dopo questo “riepilogo trattenute collaboratori 2011” (la voce più chiara dei vari bilanci) le altre voci delle uscite sono un “pout pourrì” della qualunque: le “spese postali, telefoniche e di segreteria” sono accoppiate con “acquisto quotidiani, settimanali e riviste”; mentre quelle “organizzative, di funzionamento, di rappresentanza” finiscono insieme a quelle sull’ “informazione sulla attività del gruppo, documentazione e libri, spese tipografiche”. Un fatto è certo, con queste informazioni un caso Polvevini in Calabria non sarebbe mai potuto scoppiare… (Calabria Ora – D.m.)

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Onorevoli, i re dell’assenteismo di [Ermanno Forte]


La legislatura volge al termine e la classifica dei parlamentari fannulloni è quasi definitiva. Alla Camera stravince Gaglione (ex Pd), seguito nell’ordine da Verdini, Ghedini, Angelucci (tutti e tre Pdl) e Bersani. Al Senato è lotta per la prima piazza tra Nania (Pdl), Pistorio (Mpa) e Bonino (radicali). Ecco comunque le due ‘top ten’ complete

Per un campionato che è appena cominciato, quello di calcio, ce n’è un altro che si avvia all’epilogo. E’ la gara alla rovescia, la corsa sgangherata dei nostri rappresentanti in Parlamento verso un titolo molto particolare. Che di onorevole ha ben poco. Lo vince chi riesce a collezionare il maggior numero di assenze alle votazioni in aula, in una sola legislatura.

Mancano ormai meno di sei mesi alla fine di questa desolante competizione e, pur mettendo in conto possibili cambiamenti in extremis, i giochi sembrano fatti, almeno per le posizioni di vertice alla Camera dei deputati.

Basta dare un’occhiata alla top ten dei campioni dell’assenteismo, elaborata dall’associazione Openpolis, per vedere che a Montecitorio il campionato è stato ‘ammazzato’ da Antonio Gaglione,  il cinquantanovenne cardiologo pugliese, oggi nel gruppo Misto ma eletto tra le fila del Partito Democratico: dal 2008 ha saltato 9.705 votazioni in aula su un totale di10.546. Assente nel 92 per cento dei casi.

Gaglione (che fu voluto dalla Bindi) è quello che definì l’attività di parlamentare «una violenza contro la persona, lesiva della dignità personale», poiché «stare in parlamento è un lavoro frustrante, una perdita di tempo».

Anche il piazzamento d’onore sembra ormai assegnato, visto che Nicolò Ghedini, con le sue 8.385 assenze (79,5 per cento), si avvia tranquillo verso l’accesso diretto alla Champions League. Del resto la sua legislatura è stata funestata dalla quantità spaventosa di processi del suo capo, per seguire i quali ha di fatto abbandonato l’attività parlamentare.

Più incerta, ma neanche troppo, potrebbe invece risultare la volata per il terzo posto: i colleghi di partito nel Pdl, Denis Verdini e Antonio Angelucci, sono separati da meno di 300 assenze (7771 il primo, quasi 7.500 il “re delle cliniche”)

Dietro di loro c’è il segretario del Pd Pierluigi Bersani, con quasi il 70 per cento di assenze; per conservare la quinta piazza il leader democratico deve stare attento a non perdere colpi rispetto aAntonio Ricardo Merlo – fino al 2010 nel gruppo Misto, oggi all’Udc – il deputato eletto nella circoscrizione dell’America Meridionale che per 7.146 volte non ha partecipato alle votazioni in aula.

Scorrendo ancora la classifica troviamo al settimo posto la piemontese Maria Grazia Siliquini (eletta nel Pdl, poi passata a Futuro e libertà e oggi con Popolo e Territorio, insomma gli ex Responsabili), 66 volte su cento ‘diversamente presente’. Come alcuni si ricorderanno, Siliquini fu protagonista del famoso voto di sfiducia mancato del 14 dicembre 2010: era passata con i finiani, aveva firmato la mozione per mandare a casa Berlusconi, poi all’ultimo momento si guardò allo specchio del bagno di Montecitorio – come disse ai giornalisti – e votò con il Pdl.

All’ottavo posto degli assenteisti troviamo invece l’ex Dc Calogero Mannino, oggi componente del Misto (6.326 assenze): uno che è in Parlamento dal 1976 e che quindi deve essersi un po’ annoiato.

In chiusura di top ten, alla Camera, si piazzano il suo compagno di gruppo parlamentareItalo Tanoni e Luca Barbareschi, l’attore e produttore cinematografico che potrebbe essere la vera sorpresa di questo finale di stagione: per ora è “solo” decimo, ma considerando che da diversi mesi non si fa vedere in Parlamento – e che non sembra abbia voglia di tornarci, visti pure i suoi impegni sui set degli ultimi tempi – potrebbe guadagnare qualche posizione.

Subito fuori dai pessimi dieci scalpita però il giornalista Paolo Guzzanti, (un altro che ha fatto diversi passaggi pro e contro Berlusconi): oggi è appunto undicesimo, ma in Parlamento continua a non farsi vedere e quindi è pronto ad approfittare di qualsiasi ‘sbandata presenzialista’ di chi lo precede.

Da notare che, se la graduatoria si riferisse solo al periodo del governo Monti (da novembre a oggi), ai primissimi posti troveremmo diversi esponenti del precedente governo. A cominciare da Silvio Berlusconi, che da quando ha lasciato Palazzo Chigi ha votato solo in due occasioni (la fiducia a Monti e il voto sul decreto Salva-Italia dello scorso dicembre).

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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La polizia spagnola chiede scusa alla gente per non fermare i veri ladri: politici e banchieri!


Insolito. I funzionari di enti e le forze di sicurezza dello Stato sono scesi in piazza nei giorni scorsi per protestare contro i tagli annunciati dal governo di Mariano Rajoy. Corrisponde alla protesta degli agenti di polizia con l’indignazione crescente di cittadini con casta finanziaria e politica, responsabili di tutti i mali della nazione spagnola e che si traduce in dati così drammatici come i milioni di famiglie che hanno praticamente alcun reddito, la ripartizione dello stato sociale o la graduale scomparsa della classe media spagnola a favore di una élite affiliati del bilancio pubblico. La polizia erano sensibili a questa realtà e il grappolo di casi che hanno reso istituzioni spagnole in una rete di reato, i banchieri ei politici che sono i protagonisti principali.

 
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Pubblicato da su 26 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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“ANGELA CELENTANO SONO IO” – UN’EMAIL DAL MESSICO AI GENITORI


La rivelazione in diretta a “Fatti vostri su RaiDue”. La ragazza sparì 16 anni fa durante una gita sul Monte Faito. Secondo i genitori la pista è verosimile: la giovane dice di chiamarsi oggi Celeste e di non voler essere cercata. Ma il legale della famiglia. “Di questa ragazza non c’è traccia”

La ricostruzione dell’attuale aspetto di Angela Celentano elaborata dalla trasmissione Rai “Chi l’ha visto”

“Due anni fa, il 25 maggio del 2010 una ragazza dall’estero ci ha inviato una mail in cui affermava di essersi riconosciuta nelle foto di Angela Celentano pubblicate sul sito”. Lo hanno rivelato nella trasmissione di Raidue “Fatti vostri” Maria e Catello Celentano, genitori di Angela, spiegando che “la mail proveniva da una ragazza residente in Messico che diceva di essere stata adottata e di essere convinta di essere Angela Celentano”.

LE TAPPE DELLA VICENDA

La prima mail da Celeste è arrivata due anni fa, ha raccontato Maria, Celentano, esattamente il 25 maggio 2010. Da quel giorno, è iniziata una corrispondenza con l’altra figlia, Rossana. Celeste ha raccontato di essere stata adottata. Ai Celentano ha anche inviato una foto recente che, a detta dei genitori di Angela, raffronta con quella di Angela “ha diversi punti di contatto”.

I Celentano hanno anche aggiunto che la pista “sembra verosimile” e tra “le più probabili” delle tantissime segnalazioni pervenute in queste anni. I contatti, però, si sono interrotti. Più di tutto, la ragazza avrebbe più volte ribadito che è “felice” e che non vuole essere cercata.

Le e-mail indirizzate per un anno e mezzo alla famiglia Celentano sono partite sicuramente dal pc sequestrato in una casa in Messico, ma della ragazza raffigurata in una foto allegata “non c’è traccia”. Luigi Ferrandino, l’avvocato che segue il caso di Angela Celentano, completa il racconto fatto dai genitori della piccola scomparsa il 10 agosto 1996 durante una gita sul monte Faito. Un caso che molte volte sembra riaprirsi, deludendo però le speranze dei genitori puntualmente. Di recente, nel 2009 in Turchia sembrò essere possibile rintracciare Angela, ma la speranza non si avverò.

“L’inchiesta della procura di Torre Annunziata è cominciata qualche mese fa, quando le mail sono cessate – spiega Ferrandino – ho visto la foto e mi ha fatto una certa impressione. Le mail sono di sicuro partite dal computer sequestrato in Messico, ma di questa ragazza non c’è traccia”.

Il lavoro degli inquirenti non è stato semplice, perchè l’indirizzo fornito dalla ragazza delle mail ai Celentano non si è rivelato vero, e si è dovuto procedere seguendo la pista delle tracce elettroniche d’invio delle mail.

Così si è arrivati così all’abitazione di un magistrato messicano, la cui moglie è cancelliere, coppia con due figli, un maschio e una femmina. Ma il test del dna sulla ragazza, comunque di età anagrafica inferiore a quella che avrebbe Angela, ha dato risultati negativi. L’uomo è ora sotto inchiesta in Messico per false dichiarazioni. “La famiglia Celentano – conclude il legale – mi ha chiesto di sollecitare i magistrati italiani ad agire”.

