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Onorevoli, i re dell’assenteismo di [Ermanno Forte]

28 Set

La legislatura volge al termine e la classifica dei parlamentari fannulloni è quasi definitiva. Alla Camera stravince Gaglione (ex Pd), seguito nell’ordine da Verdini, Ghedini, Angelucci (tutti e tre Pdl) e Bersani. Al Senato è lotta per la prima piazza tra Nania (Pdl), Pistorio (Mpa) e Bonino (radicali). Ecco comunque le due ‘top ten’ complete

Per un campionato che è appena cominciato, quello di calcio, ce n’è un altro che si avvia all’epilogo. E’ la gara alla rovescia, la corsa sgangherata dei nostri rappresentanti in Parlamento verso un titolo molto particolare. Che di onorevole ha ben poco. Lo vince chi riesce a collezionare il maggior numero di assenze alle votazioni in aula, in una sola legislatura.

Mancano ormai meno di sei mesi alla fine di questa desolante competizione e, pur mettendo in conto possibili cambiamenti in extremis, i giochi sembrano fatti, almeno per le posizioni di vertice alla Camera dei deputati.

Basta dare un’occhiata alla top ten dei campioni dell’assenteismo, elaborata dall’associazione Openpolis, per vedere che a Montecitorio il campionato è stato ‘ammazzato’ da Antonio Gaglione,  il cinquantanovenne cardiologo pugliese, oggi nel gruppo Misto ma eletto tra le fila del Partito Democratico: dal 2008 ha saltato 9.705 votazioni in aula su un totale di10.546. Assente nel 92 per cento dei casi.

Gaglione (che fu voluto dalla Bindi) è quello che definì l’attività di parlamentare «una violenza contro la persona, lesiva della dignità personale», poiché «stare in parlamento è un lavoro frustrante, una perdita di tempo».

Anche il piazzamento d’onore sembra ormai assegnato, visto che Nicolò Ghedini, con le sue 8.385 assenze (79,5 per cento), si avvia tranquillo verso l’accesso diretto alla Champions League. Del resto la sua legislatura è stata funestata dalla quantità spaventosa di processi del suo capo, per seguire i quali ha di fatto abbandonato l’attività parlamentare.

Più incerta, ma neanche troppo, potrebbe invece risultare la volata per il terzo posto: i colleghi di partito nel Pdl, Denis Verdini e Antonio Angelucci, sono separati da meno di 300 assenze (7771 il primo, quasi 7.500 il “re delle cliniche”)

Dietro di loro c’è il segretario del Pd Pierluigi Bersani, con quasi il 70 per cento di assenze; per conservare la quinta piazza il leader democratico deve stare attento a non perdere colpi rispetto aAntonio Ricardo Merlo – fino al 2010 nel gruppo Misto, oggi all’Udc – il deputato eletto nella circoscrizione dell’America Meridionale che per 7.146 volte non ha partecipato alle votazioni in aula.

Scorrendo ancora la classifica troviamo al settimo posto la piemontese Maria Grazia Siliquini (eletta nel Pdl, poi passata a Futuro e libertà e oggi con Popolo e Territorio, insomma gli ex Responsabili), 66 volte su cento ‘diversamente presente’. Come alcuni si ricorderanno, Siliquini fu protagonista del famoso voto di sfiducia mancato del 14 dicembre 2010: era passata con i finiani, aveva firmato la mozione per mandare a casa Berlusconi, poi all’ultimo momento si guardò allo specchio del bagno di Montecitorio – come disse ai giornalisti – e votò con il Pdl.

All’ottavo posto degli assenteisti troviamo invece l’ex Dc Calogero Mannino, oggi componente del Misto (6.326 assenze): uno che è in Parlamento dal 1976 e che quindi deve essersi un po’ annoiato.

In chiusura di top ten, alla Camera, si piazzano il suo compagno di gruppo parlamentareItalo Tanoni e Luca Barbareschi, l’attore e produttore cinematografico che potrebbe essere la vera sorpresa di questo finale di stagione: per ora è “solo” decimo, ma considerando che da diversi mesi non si fa vedere in Parlamento – e che non sembra abbia voglia di tornarci, visti pure i suoi impegni sui set degli ultimi tempi – potrebbe guadagnare qualche posizione.

Subito fuori dai pessimi dieci scalpita però il giornalista Paolo Guzzanti, (un altro che ha fatto diversi passaggi pro e contro Berlusconi): oggi è appunto undicesimo, ma in Parlamento continua a non farsi vedere e quindi è pronto ad approfittare di qualsiasi ‘sbandata presenzialista’ di chi lo precede.

Da notare che, se la graduatoria si riferisse solo al periodo del governo Monti (da novembre a oggi), ai primissimi posti troveremmo diversi esponenti del precedente governo. A cominciare da Silvio Berlusconi, che da quando ha lasciato Palazzo Chigi ha votato solo in due occasioni (la fiducia a Monti e il voto sul decreto Salva-Italia dello scorso dicembre).

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Pubblicato da su 28 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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