 
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Pubblicato da su 24 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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ENI-ENEL,BOLLETTE PIÙ CARE E PER I CAPI AUMENTA LO STIPENDIO


 
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Pubblicato da su 24 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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QUANTO CI COSTANO I CONSIGLIERI REGIONALI


Lo scandalo della Regione Lazio ha imposto una riflessione: questi consigli regionali sprecano e si stipendiano in maniera eccessiva, un costo che va a pesare sui contribuenti italiani.

 Il grave scandalo che ha coinvolto la Regione Lazio e il partito che lo guida, il Pdl, sta facendo venire a galla delle situazioni davvero imbarazzanti: stipendi altissimi, sprechi milionari, totale indifferenza per i bilanci, il tutto alla faccia della tanto decantata spending review. I cittadini sono stanchi di scoprire giorno dopo giorno queste brutte storie e sanno perfettamente che il loro denaro è in forte pericolo, visti i costi che bisogna sopportare per mantenere tutti questi sprechi.

Il Lazio si sta caratterizzando come una delle regioni più spendaccione d’Italia, con i consiglieri regionali che sono arrivati a guadagnare ben tredicimila euro netti al mese (somma a cui bisogna aggiungere anche i rapporti con gli elettori). Presidenti e vicepresidenti di commissione, segretari, questori, assessori, il “circo” è davvero affollato e gli stipendi da elargire sono davvero pesanti. Franco Fiorito è l’emblema degli sprechi e delle furberie, eppure le promesse sono state tante.

Sempre nel Lazio era stato definito come “intollerabile” il bilancio del consiglio regionale del 2010: quei 104 milioni di euro l’anno dovevano scendere fino a ottantanove, ma in realtà sono ultimamente saliti a 115 milioni. Ma non si tratta dell’unica regione e dell’unico consiglio regionale che ci costa così tanto. Tra le spese più alte in assoluto troviamo soprattutto la Lombardia e il Piemonte; nel primo caso, il costo annuale dei consiglieri regionali sfiora i settantasei milioni di euro (con circa un centinaio di auto blu), mentre il Piemonte vanta quasi ottantadue milioni.

Lo stesso discorso vale per la Campania (vicina ai novanta milioni di euro), la Calabria (circa settantotto milioni) e le due regioni autonome della Sicilia (ben 175 milioni di euro e una bancarotta molto vicina) e della Sardegna (ottantacinque milioni). Sono numeri che fanno rabbrividire, tanto che ognuno dei consiglieri regionali italiani viene a costare un milione di euro l’anno ciascuno a ogni contribuente. Lo scandalo “sprecopoli” va fermato quanto prima.

 
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Pubblicato da su 24 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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CASO LAZIO: TRENTA MILIONI IN DUE ANNI. ECCO LE CINQUE DELIBERE SCANDALO


Cinque delibere del presidente dell’Assemblea regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, documentano che l’assalto alla diligenza che, in due anni e mezzo, ha consegnato 30 milioni di euro di denaro pubblico all’inesauribile appetito dei consiglieri della Pisana sotto le due voci “corretto funzionamento dei gruppi” e “rapporto tra elettore ed eletto”, ha una paternità politica (la governatrice Renata Polverini, il suo assessore al bilancio Stefano Cetica e, appunto, Abbruzzese), una mano tecnica e una complicità silenziosa (con la lodevole eccezione dei radicali) di chi “chiedeva e riceveva” senza fare troppe domande.

Arrivano i “forchettoni”

Racconta Franco Fiorito a verbale che “il denaro arrivava a pioggia”. Che “non controllava nessuno”. Che la decisione di aprire ciclicamente la cuccagna era affare “nella sola discrezionalità di Abruzzese”, suo compagno di partito. Nelle sue parole, sembra esserci una parte di verità. Ma solo una parte. La storia di questo sacco ha infatti una suo incipit: le elezioni regionali della primavera del 2010. La Polverini è il nuovo governatore e la variopinta maggioranza di centro-destra che transuma alla Regione ha come primo assillo quello di mettere mano alla cassa per rabboccare le tasche dei nuovi consiglieri prosciugate dalla campagna elettorale. La vecchia giunta Marrazzo ha infatti stanziato in bilancio per quell’anno “solo” 1 milione di euro destinato al “funzionamento dei gruppi”. Non fosse altro perché il Paese sta entrando nella peggiore recessione della storia repubblicana. Troppo poco per l’appetito della nuova maggioranza. Al punto che, il 14 settembre, il nuovo presidente dell’Assemblea Abbruzzese quella cifra la quintuplica, facendo lievitare quel capitolo di bilancio, da 1 a 5,4 milioni di euro. Non è esattamente un atto da contabile. È un atto politico, che, come tale, ha l’avallo della Polverini e del suo potentissimo assessore al bilancio, Cetica. Ma che non merita più di una striminzita paginetta di giustificazioni. Nella delibera numero 90, si legge infatti che “l’integrazione del “contributo” ai gruppi si rende necessaria dal cambio di legislatura, dai sostanziali cambiamenti nel numero dei gruppi e nella loro consistenza”. L’atto è firmato da Abruzzese e da Nazareno Cecinelli, segretario generale della Pisana, un tipo con la licenza liceale presa ai salesiani di Caserta, nato in provincia di Latina e cresciuto politicamente nella Destra, all’ombra del padre-padrone di quelle plaghe, Claudio Fazzone, ex poliziotto di Fondi diventato signore delle tessere e dei voti.

La “torta” lievita

La coppia Abbruzzese-Cecinelli è di nuovo al lavoro nel 2011. In gennaio, la Giunta decide di confermare in bilancio la previsione di spesa per il “funzionamento dei gruppi” già rimpinguata tre mesi prima. Dunque, 5 milioni e mezzo. Ma, neppure due mesi dopo, il 5 aprile, l’auto-elargizione deve apparire del tutto insufficiente. E, per tre volte, di lì a novembre, vengono dunque nuovamente messe la mani nella cassa. Tecnicamente si chiamano “variazioni di bilancio al capitolo 5″. Di fatto, è un giochino contabile di vasi comunicanti, che vede svuotarsi altre voci del bilancio regionale a vantaggio del costo di “auto-sostentamento” della politica. Il 5 aprile, dunque, i 5,5 milioni iniziali vengono “integrati” con altri 3 (delibera 33). Il 19 luglio (delibera 86), di altri 3 ancora. L’8 novembre (delibera 72), di 2,5. Per una tombola finale di 14 milioni.

“Chiedete a Stracuzzi”

Le motivazioni dei tre provvedimenti sono fotocopia. Segnalano “una richiesta di fabbisogno”, senza dettagliarne le ragioni. Spiegano che la sollecitazione ad allargare i cordoni della borsa di ben 8 milioni e mezzo arriva niente di meno che da tale “Signor Stracuzzi Maurizio, Responsabile della Funzione Strumentale del trattamento dei consiglieri”. È lui, si legge nelle delibere, che non solo suona la campana che avvisa della “riserva” nel portafoglio della politica, ma, addirittura, ne quantifica “il fabbisogno”. Che è un po’ come dire che un cda di una Banca fa un aumento di capitale su segnalazione dell’addetto allo sportello per i correntisti.

Ma tant’è. Nessuno obietta. Tantomeno al momento di rendicontare il bilancio di quell’anno. Ascoltato due giorni fa dai militari del Nucleo Valutario, Abbruzzese, con disarmante candore, spiega infatti che in quel lavoro sul bilancio non c’è nulla di illegittimo. “Sia nel 2010, che nel 2011 – dice – la proposta di “variazione” è stata prima approvata dalla commissione bilancio della Regione (di cui, guarda caso, Fiorito era presidente ndr.) sia dall’Organismo di controllo, il Co. re. co. co, sia dal Consiglio in fase di voto di approvazione del rendiconto consuntivo del bilancio con legge regionale”. Semplice, insomma. Prima ci si auto-certifica un “fabbisogno aggiuntivo”. Quindi lo si accolla in testa a un funzionario (il signor Stracuzzi Maurizio) e alla fine lo si legittima con il voto dell’aula.

“Ho preso, ma ora restituisco”

Una volta distribuita da Abbruzzese, la cuccagna diventa affare “privato” di ogni gruppo. Nel Pdl – come racconta lui stesso a verbale – lo stile della casa lo detta Fiorito. La “stecca para” ritagliata dal contributo ai gruppi prevede 100 mila euro netti l’anno a consigliere. Ma per lui è triplicata. Tocca i 300 mila netti. Perché – si giustifica – “sono consigliere, capogruppo e presidente di commissione”. Per una busta paga che si muove così sui 35 mila netti al mese, con picchi che superano i 40. Attraverso il suo avvocato Carlo Taormina, dice ora Fiorito che parte di quei soldi – 400 mila euro, secondo il calcolo che ne ha fatto – è pronto a restituirli. A farli confluire su un conto che la Procura o la Guardia di Finanza gli indicheranno. Non è al contrario dato sapere cosa faranno gli altri consiglieri del Pdl.

“Richiedo e ricevo”

Per quel che Fiorito ha riferito a verbale, la quota dei consiglieri Pdl da 100 mila netti annui “veniva versata con cadenze di 25 mila euro a trimestre. Anche se poi qualcuno li finiva prima”. Mentre la quota di 4.190 euro (da ieri dimezzata) alla voce “mantenimento del rapporto tra elettore ed eletto” veniva elargita mensilmente. Portando così la retribuzione media di un consigliere Pdl intorno ai 20, 25 mila euro netti al mese (senza contare i rimborsi chilometrici di chi alla Pisana arrivava in auto propria, come la Nobili, che faceva Roma-Rieti in Porsche). Per molti, non c’era neppure l’obbligo di giustificare una parte di quell’importo che pure ricevevano quale “anticipo” di spese ancora da sostenere. Era sufficiente un’autodichiarazione su un qualunque foglio: “Richiedo e ricevo per attività svolte sul territorio”.

11.598 euro non possono bastare

Certo, nella notte della Pisana, non tutti i gatti sono stati necessariamente neri. Perché pur godendo della stessa manna, qualcuno, come il Pd e Sel, ha quantomeno stabilito regole di trasparenza sull’accesso ai rendiconti delle spese. I Verdi hanno rinunciato al rimborso chilometrico. I radicali di Emma Bonino non hanno giustamente smesso mai di strillare. Certo, la Polverini non deve averli mai sentiti in questi anni. A maggior ragione quando impose l’emendamento che riconosceva ai 14 assessori un vitalizio che assicurerà all’uomo a lei più vicino, Cetica, una vita libera da angustie quando lascerà la Regione. Anche se – è notizia che la governatrice ha voluto ieri rendere pubblica – lei, che “campa del solo stipendio da consigliere e Presidente della giunta”, pare non arrivi a fine mese. “Ho il conto sempre in rosso”, ha spiegato compiaciuta. Con gli 11.598 euro netti che prende ogni 27 in busta (cui vanno aggiunti i 100 mila annui da consigliere e i 4 mila 190 mensili per il rapporto “eletto-elettore”) evidentemente non ce la si fa.

di CARLO BONINI e CORRADO ZUNINO
fonte:repubblica.it

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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FURTO DI BENZINA IN CANTIERE A3 SVUOTATA CISTERNA DA 1000 LITRI


Ignoti si sono introdotti in un cantiere della società C.O. Spa che sta operando sulla Salerno-Reggio Calabria per completare i lavori di ammodernamento e hanno svuotato completamente una cisterna di gasolio che conteneva complessivamente 1000 litri di gasolio REGGIO CALABRIA – Ignoti si sono introdotti nell’area di cantiere aperto dalla ditta “C.O. Spa”, impegnata nel completamento dei lavori di ammodernamento dell’autostrada A3, ed hanno asportato circa mille litri di gasolio da una cisterna. Secondo quanto è stato possibile ricostruire dalle informazioni raccolte, prima di andarsene i ladri hanno anche rotto i vetri di protezione di due mezzi da cantiere. Al momento sono in corso le indagini degli inquirenti al fine di comprendere chi possano essere stati gli autori del furto, tuttavia il danneggiamento dei mezzi di produzione potrebbe far pensare anche ad un gesto intimidatorio.

 
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Pubblicato da su 21 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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LAMEZIA: MULTISERVIZI, UN MEZZO PER IL RILIEVO DEL TERRITORIO E LA MAPPATURA DELLE STRADE


Lamezia Terme, 21 settembre – Da alcuni giorni è operativa in città la Gis Mobile, un mezzo in dotazione della società Lamezia Multiservizi che in accordo con il Comune di Lamezia Terme sta procedendo al rilievo del territorio e alla mappatura automatizzata delle strade e delle pertinenze ad esse collegate. Un laboratorio mobile ad alto rendimento che implementa al suo interno una serie di tecnologie uniche che rendono il Comune di Lamezia Terme e la Lamezia Multiservizi Spa all’avanguardia nell’innovazione della Pubblica Amministrazione. Il Comune di Lamezia Terme è infatti il primo comune italiano ad utilizzare una tecnologia integrata di questo tipo.

La Gis Mobile è un mezzo unico e sperimentale poiché usa al suo interno una tecnologia Gis che consente in tempo reale di vedere la posizione ed il percorso del mezzo su cartografie di vario genere fornendo informazioni visive documentali grazie all’uso di telecamere speciali e di verificare le titolarità e le concessioni dei terreni o fabbricati che il mezzo attraversa. Esiste l’obbligo, per ogni Pubblica Amministrazione che ha in carico la gestione della propria rete stradale, di dotarsi di un aggiornato catasto delle strade di pertinenza comunale/provinciale, che risponda alle caratteristiche emanate dal decreto ministeriale del 01.06.2001 che fissa le modalità e i tempi di attuazione del catasto nazionale delle strade. In particolare è doveroso e indispensabile censire e regolamentare la segnaletica stradale verticale ed orizzontale, la pubblicità (con la cartellonistica e impiantistica stradale) e principalmente gli accessi (passi carrai e pedonali, altro) e tutte le altre occupazioni di qualsiasi natura, data l’obbligatorietà di legge.

La Gis mobile consente inoltre di segnalare buche o altre anomalie che necessitano di interventi urgenti e di aggiornare costantemente la banca dati territoriale del Comune. Con la Gis Mobile sarà possibile verificare attraverso particolari procedure di rilievo e l’impiego di sofisticati strumenti opportunamente installati sul veicolo, la misurazione di attraversamenti trasversali e le occupazioni longitudinali sotterranee della sede stradale per le infrastrutture dei sottoservizi, ottemperando ad una direttiva emanata dal Ministero dei Lavori Pubblici in data 03.03.1999 che regola la razionale sistemazione del sottosuolo, delle aree urbane, delle sedi stradali e della pavimentazione.

 

 
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Pubblicato da su 21 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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FAIDA NEL VIBONESE,SETTE ARRESTI PER ARMI E RICETTAZIONE


Nella tarda serata di giovedì 20 settembre i carabinieri di Vibo Valentia e Serra San Bruno hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nello stesso pomeriggio dall’ufficio gip del tribunale di Vibo nei confronti di sette persone, tre delle quali già detenute, ritenute responsabili in concorso di porto e detenzione di armi clandestine, ricettazione, possesso di segni distintivi contraffatti ed altro.

IL PROVVEDIMENTO restrittivo – eseguito a Gerocarne, Stefanaconi, Acquaro e Besana in Brianza nonché presso le case circondariali di Vibo Valentia e Locri – è parte di un articolata attività investigativa intrapresa dall’arma di Vibo nell’ambito della faida in atto nel territorio della provincia tra le famiglie di ‘ndrangheta di Stefanaconi (cosca storica, di cui i destinatari dell’ordinanza sarebbero sodali) e nella frazione di Piscopio di Vibo Valentia (considerato il “gruppo emergente”) di cui tre persone sono state già arrestate “in flagranza di reato” dopo essere state trovate in possesso di armi e munizioni.

Secondo le fonti prova acquisite – affermano gli inquirenti – gli indagati avrebbero occultato e detenuto, per conto della consorteria d’appartenenza, armi, munizioni e segni distintivi delle forze di polizia poi utilizzati per azioni ritorsive contro i rivali.

Maggiori particolari verranno resi noti nel corso di una conferenza convocata per le 11 di oggi, 21 settembre, presso la Procura della Repubblica di Vibo Valentia.

 
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Pubblicato da su 21 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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“VIAGGIA IN ITALIA A 9 EURO!”: STOP ALLO SPOT DI TRENITALIA


L’Antitrust ha dichiarato ingannevole il messaggio pubblicitario lanciato da Trenitalia “Viaggia in Italia a 9 euro”.

L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm) ha accettato, rendendoli vincolanti, gli impegni assunti da Trenitalia, tra questi: aumentare in maniera significativa il numero di biglietti a prezzi particolarmente scontati (oltre quelli a 9 euro, anche quelli a 19 euro, 29 euro, ecc.) e riorganizzazione e revisione dei contenuti i presenti sul sito dell’azienda per rendere più accessibili ai clienti le informazioni sulle modalità di fruizione dei servizi offerti.

Inoltre Trenitalia si è impegnata ad eliminare la cartellonistica ancora presente nelle stazioni dedicata all’offerta e a sostituirla, eventualmente, con un diverso soggetto.

Quanto all’ulteriore diffusione di messaggi relativi all’offerta sulla stampa quotidiana, Trenitalia si impegna a che la campagna, a oggi sospesa, non venga più effettuata. Non verrà più diffuso né utilizzato diversamente lo spot realizzato nell’ambito della campagna pubblicitaria “a partire da 9 euro ” e a non diffondere ulteriormente il messaggio relativo all’offerta sugli ulteriori e diversi mezzi di diffusione.

Nel caso in cui Trenitalia non rispetterà gli impegni presi, l’Autorità potrà intervenire di nuovo.

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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DORMIRE NELLE CAMERE TUBO IN MESSICO


Si spende dai 20 ai 50 dollari e si dorme in tubi di calcestruzzo dotati di tutti i comfort: la nuova idea di Ricardo Garcia

La nostra idea è nata dai numerosi tubi in calcestruzzo che vengono lasciati per le strade della città e che non vengono più usati. Abbiamo deciso di usarli nel modo più eco-friendly possibile”.

E’ la dichiarazione di Ricardo Garcia, responsabile del Tube Hotel di Tepoztlàn, in Messico, dove è stata sperimentata l’originale trasformazione di tubi in calcestruzzo in camere d’albergo. Ogni tubo, che misura 2,4 metri di diametro e 3,5 metri di lunghezza, è stato dotato di un letto extra large, un ventilatore elettrico, un sistema di illuminazione e una porta di ingresso in vetro che permette alla luce naturale di entrare nelle stanze.

Per garantire la privacy degli ospiti, davanti al vetro degli ampi tendoni celano l’interno dei tubi dagli sguardi indiscreti. Si può far fatica ad associare dei tubi di drenaggio ai concetti di comodità e ospitalità ma l’unica cosa è provare, i costi non sono nemmeno esagerati, anzi.

Il costo di una notte in una camera-tubo va dai 20 ai 50 dollari. Dopo i loculi a capsule giapponesi, gli igloo finlandesi e le capanne sugli alberi diffuse ormai in tutto il mondo, le camere-tubo messicane si aggiungono alla lista degli hotel più stravaganti dove dormire.

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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CALABRIA: UNICAL,75 INDAGATI PER INCHIESTA FALSI ESAMI


Cosenza, 17 settembre – Chiuse le indagini nei confronti di 75 persone, tra laureati, laureandi, un tutor e due impiegati amministrativi della facoltà di Lettere dellUniversità della Calabria, indagati nellinchiesta sui falsi esami da parte della Procura cosentina. Il sostituto procuratore, Antonio Tridico, contesta agli indagati, a vario titolo, i reati di falso e introduzione abusiva nel sistema informatico dellAteneo. Le indagini hanno avuto inizio dopo la denuncia del preside della facoltà di lettere e filosofia, Raffaele Perrelli, che nel corso di una seduta di laurea non riconobbe come sua la firma apposta in uno degli statini inseriti nel fascicolo di un candidato. Nel corso delle indagini è stato sequestrato un ingente quantitativo di materiale e sono state compiute numerose consulenze grafologiche che hanno portato alla luce un complesso sistema di collaborazione per agevolare liter accademico di studenti “ansiosi di giungere al conseguimento della laurea, senza compiere alcuno sforzo”. Le notifiche dellavviso di conclusione delle indagini hanno avuto inizio stamane ed ora gli indagati hanno a disposizione 20 giorni per chiedere alla Procura di essere sentiti oppure per presentare memorie difensive. Linchiesta sui falsi esami alla facoltà di Lettere ha portato a scoprire un sistema che era diffuso in tutto lAteneo. La Procura, infatti, da alcuni mesi sta effettuando accertamenti e verifiche su sette facoltà. Nel luglio scorso sono stati acquisiti gli atti relativi alle lauree conseguite dal 2008 al 2011.72 le lauree da annullareSono 72 le lauree in lettere e filosofia che lUniversità della Calabria dovrà provvedere ad annullare perché conseguite attraverso falsi esami. Questi alcuni dei particolari emersi dallinchiesta della Procura di Cosenza che stamane ha provveduto ad emettere lavviso di conclusione delle indagini. Gli agenti della Digos di Cosenza da stamane stanno notificando il provvedimento nei confronti dei 75 indagati. Nellinchiesta sono coinvolti 72 laureati, un tutor e due dipendenti amministrativi dellUniversità della Calabria. Dal marzo del 2011 gli inquirenti hanno acquisito i fascicoli personali di circa 7000 studenti laureatisi dal 2004 al 2011. Lesame della documentazione, è scritto nellavviso di conclusione delle indagini, ha consentito di accertare una vera e propria “organizzazione criminale composta da personale amministrativo e studenti finalizzata al conseguimento fraudolento del titolo di studio in lettere e filosofia”. Nei mesi scorsi la facoltà di Lettere ha già preannunciato che si costituirà parte civile.Cera anche chi superava sette esami con 30 e lode in un solo giornoCé anche chi è riuscito a dare sette esami in un giorno, superandoli tutti brillantemente con un bel trenta e lode, filando via verso la laurea conseguita, naturalmente, con il massimo dei voti. E una delle vicende ricostruite dalla Procura della Repubblica di Cosenza nellavviso di conclusione delle indagini per i falsi esami alla facoltà di lettere dellUniversità della Calabria. Il sostituto procuratore Antonio Tridico ha sequestrato oltre 20 mila atti attraverso i quali ha ricostruito minuziosamente le modalità con le quali gli studenti riuscivano ad attribuirsi gli esami pur non avendoli mai sostenuti. Il meccanismo utilizzato era semplice: si fotocopiava uno statino già utilizzato, si sostituiva il nome dello studente che aveva realmente sostenuto lesame, si apponeva la firma del docente, con questultimo ignaro di tutto, e si inseriva nel fascicolo del futuro laureando. Su alcuni documenti è stata trovata anche la firma di qualche docente che ormai non insegna più da anni nellUniversità della Calabria.

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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“PRONTO PIZZA BUONASERA”


PRONTO PIZZA BUONASERA

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Pubblicato da su 16 settembre 2012 in Relax & Turismo

 

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EX ZUCCHERIFICIO S.EUFEMIA LAMEZIA


EX ZUCCHERIFICIO LAMETINO.

La Struttura di S.Eufemia Lamezia era capace di lavorare 1.200.000 quintali di bietola in ogni stagione saccarifera, 600 operai erano impiegati all’interno dello stabilimento più l’indotto esterno, 100 camion al giorno in arrivo nel piazzale per portare via lo zucchero raffinato, 800 litri di nafta bruciata al giorno per fare funzionare l’impianto. Questi sono solo alcuni dei numeri che ruotano intorno allo zuccherificio.

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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SOLDI DELLA PROVINCIA SUI CONTI PERSONALI, SI ALLARGA L’INCHIESTA SUL “BUCO MILIONARIO”


L’impiegata Mirella Cutrò interrogata per due ore dalla guardia di finanza. Avrebbe fatto tutto da sola, ma sono indagati anche il marito e due nipoti. Nel periodo 2009-2011 controlli inesistenti e restano ancora dubbi su quanto possa essere la cifra sottratta che si aggira intorno agli 1,2 milioni di euro.

di PIETRO COMITO

VIBO VALENTIA – Ha ricostruito la sua verità dei fatti, affrontando le contestazioni mosse su quei mandati di pagamento che le avrebbero consentito di far transitare centinaia di migliaia di euro, dai fondi della Provincia, sui suoi conti e su quelli di altri tre familiari – il marito e due nipoti – anchessi iscritti sul registro degli indagati dal sostituto procuratore Michele Sirgiovanni.Limpiegata Mirella Currò, la principale indagata per il milionario ammanco, ha chiarito la sua posizione nel corso dellinterrogatorio di giovedì andato avanti per oltre due ore, affiancata dal suo difensore, lavvocato Guido Contestabile, davanti al tenente colonnello della Guardia di finanza Michele Di Nunno, comandante del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza che della vicenda -acquisiti tutti gli atti necessari dallufficio Affari finanziari dellamministrazione provinciale e la notizia di reato dal presidente dellente Francesco De Nisi – ha un quadro sufficientemente chiaro, anche se non definitivo. Rassegnate le dimissioni dalla Provincia, già prima che il presidente De Nisi denunciasse il caso alla polizia giudiziaria, avrebbe fatto tutto da sola, sembra. Resta da chiarire il grado di consapevolezza dei familiari, indagati in concorso per le diverse ipotesi di reato formulate. E resta da chiarire, soprattutto, il perché della supposta assenza o inefficacia dei controlli su quei conti in un range temporale compreso tra il 2009 ed il 2011. Così, sullaffaire del buco milionario, continuano ad aleggiare gli interrogativi. Intanto non è chiaro il numero dei mandati sospetti: quindici, diciotto, forse più. E, poi, non è neppure chiara la cifra sparita. Forse un milione e quattrocentomila euro, forse di più.

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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“PARASSITI”: COME NASCONO, CRESCONO E PROLIFICANO GLI ELETTI….. Di GASPARE SERRA


“144 MILA” SONO GLI ELETTI IN ITALIA 1,1 milioni le persone che, direttamente o indirettamente, vivono di politica; ammonta a “7,1 miliardi” il costo del nostro pletorico e ipertrofico sistema istituzionale ci costa 23,9 miliardi l’anno la politica nel suo complesso. Questi solo alcuni dei numeri che ci impongono una domanda: fino a quando si potrà continuare a chiedere sacrifici ai cittadini senza disturbare le Caste che governano agiatamente questo Paese???“OVERDOSE” DEMOCRATICA: IL COSTO DEGLI “ELETTI”… “CHI VIVE A SPESE DEGLI ALTRI DANNEGGIA TUTTI”.Questo il noto slogan d’una recente e alquanto stravagante pubblicità progresso, che, accostando le foto di orripilanti parassiti con quella d’un evasore fiscale – invero più simile a un povero disgraziato!, metteva in guardia i cittadini dalla tentazione di non pagare le tasse…Ma chi sono i veri “parassiti”?Solo i commercianti che non erogano lo scontrino, magari perché strangolati da un regime fiscale opprimente?Oppure le vere “sanguisughe” sono in primis quei politici che, adagiati su comode poltrone – senza alcuna voglia di mollarne la presa!- hanno prosciugato le speranze d’un’intera generazione la stessa che è divenuto improprio chiamare “generazione 1000 euro”, visto che sempre più si ritrovano “0 euro” in tasca a fine mese!???La Democrazia è l’antibiotico più efficace contro i pericoli di “devianze autoritarie” che possono minare la salute di qualsiasi Corpo civico.Sosteneva saggiamente Paracelso, però, che “è la dose che fa il veleno”.

 
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Pubblicato da su 15 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Vibo, buco nelle casse della Provincia: 4 indagati Mandati di pagamento ai familiari di un’impiegata.


VIBO VALENTIA – Salgono a quattro le persone il cui nome è stato iscritto nel registro degli indagati. Si allarga, quindi, l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Michele Sirgiovanni è condotta dai militari della Guardia di Finanza, sul clamoroso ammanco di 1,2 milioni di euro scoperto mercoledì scorso nei locali dell’Ufficio Affari finanziari della Provincia per il quale il presidente Francesco De Nisi ha presentato esposto in procura. Sì, perché oltre all’impiegata in servizio presso l’ufficio sulla quale gli inquirenti già da ieri sera stavano vagliando la posizione, a finire all’attenzione del pm vibonese anche i beneficiari dei numerosi mandati di pagamento, circa quindici, spalmati in due anni, che si individuerebbero in parte in alcuni familiari della donna e, in altra parte, in persone che potrebbero anche prestare servizio in seno all’ente di Palazzo ex Enel. Anche se in quest’ultimo caso al momento non vi è conferma.

Nel frattempo, sia ieri che oggi gli uomini del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, hanno messo in atto una serie di perquisizioni negli uffici finiti al centro dell’indagine. Sostanzialmente sono stati apposti i sigilli a numerosi incartamenti, atti, documenti, personal computer e in particolare a questi famigerati mandati di pagamento ritenuti fasulli e sul quale si è sin da subito focalizzata l’attenzione degli inquirenti il cui obiettivo – per nulla semplice –  è capire quale fosse il meccanismo messo in atto per commettere l’illecito e in che modo si sia potuto raggiungere una cifra così consistente. Secondo quanto emerso a poche ore dall’invio degli avvisi di garanzia, i mandati erano indirizzati nella maggior parte dei casi ad una parente ed erano di importo vario: da 10.000 ad addirittura, sembrerebbe, 200.000 euro.

Contorni ancora tutti da definire dunque, in una vicenda, un “caso Fallara” in salsa vibonese se tutto ciò dovesse risultare vero, che potrebbe allargarsi ulteriormente con il passare dei giorni se gli uomini del colonnello Michele Di Nunno, a seguito delle verifiche, certificheranno ulteriori profili di responsabilità a carico di altre persone.

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Buco milionario nelle casse della Provincia A Vibo sono “spariti” nel nulla 1,2 milioni.


VIBO VALENTIA – L’esposto l’ha presentato ieri mattina. Di buonora. Prima aveva avuto un colloquio con il procuratore capo d Vibo Mario Spagnuolo. L’occasione era stata la seduta di comitato per provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto Michele Di Bari dopo il clamoroso raid vandalico-intimidatorio registrato martedì pomeriggio al Comune di Vibo. In quella conversazione informale ha parlato al magistrato inquirente di una vicenda emersa nelle ore immediatamente precedenti. Cosa l’abbia spinto a richiedere un colloquio riservato il con capo della procura vibonese è presto detto: la necessità di ottenere chiarezza su alcune cose emerse in alcuni uffici dell’Ente da lui amministrato. Nello specifico quello della Ragioneria, cioè Affari finanziari, guidato dalla dirigente Armanda De Sossi, dove sarebbe emerso un ammanco consistente. Si parlerebbe di cifre clamorose, a sei zeri per intenderci. Si vocifera, infatti, di una somma che si aggirerebbe su 1,2 milioni di euro. Il tutto sarebbe da ricondurre a mandati di pagamento fasulli che avrebbero fatto lievitare la quota fino a quella attuale. Da qui la presentazione alla magistratura inquirente dell’esposto in questione avvenuto a seduta di Comitato terminata. Quelle che erano state le cosiddette voci di corridoio avrebbero, dunque, trovato conferma tale da indurre il presidente della Provincia a rivolgersi agli investigatori della Procura. Indiscrezioni che circolavano negli ambienti di palazzo ex Enel da almeno tre giorni. Voci insistenti, incontrollate che, passando di bocca in bocca, perdono, come spesso avviene, quella vena di attendibilità che le contraddistingue all’origine, scadendo, a volte, nell’assurdo.

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Sale giochi e slot tutto resta com’è. Balduzzi: “Spero decreto non venga stravolto”


Cancellata dall’ultima versione del decreto Balduzzi di riordino della sanità la norma che fissava, per l’apertura di sale giochi e scommesse, distanze minime dai luoghi sensibili. Le disposizioni sulla pubblicità contenute nel decreto avranno efficacia dal primo gennaio 2013. La decisione conferma le anticipazioni dopo giorni di tensioni e polemiche 1 su un decreto che sta avendo vita molto travgliata.

Per quanto riguarda le distanze, i monopoli dovranno riesaminare progressivamente la posizione delle sale slot eccessivamente vicine a scuole, chiese e ospedali, sulla base delle indicazioni trasmesse dai comuni, ma in ogni caso tenendo in considerazione gli interessi del settore e il consolidamento del gettito.

Per quanto riguarda la pubblicità, è scomparso il riferimento alla fascia oraria protetta in origine non si sarebbero potute trasmettere pubblicità dei giochi tra le 16 e le 19.30, ma rimane il divieto di inserire spot sui giochi all’interno di programmi televisivi o proiezioni cinematografiche prevalentemente rivolte ai giovani, nonché via internet. Gli spot, inoltre, dovranno contenere indicazioni sui possibili rischi di dipendenza, e rinviare alle note informative che chiariscono quali siano le effettive chance di vincita, note pubblicate sul sito dei monopoli di Stato.

Le indicazioni sui rischi di dipendenza e sulle possibilità di vincita dovranno essere riportate anche “sulle schedine e sui tagliandi di tali giochi”, su slot e videolotterie, nelle agenzie di scommesse e sui siti internet di gioco.

Le violazioni degli obblighi pubblicitari verranno sanzionate con ammende da 100mila a 500mila euro e saranno puniti sia il committente sia l’emittente. La mancata indicazione dei rischi di dipendenza e delle chance di vincita comporterà invece una sanzione fino a 50mila euro. Per gli under 18 sarà completamente vietato accedere a quelle aree dei locali pubblici in cui sono istallate slot, e nelle agenzie di scommesse. I titolari degli esercizi dovranno inoltre chiedere a tutti il documento di identità.

Monopoli di Stato, con la collaborazione di Siae, guardia di finanza, e delle altre forze di polizia, pianificheranno almeno cinquemila controlli annui, mirati a contrastare il gioco minorile.

“Spero che il decreto non sia stravolto e che possa essere, laddove occorra, migliorato”, ha detto il ministro della salute Renato Balduzzi. “Io – ha spiegato – ho manifestato fin dall’inizio un’attenzione forte al confronto parlamentare: è bene che i due rami del Parlamento, in una materia così delicata, abbiano la possibilità di esprimere fino in fondo una valutazione, dentro naturalmente quello che è il senso profondo del decreto, che è la conseguenza e il completamento della spending review e che ha come filo conduttore la trasparenza per una migliore tutela della salute. Entro questi limiti – ha aggiunto il ministro – penso che la conversione in legge possa portare miglioramenti”.

Fonte: repubblica.it

 

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: In fiamme abitazione di altri collaboratori di giustizia.


Attentato alla casa di Giuseppe Angotti Lamezia Terme, 10 settembre – Non si arresta la furia contro chi si è pentito e ha portato agli arresti delle operazioni Medusa, Medea e Minerva. A farne le spese, questa sera alle 20:00, è stata la casa disabitata dei coniugi Angotti, ex affiliati alla cosca Giampà e appartenenti alla famiglia Notarianni: la moglie di Giuseppe Angotti, infatti, è Rosanna Notarianni. Entrambi, marito e moglie, hanno deciso di diventare collaboratori di giustizia e si trovano ora da diverso tempo in una località protetta lontano dalla Calabria. L’abitazione si trova in contrada Lenza e si chiama “Villa Gioia”. Sembra che gli attentatori si siano giovati del fatto che la casa si trovi in una posizione isolata e in campagna posizionando così con estrema cura un ordigno di medio/alto potenziale che ha distrutto l’interno dell’abitazione con vari pezzi della stessa sbalzati fin sulla strada che costeggia la Statale 280. La casa, dopo la deflagrazione, è stata avvolta dalle fiamme. Sul posto si sono recati sia il neo comandante dei carabinieri Vincelli, che tre mezzi dei vigili del fuoco e la polizia scientifica per effettuare i rilievi dopo l’opera di messa in sicurezza e bonifica da parte dei vigili del fuoco. L’attentato sembra dunque essere l’ennesimo atto di sfida a chi si pente e alla Giustizia che, poche ore prima, aveva arrestato gli esecutori materiali dell’ordigno esploso domenica mattina davanti a “Mondo Pizza” di proprietà della sorella del collaboratore di giustizia Angelo Torcasio.

viaLamezia: In fiamme abitazione di altri collaboratori di giustizia – il Lametino.it.

 
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Pubblicato da su 11 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Bomba pizzeria, attentatori inchiodati da telecamere.


Lamezia Terme, 10 settembre – L’hanno chiamata “Nuove Leve” l’operazione che ha condotto, in meno di  24 ore dall’ordigno esploso davanti la pizzeria “Mondo Pizza” in viale Primo Maggio, agli arresti degli esceutori materiali da parte dei carabinieri di Lamezia, coordinati dalla locale Procura e dalla Dda di Catanzaro.  Gli esecutori materiali sarebbero due ventenni: Antonio Minieri e Roberto Cugnetto Di Cello. Il primo avrebbe svolto il ruolo di vedetta, il secondo avrebbe posizionato l’ordigno che ha distrutto la pizzeria di proprietà della sorella del collaboratore di giustizia Angelo Torcasio. Sono accusati di danneggiamento aggravato e porto illegale d’arma. Per il capitano Stefano Bove, che tra l’altro oggi lascia il comando lametino nella mani del comandante Fabio Vincelli, si tratta  di “una strategia volta ad intimidire le collaborazioni ma ci siamo subito attivati per scoprire gli autori.Questo è stato possibile grazie anche a vari impianti di videosorveglianza che hanno permesso di riprendere le fasi dell’attentato. Nei filmati si vedono due soggetti, in cui uno dei due svolge il ruolo di palo o vedetta mentre l’altro posiziona l’ordigno. C’è da evidenziare – sottolinea il Capitano – che dieci secondi prima si vede una macchina che passa a pochi metri di distanza. Si pensi a cosa sarebbe potuto accadere se la macchina fosse passata di lì qualche istante dopo”. Sui giovani arrestati Bove spiega che si tratta di due ventenni “di cui uno incensurato e che prima di ieri non avevano mai destato sospetti e non erano noti alle forze dell’ordine”. Il procuratore di Lamezia, Prestinenzi, spiega che “sono in corso ulteriori accertamenti. Credo che gli atti dovranno essere a breve trasmessi alla Procura Distrettuale”. Ed infatti, a prendere la parola per ultimo è proprio il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli il quale spiega come il non essere incensurato da parte di uno dei due “conferma le evidenti difficoltà in cui si trova ad operare il gruppo Giampà nel momento in cui ha necessità di reclutare soggetti meno capaci di operare a certi livelli. Abbiamo le idee abbastanza chiare  – aggiunge – sulla consistenza del gruppo, del nucleo. Nelle prossime settimane avremo ulteriori sviluppi per quel che riguarda i filoni d’inchiesta che si stanno diramando dall’operazione Medusa in poi”. Borrelli ha poi spiegato come “mentre prima le cose accadevano ma non si sapevano, oggi, grazie alla capacità e le conoscenze delle forze di polizia giudiziaria, si riescono a risolvere episodi criminali nel giro di poco. Stiamo lavorando anche sugli attentanti svolti in precedenza e contiamo di arrivare a risultati nel giro di poche settimane”. Infine Borrelli lancia un monito ed un messaggio ai commercianti lametini  “ci risulta che su Lamezia ci siano ancora commercianti che, nonostante la maggior parte dei membri della cosca Giampà sia ormai in carcere, questi continuano a pagare il mensile. Non sussistendo più la minaccia reale e concreta di una certa sudditanza e paura psicologica, chi continua a pagare diventa complice e finanziatore della cosca. Stiamo quindi valutando se procedere anche nei confronti di quei commercianti  di cui abbiamo effettivo riscontro e che continuino in tali comportamenti”.

Virna Ciriaco

viaLamezia: Bomba pizzeria, attentatori inchiodati da telecamere – il Lametino.it.

 
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Pubblicato da su 10 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Bomba esplode all’alba davanti pizzeria.


Lamezia Terme, 9 settembre – Nuova bomba alle prime luci dell’alba questa mattina tra via Primo Maggio e via Crocifisso, nei pressi di piazza Mercato. A farne le spese è stata una pizzeria da asporto. Come per  le ultime bombe posizionate nel mese di luglio, anche qui si tratta di parenti di un collaboratore di giustizia, Angelo Torcasio, che, con le sue confessioni ha contribuito agli arresti del clan Giampà nelle operazioni denominate Medusa, Minerva e Medea. Sul posto ci sono le forze dell’ordine ad effettuare i rilievi e la Malgrado Tutto. Nello scoppio è stata danneggiata anche una macchina che si trovava lì parcheggiata.

viaLamezia: Bomba esplode all’alba davanti pizzeria – il Lametino.it.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Bomba pizzeria-il commento del titolare.


Lamezia Terme, 9 settembre – La città delle bombe. Questo sta diventando Lamezia Terme che stamattina all’alba, precisamente alle 6.21, è stata svegliata dallo scoppio di una bomba in via Crocefisso. L’ordigno ha distrutto l’attività commerciale “Mondo pizza” che produce pizza e altri alimenti di rosticceria e che è gestito dai coniugi Domenico Curcio e Caterina Torcasio; un’attività avviata e molto frequentata sia come locale d’asporto che per le consumazioni in loco. La bomba è l’ennesimo atto di violenza in una zona centralissima della città, inoltre il locale è proprio a due passi dal frequentatissimo Bar Ferrise dove fino a tarda notte si trattengono decine di persone, in modo particolare giovani e giovanissimi. Un’abitudine consolidata soprattutto per il sabato sera, i tavolini nello spiazzo antistante al bar rimangono affollati fino al mattino: ancora una volta lo scoppio di stamane dimostra la spregiudicatezza di chi sta pensando e mettendo in atto la “strategia delle bombe”. Dopo la deflagrazione è subito accorsa sul posto la “Malgrado Tutto” di Raffaello Conte che ha avvisato i militari dell’Arma e provveduto a circoscrivere il luogo per interdirlo al traffico di mezzi e persone. Allertati sono arrivati in via Crocefisso i carabinieri della stazione di Nicastro e i vigili del fuoco che hanno rimosso le macerie provocate dalla bomba. Ad assistere impietrito alle operazioni dei militari e dei vigili il proprietario di “Mondo pizza” Domenico Curcio che, sconcertato e con un filo di voce, ha dichiarato: “Il locale è distrutto, non so come faremo per riparare tutto”. Le considerazioni di Curcio sono terminate con un laconico e sconfortato “vedremo”.

Stando ad alcune testimonianze, sembra che già qualche sera fa qualcuno aveva tentato di piazzare qualcosa davanti all’ingresso del locale danneggiato questa mattina. Ad accorgersi degli “strani movimenti” davanti alla pizzeria sono stati gli avventori del bar di fronte che hanno avvisato i militari dell’arma e messo in fuga i probabili attentatori. La deflagrazione delle 6.21 ha generato panico e spavento tra gli abitanti della zona, inoltre ha anche fortemente danneggiato una Citroen C2 parcheggiata davanti all’ingresso di “Mondo pizza”, l’autovettura ha ricevuto in pieno l’onda d’urto dello scoppio attutendo possibili effetti devastanti sugli ignari passanti. L’azione violenta di oggi arriva ad un mese dallo scoppio della bomba di via Enrico Toti che la sera di San Lorenzo è stata piazzata all’ingresso di una vecchia palazzina nei pressi degli uffici Enel. Le altre esplosioni in pieno centro hanno colpito due bar, uno in piazza Mazzini e l’altro su corso Nicotera. Episodi di grave violenza ed allarme sociale, frutto dell’ennesima recrudescenza criminale che sta opprimendo la terza città della Calabria.

Maria Scaramuzzino

viaLamezia: Bomba pizzeria, il commento del titolare – il Lametino.it.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Calabria & Non Solo.


 
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Pubblicato da su 9 settembre 2012 in Relax & Turismo

 

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Lamezia: Da 10 settembre nuovo volo low cost per Venezia.


Lamezia Terme, 7 settembre – Sarà inaugurato il prossimo 10 settembre il volo Lamezia-Venezia della compagnia aerea low coast Volotea. Lo riferisce una nota della Sacal, società di gestione dell’aeroporto di Lamezia Terme. “Siamo davvero molto fieri – afferma Valeria Rebasti, Commercial Country Manager Volotea per l’Italia – di poter inaugurare questa nuova rotta. Dal 10 settembre Volotea sarà operativa nello scalo di Lamezia Terme con voli diretti verso Venezia e con tariffe davvero vantaggiose. Tutti i lametini e gli abitanti della provincia di Catanzaro, potranno così approfittare della nuova tratta Volotea per decollare alla volta di Venezia, e trascorrere qualche giorno in una delle città più belle al mondo”. “Ancora una buona notizia per i passeggeri di Lamezia Terme – sottolineano dalla Sacal – con il volo per Venezia che potenzia ulteriormente l’offerta di collegamenti low cost sullo scalo, e conferma il costante lavoro svolto da Sacal non solo nel ricercare nuovi vettori in grado di soddisfare le esigenze dei calabresi ma anche nel veicolare l’immagine della Calabria in termini di tradizioni, usi, costumi e territorio”. Il collegamento Lamezia Terme – Venezia verrà effettuato lunedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica, è già in vendita sul sito http://www.volotea.com, con tariffe a partire da euro 29 a tratta, tasse incluse e sono previsti quattro voli settimanali.

viaLamezia: Da 10 settembre nuovo volo low cost per Venezia – il Lametino.it.

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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CASERTA: LA MORTE ATROCE DI ANGELA TRA L’INDIFFERENZA DEI MEDICI.


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Una storia incredibile ed atroce pubblicata su quotidianosanità.it. A scrivere è un cittadino di Caserta affranto per aver cercato fino alla fine assistenza per una malata terminale, sua moglie Angela che amava dal profondo del cuore. Ore interminabili ad aspettare con la moglie che era quasi un cadavere. Abbiamo tentato di riscrivere la storia, ma ci sembrava superflua e fuori luogo ogni parola che non fosse quella del marito. Così vi riproponiamo la lettera per intero, dall’inizio alla fine sperando che questo grido di rabbia e di dolore possa restituire la dignità ai malati di cancro ri dotti come uno straccio sulle barelle nell’indifferenza di medici che pretendono di curare un male senza sopportare il dolore.

Gentile direttore,

sono il marito di Angela, mia moglie di 44 anni è morta a febbraio del 2012 per una grave malattia. Vi scrivo per farvi sapere il degrado delle strutture e la mancanza di umanità del personale medico che il mio Paese offre ai pazienti che hanno bisogno di cure mediche, soprattutto nel caso di assistenza per i malati terminali.

Ci recammo con grosse difficoltà al reparto di oncologia per poter effettuare  il ciclo di chemio che aveva consigliato il nostro oncologo di fiducia, colui il quale per ben otto lunghi anni ci aveva consigliato e assistito sempre con garbo e professionalità e soprattutto con grande umanità.

Quel giorno mi sono trovato davanti un’altra persona, dopo tanti anni ho visto in lui una freddezza e indifferenza che non riconoscevo. Si avvicinò senza neppure salutare, sembrava infastidito da quel corpo che non era più di mia moglie ma era un ammasso di sofferenza. Senza neanche salutarci ci fece aspettare ben quattro ore senza darci neanche una sedia per poterci appoggiare. Cominciai ad urlare… non riuscivo ad accettare che fossimo trattati come dei cani, mia moglie non riusciva a reggersi e lui era tutto preso dalle sue cose.

Lo vedevo andare avanti e indietro per la corsia, senza mai chiedere a mia moglie se aveva bisogno di qualcosa. Si mostrava nervoso anzi, direi quasi infastidito. Il suo sguardo incrociò il mio e non ebbe pietà di quell’ammasso di sofferenza, anzi pareva quasi che mi dicesse di portarmela a casa perché la sua vista provocava imbarazzo ai pazienti che aspettavano e a tutto il personale. Guardate, pareva che dicessero: “Noi non siamo stati capaci di debellare il suo male”. La vista di Angela dava fastidio; cominciai a perdere la pazienza. Vedevo mia moglie disperarsi per la sofferenza e nessuno mi chiedeva se avessi bisogno di aiuto, la mia rabbia dovette impaurire il caro dottore, che dopo una fugace visita, mi prescrisse della morfina per alleviare il dolore e disse che potevo portarmela a casa, la chemio non poteva essere fatta perché si trovava in uno stato terminale. Poche parole e pochi gesti buttati lì con sgarbo per dirmi che il suo compito era finito.

Il mio dolore per come aveva assistita Angela fu ancora più devastante della sua malattia. Il dottore che riceveva i pazienti parlando della bellezza della vita e che quando li dimette li ringrazia per avergli permesso di condividere la loro gioia e il loro dolore. Un dottore che considera una benedizione le scoperte scientifiche, ma che quando cura non si limita alla chemioterapia. Va oltre. Sa che l’anima di ognuno di noi non è scollegata dalle cellule e dunque un tessuto cancerogeno che difficilmente potrà guarire se lo spirito resta malato. Osserva la postura del paziente, lo fa parlare di sé, della sua famiglia, delle sue preoccupazioni per intuire il suo stato d’animo. Mettere il malato nel suo cuore, perché solo a quel punto può cominciare la lotta contro il male. Ecco, questo era il caro dottore che mia moglie Angela considerava.

Tornati a casa, iniziammo così la terapia del dolore, non più quella del nostro caro oncologo, ma quella di una amica di famiglia, anch’essa oncologo, che si prese cura di Angela, come una vera amica, sempre disponibile ed umana.

Ma nonostante l’uso della morfina, i dolori aumentavano di giorno in giorno; quando ci si trova di fronte al dolore non si è mai abbastanza preparati, nonostante un’adeguata formazione ed esperienza. Un approccio errato e un’errata valutazione significa creare ancora più sofferenza.

Ma il vero problema per noi non era il dolore, ma la paura. La paura che tende a spingere sempre più la morte fuori dalle pareti di casa.

I giorni passavano tra atroci sofferenze dopo che il nostro oncologo ci aveva letteralmente cacciati fuori dal suo ospedale e le cose andavano sempre peggio.

Un giorno, dopo una crisi respiratoria, la portammo al pronto soccorso di Caserta dove, dopo una semplice puntura di morfina, molto elegantemente ci invitarono ad andare via perché, purtroppo, non c’era più niente da fare, nonostante le mie insistenze per il ricovero, perché oltre al dolore la vedevo ansimante.
Il dottore di turno mi convinse a portarla a casa poiché mi assicurò che c’era un servizio per ammalati terminali dell’Asl che avrebbe provveduto alle sue esigenze.

Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, Angela ebbe di nuovo una crisi ancora più forte. Chiamammo il servizio Asl per malati terminali dove, dopo varie chiamate, risposero che sarebbero arrivati in giornata. Vennero dopo un giorno e mezzo e se non avessimo provveduto privatamente, non avrebbe potuto farcela.
Il giorno dopo ebbe di nuovo una profonda crisi respiratoria. Mi sentivo perduto, non sapevo gestire la situazione, vedevo lei che implorava aiuto e io non potevo fare niente per aiutarla; la riportai di nuovo al pronto soccorso di Caserta, diventò cianotica, vedevo che stava per mollare, per un attimo non la sentivo più neanche respirare.
Aveva smesso di lottare, se ne stava andando, mentre il personale medico e paramedico continuava a inveire con toni aspri per la compilazione del modulo di ricovero.”Oh Mio Dio”, è stato il mio commento, come si può essere così insensibili?

Lo sconforto e la disperazione stavano prendendo il posto della razionalità, dovevo calmarmi per amore di Angela. Dopo una mezz’ora venni chiamato dal personale medico, per chiarimenti in merito alla patologia di mia moglie, e dovetti insistere non poco per il ricovero, perché mancavano posti letto. Fu quindi costretta a stare sulla barella, nelle sue precarie condizioni. Trascorsi al pronto soccorso tutta la notte ad aspettare notizie di mia moglie.

Al mattino, dopo una notte passata su una piccola sedia, vidi il medico che aveva visitato Angela la sera precedente. Mi avvicinai per chiedergli notizie, mi rispose che doveva fare una visita pneumologia e ulteriori esami, non passò troppo tempo infatti  che la intravidi in corsia per fare una rx al torace. Stava in condizioni pietose, poco dopo venni chiamato dal responsabile del reparto e con tono quasi minaccioso mi obbligava a portarmi a casa mia moglie, ma in quelle condizioni non avrebbe neanche avuto il tempo di arrivare a casa.
Ebbi una forte discussione, sapevo che se avessi seguito il suo ordine, avrei portato il suo cadavere. Dovetti minacciare il personale perché  rimanesse un’altra notte, continuavano a ripetermi che non c’erano posti e che tutto quello che si faceva era inutile, perché era in fase terminale: “Portatevela a casa”, mi dicevano, “fatela morire in pace”.

Testardo e cocciuto fino alla fine la lasciai in ospedale, convinto che avrebbero pensato loro a cercare un posto disponibile nella zona. Infatti la mattina seguente Angela fu trasferita in un altro istituto.

Finalmente, pensai, un po’ di serenità, Angela avrebbe avuto quell’assistenza che la nostra azienda ospedaliera le aveva rifiutato. Notai una certa amarezza e vergogna in lei, non voleva parlare. Vedevo lacrime sgorgare dai suoi occhi, pensavo fosse la gioia di un attimo di serenità, mi avvicinai per darle un bacio, meritava tutto l’affetto e l’amore per tutto ciò che stava sopportando. Tra le lacrime mi confidò che aveva bisogno di essere lavata, perché in ospedale l’avevano lasciata sola a se stessa.
Cadde dalla barella, implorando insistentemente aiuto con quel poco di voce che le rimaneva perché non aveva le forze.

L’umiliazione che mia moglie ha dovuto subire, accanto alla sofferenza è stata disumana. Trascorse la notte a terra al freddo, bagnata fradicia, a nulla valse il suo tentativo di battere le mani a terra per farsi sentire, voleva evitare anche la vergogna al suo corpo già tanto martoriato. Evitare che il dolore, per la vergogna, potesse colpire anche il suo spirito.

Per fortuna gli angeli esistono anche tra di noi. Di prima mattina una paziente, incuriosita da quei colpi sul pavimento (batteva le mani, non avendo più voce) l’aiutò ad alzarsi tutta tremante e bagnata, neanche le sue grida riuscirono a svegliare il personale per darle almeno una coperta.

È possibile mi chiedo che in una struttura così grande non ci sia personale di notte e non ci siano coperte? Possibile che a una moribonda le sia negato il diritto di una morte serena? .

Vi chiedo umilmente perdono, per avervi raccontato questa sconvolgente storia, è stato il motivo per buttare fuori questa rabbia”

Lettera firmata da Domenico Vozza
Caserta e pubblicata su quotidianosanità il 31 Agosto 2012

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Calabria: Arrestata direttrice ufficio postale-rubati 700mila euro.


Melicuccà Reggio Calabria, 7 settembre – I carabinieri hanno arrestato per peculato la direttrice dellUfficio postale di Melicuccà, Rosa Pustorino, 42 anni. Si sarebbe appropriata di 700 mila euro prelevandoli dai conti correnti. Linchiesta che ha portato allarresto, condotta dalla Procura della Repubblica di Palmi, è partita dalla denuncia di un correntista che si era vista sparire dal conto circa 44 mila euro. I correntisti che hanno presentato denuncia contro Rosa Pustorino sono venti.

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Capitano Stefano Bove lascia comando carabinieri.


Lamezia Terme, 5 settembre – Il capitano dei Carabinieri Stefano Bove lascia la guida del Comando lametino. Il Capitano aveva assunto il comando 4 anni fa. Dal 10 settembre assumerà il comando della Compagnia di Pisa. In quattro anni sono state diverse le operazioni eseguite. Tra le ultime, l’operazione Minerva che ha portato a scoprire chi aveva ordinato ed eseguito l’omicidio di Federico Gualtieri.

 
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Pubblicato da su 5 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Talidomide: le scuse dopo 50 anni di silenzio.


Dopo decenni di silenzio, la compagnia farmaceutica tedesca che produceva il Talidomide, un sedativo per le donne incinte in vendita alla fine degli anni ’50 che ha provocato malformazioni in 10mila bambini in tutto il mondo, ha presentato le sue scuse alle vittime.MONUMENTO – «Vi preghiamo di perdonarci per i 50 anni in cui non vi abbiamo mai parlato a un livello umano, ed invece siamo rimasti in silenzio», ha detto Harald Stock, Ceo dalla Gruenenthal, durante la cerimonia di inaugurazione di un monumento per le vittime del farmaco a Stolberg Germania dove ha sede l’azienda. Le scuse Stock le ha chieste anche per il silenzio mantenuto dall’azienda in tutti questi anni. «Chiediamo che si consideri il nostro lungo silenzio – ha detto – un segnale dello shock che quello che vi accadde provocò in noi»RISARCIMENTI – Negli anni settanta la compagnia ha pagato risarcimenti finanziari ai bambini nati tra il 1957 e l’inizio degli anni ’60 – il farmaco fu ritirato nel 1961 – con gravissime malformazioni dopo che le loro madri avevano assunto il farmaco. Ma i vertici della casa farmaceutica non erano mai andati oltre la vaga espressione di un dispiacere per la «tragedia». Stock ha definito deplorevole il fatto che la Gruenenthal non abbia in tutti questi anni chiesto scusa alle vittime. Un ravvedimento tardivo? Secondo le fondazioni che si occupano delle vittime le scuse sono puramente strumentali e sono state presentate soprattutto perché alcuni pazienti australiani si sono rivolti in tribunale per ottenere un indennizzo. Una di questi, Lynette Rowe, raccontal’Indipendent, nata 50 anni fa senza braccia e senza gambe perché la madre assunse talidomide in gravidanza, ha ottenuto un risarcimento multimilionario ed è alla guida delle class action per i cittadini australiani e neozelandesi nati fra il 1958 e il 1970 con difetti congeniti legati all’assunzione del sedativo.RISPOSTA – Le scuse sono «insufficienti» e «piene di inganni», la risposta delle associazioni britanniche, australiane e svedesi a sostegno delle vittime di Talidomide. Martin Johnson, direttore dell’associazione delle vittime del Talidomide in Gran Bretagna, ha dichiarato alla Bbc che nonostante la positiva ammissione di responsabilità la Gruenenthal perpetua il mito secondo cui i danni provocati dal farmaco fossero in realtà imprevedibili. «Per noi svedesi le scuse servono a ben poco» ha dichiarato Bjorn Hakansson, presidente della svedese Societá Talidomide che ha spiegato: «Oggi 99 vittime svedesi del farmaco sono ancora vive e non hanno mai ricevuto niente dalla Gruenenthal».DRAMMA – Il farmaco venne venduto tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 alle donne incinte per calmare il malessere e la nausea mattutina causate dalla gravidanza. Fu un dramma di portata mondiale: Talidomide fu commercializzato in quasi 50 Paesi prima di essere ritirato dal mercato nel 1961.FARMACOVIGILANZA – Scuse accettate dall’associazione che riunisce le vittime del Talidomide in Italia. Non senza polemica. «Le scuse sono sempre importanti anche se a 50 anni di distanza – afferma Vincenzo Tomasso, presidente dell’Associazione Thalidomidici Italiani – ma siamo rammaricati del fatto che nè noi nè le altre associazioni internazionali di vittime siamo stati invitati alla cerimonia di inaugurazione del memoriale durante la quale sono state pronunciate le scuse. Inoltre le vittime italiane, così come quelle di molti altri Paesi, non hanno ricevuto un centesimo dalla Grunenthal. Sarebbe bello se alle parole corrispondesse anche qualche fatto concreto». In Italia, spiega Tomasso, le vittime ancora in vita del farmaco sono circa 300: «In tutto saranno state circa 6-700 – sottolinea – ma molti sono morti proprio a causa del Talidomide. Solo negli ultimi anni siamo riusciti a vederci riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato, visto che anche le aziende italiane a cui è stato venduto il brevetto sono fallite o scomparse». La vicenda della Talidomide ha avuto almeno un risvolto positivo: «È stato grazie all’azione di noi vittime – spiega Tomasso – che è stata inventata la farmacovigilanza e sono stati istituiti test rigorosi sui farmaci prima della messa in commercio».

Fonte:corriere.it

 
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Pubblicato da su 3 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Tromba d’aria – Comune chiede stato calamità naturale.


Lamezia Terme, 3 settembre – Il sindaco di Lamezia Terme ha emesso un’ordinanza in relazione alla violenta tromba d’aria che si è abbattuta in città e ha presentato una proposta di delibera per chiedere lo stato di calamità naturale che verrà discussa nella giunta straordinaria convocata per oggi alle 18, alla presenza del Prefetto Antonio Reppucci. Prima della giunta è previsto un incontro con tutti i capigruppo consiliari. Nell’ordinanza il sindaco dispone  la prosecuzione degli interventi che dovranno riguardare tipologie di rifiuti pericolosi che risultano essere ricaduti in terreni privati, nonché l’abbattimento di alberi, rami, piante e quant’altro possa rappresentare pericolo per la pubblica incolumità.Nella proposta di delibera si richiede, sulla base della dichiarata esistenza del carattere eccezionale, lo “Stato di Calamità Naturale” per il territorio comunale di Lamezia Terme. E di trasmettere, per i successivi adempienti legislativi, la deliberazione al Commissario di Governo presso la Prefettura di Catanzaro ed al Presidente della Regione Calabria. Inoltre si richiede l’intervento congiunto “al fine di dare soluzione allo stato di emergenza verificatosi; altresì ed indipendentemente, alla Regione Calabria ogni utile ed opportuno contributo economico diretto a far fronte alla situazione determinatasi”.

 

 
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Pubblicato da su 3 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Scritta inneggiante Toto Riina su muro scuola.


Lamezia Terme, 3 settembre – Una scritta inneggiante alla mafia, in particolare all’ amore verso il boss mafioso Totò Riina, è apparsa, e sembra vi sia da alcuni mesi sui muri di una nota Scuola Media di Lamezia Terme. Si tratta precisamente della Scuola Media Nicotera di Sambiase ed  il muro imbrattato è prospiciente alla strada principale. Tale scritta che testualmente recita “ ti amo Totò Riina” veniva fotografata e pubblicata su facebook, dove ha sortito  sdegno tra gli utenti del social network. La Casa della Legalità e della Cultura, dopo aver appreso la notizia tramite il social network grazie alla denuncia di chi ha pubblicato la foto ,è venuta a conoscenza che la stessa campeggia sul muro della scuola da diversi mesi, almeno sei. L’Associazione si è recata  sul posto  per capire se tale scritta per caso fosse stata cancellata e invece purtroppo fa ancora bella mostra di sé.Atti come questi testimoniano purtroppo quanto sussista ancora, seppur in  sparuta minoranza,  una estrema superficialità culturale. Alla vista di frasi come queste nessuno può rimanere indifferente, in particolar modo i giovani, che nella nostra città sono stati i primi portatori di dissenso di fronte ai continui attacchi della malavita organizzata.. Atti simili, seppur riconducibili ad una “ragazzata”, dimostrano che bisogna mantenere la guardia alta e continuare a confrontarsi con tutti i livelli della società civile perchè non è attraverso questi gesti, vigliacchi e incivili, che si può costruire qualcosa di positivo per la città. Imbrattare il muro di una scuola con frasi di questo genere è un attacco grave verso quello che dovrebbe essere presidio di valori sociali e morali, un atto che non si può semplicisticamente ricondurre alla goliardia di un gruppo, poiché dimostra purtroppo un’evidente arretratezza culturale e un allontanamento dalle istituzioni. Ma su questi temi non si può e non si deve più scherzare. Un gesto insensato, privo di ogni logica, ma non per questo meno grave e censurabile, evidentemente c’è una minoranza in questa città che non riesce ad accettare  che  vi è un cambiamento in atto  e che Lamezia vuole  continuare a scrollarsi di dosso il passato e tornare a crescere.Casa della Legalità e della Cultura OnlusSicurezza SocialeSezione Territoriale di Lamezia Terme.

Lamezia: Scritta inneggiante Toto Riina su muro scuola – il Lametino.it.

 
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Pubblicato da su 3 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Tromba d’aria a Caronte il giorno dopo.


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Lamezia Terme, 2 settembre – Si continua a lavorare per riportare una parvenza di normalità in località Caronte, colpita ieri nel primo pomeriggio da una violenta tromba d’aria. Gli abitanti della zona si sono subito adoperati già da ieri per ripristinare lo stato dei luoghi devastati dalla furia della natura con il supporto di vigili del fuoco, protezione civile con la Malgrado Tutto, tecnici e operatori del settore che stanno provvedendo a bonificare e mettere in sicurezza la zona colpita. La forza della natura, il giorno dopo, fa mostra di sé con i tetti scoperchiati, i pali della luce egli alberi divelti, cancelli e recinzioni spazzati via. Anche lo stabilimento termale ha subito danni. Alberi secolari crollati, finestre sventrate, piante sradicate. In visita oggi nei luoghi colpiti dalla tromba d’aria anche sindaco e il prefetto Antonio Reppucci che ha così potuto constatare di persona l’entità dei danni e gli eventuali provvedimenti da adottare in maniera straordinaria.

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Pubblicato da su 2 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Tromba d’aria a Caronte provoca diversi danni.


Lamezia Terme, 1 settembre – Pioggia e vento forte nel primo pomeriggio su Lamezia. L’aria depressionaria si è abbattuta con violenza in città come in periferia. Diverse le segnalazioni ai vigili del fuoco. Strade invase dall’acqua, rami e alberi caduti lungo i cigli delle strade, divelti anche alcuni cartelloni pubblicitari. La situazione più critica, però, si è registrata a Caronte dove, in pochi minuti, si è formata una tromba d’aria che ha lasciato danni ingenti a chi risiede nella zona. Qui sono stati divelti diversi tetti così come le coperture di alcuni fabbricati ritrovate a diversi metri di distanza in campagne vicine, finestrini d’auto in frantumi, ma anche alcune recinzioni recinzioni e un cancello in ferro sono come stati distrutti come fossero di carta. Anche nella zona di Caronte si sono registrati rami ed alberi caduti ed i vigili del fuoco sono intervenuti a bonificare la zona. Non si segnalano feriti. Gli abitanti si sono messi subito all’opera per rimediare ai guasti della tromba d’aria, prima che arrivi la notte.

Lamezia: Tromba d’aria a Caronte provoca diversi danni – il Lametino.it.

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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PER NON DIMENTICARE.


Capitano Emanuele Basile

Emanuele Basile Taranto, 2 luglio 1949 – Monreale, 4 maggio 1980 è stato un carabiniere italiano, ucciso da Cosa Nostra mentre ritornava a casa con la moglie e la figlia, dopo aver presenziato nel paese alla festa del Santissimo Crocifisso a Monreale.La sera del 4 maggio 1980 mentre con la figlia Barbara di quattro anni e alla moglie Silvana Musanti aspetta di assistere allo spettacolo pirotecnico della festa del Santissimo Crocefisso a Monreale, un killer mafioso gli spara alle spalle e poi fugge in auto atteso da due complici. Basile viene trasportato all’ospedale di Palermo dove i medici tenteranno di salvargli la vita con un delicato intervento chirurgico ma il carabiniere muore durante l’operazione lasciando nel dolore la moglie e lo stesso Paolo Borsellino che era corso in ospedale. Vincenzo Puccio, il suo assassino, verrà catturato dai carabinieri subito dopo l’omicidio ma verrà assolto tre anni dopo, creando sgomento e rabbia sia nei magistrati sia nei suoi colleghi.

Medaglia d’oro al valor civile.

«Comandante di Compagnia distaccata, già distintosi in precedenti, rischiose operazioni di servizio, si impegnava, pur consapevole dei pericoli cui si esponeva, in prolungate e difficili indagini, in ambiente caratterizzato da tradizionale omertà, che portavano alla individuazione e all’arresto di numerosi e pericolosi aderenti ad organizzazioni mafiose operanti anche a livello internazionale. Proditoriamente fatto segno a colpi d’arma da fuoco in un vile agguato tesogli da tre malfattori, immolava la sua giovane esistenza ai più nobili ideali di giustizia ed assoluta dedizione al dovere.»

(Wikipedia)

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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