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NOVE SU DIECI DEGLI SFRATTATI NON HANNO I SOLDI PER PAGARE

24 Ott

Nel 2011 in Italia sono stati ordinati 63mila sfratti di cui ben 56mila per morosità. Un dato impressionante se si pensa che oltre 28 mila di questi sono stati eseguiti dalle forze dell’ordine. Una “bomba sociale”, come l’hanno definita i sindacati, che rischia di esplodere in un Paese già percorso da molte tensioni. E quelle relative alla casa possono diventare molto pericolose.

Il maggior numero di richieste di sfratto si verifica in Lombardia (12.922), il 20,2% del dato nazionale (dati del Ministero degli Interni). Seguono Lazio (7.625), Emilia Romagna (6.532) e Piemonte (6.208). Lazio a parte, ai primi posti tutte Regioni del Nord, quindi. E il dato preoccupa sempre di più perché dal 2010 al 2011 l’intervento delle forze dell’ordine è cresciuto dell’11%. Se pensiamo che il 90% degli sfratti avvengono per “morosità incolpevole”, determinati cioè dal reddito insufficiente, significa che a fronteggiarsi nelle strade saranno sempre di più persone disperate contro polizia e carabinieri che eseguono ordini dati da istituzioni che non sanno come affrontare il problema.

Le proposte da parte dei sindacati di settore, uniti nella stessa richiesta, sono precise: “Serve una sospensione degli sfratti dopo il 31 dicembre -, continua Piran -. Poi è necessario ampliare l’offerta di edilizia residenziale pubblica. La strada è l’immediata disponibilità per gli IACP (edilizia popolare) di 70 milioni di euro giacenti al Ministero delle Infrastrutture”. Questi fondi sono messi a disposizione per emergenze abitative, in particolare volti al recupero di alloggi inagibili per i quali bastano interventi dal costo inferiore ai 30mila euro ciascuno. “Utilizzando questi fondi si potrebbero recuperare 3000 alloggi in tutta Italia da assegnare agli sfrattati. A questi immobili si aggiungerebbe la possibilità di poter usufruire delle detrazioni per le ristrutturazioni e l’efficientamento energetico. Questo per il pubblico. Sul versante degli affitti privati è necessario introdurre una fiscalità di vantaggio per i contratti concordati agendo sulla cedolare, abbassando l’aliquota dal 19 al 10% e sull’Imu con percentuali ridotte sulle locazioni”. Anche l’evasione è particolarmente florida negli affitti: “I canoni devono essere pagati con mezzi tracciabili e l’inquilino deve avere delle detrazioni su una quota del canone come per i mutui”.

Milano ha una delle situazioni peggiori per quanto riguarda gli sfratti e nel giro di pochi anni i dati sono peggiorati di molto: 10.372 sfratti emanati su 16.783 sentenze definitive. Il 30% delle esecuzioni presentate all’Ufficiale Giudiziario in tutta Italia arrivano dalla Lombardia e sono 4.731 quelle eseguite con la presenza dell’Ufficiale Giudiziario stesso. Ogni giorno, sono 25-30 le richieste di intervento delle forze dell’ordine, 4-5 le esecuzioni. “Nel 1983, nel capoluogo lombardo la percentuale dei morosi era il 10%”, spiega Stefano Chiappelli, segretario del Sunia, Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari. “Una delle motivazioni di questo aumento di morosità è sicuramente il caro affitti che ha segnato l’emigrazione di numerose famiglie verso città limitrofe, Novara su tutte. A Milano persino nelle periferie non si paga meno di mille euro al mese. Le fasce più deboli della popolazione, soprattutto giovani e studenti, trovano una sistemazione nella periferia della periferia”.

Poi ci sono i tagli al Fondo sostegno affitti lombardo (che quest’anno cambia nome in Fondo sostegno disagio acuto). Per il 2012, la quota disponibile è di 12 milioni di euro. Nel 2011 il fondo contava su 40,8 milioni e addirittura per il 2013 non è previsto nessun contributo. Solo due domande di sostegno economico su dieci verranno soddisfatte. Tagli da parte dello Stato, ma anche dalla Regione e dai singoli Comuni. Il risultato: delle 65 mila domande di sostegno che mediamente si raccolgono ogni anno, ne saranno accolte solo 14 mila.

“Il problema non sono le case che mancano ma i prezzi inaccessibili per la cittadinanza”, spiega Leo Spinelli del Sicet. Infatti sono 70mila gli alloggi sfitti a Milano e 4.500 gli occupanti abusivi sparsi in tutta la città.

“È inutile fantasticare su ceti medi che non esistono”, continua Spinelli. “Se si guardano i redditi delle 23mila famiglie che hanno fatto domanda per una casa popolare, ci si rende conto che per loro è impossibile pagare anche un affitto di 500 euro al mese. Sono circa 16mila, infatti, le persone con un reddito Isee inferiore ai 7.500 euro. Questi non pagheranno mai, hanno bisogno di tutele”. Otto famiglie su dieci fanno fatica ad arrivare a fine mese ma il costo della vita aumenta e con questo anche l’affitto. Secondo l’Istat, dal 2002 ad oggi i salari medi annui sono diminuiti di 1500 euro pro capite, al contrario dei prezzi di mercato. “Vogliamo che siano estese le tutele di chi ha difficoltà a pagare un mutuo anche a chi fatica con l’affitto”, riprende Chiappelli. “A questo si aggiunge la riforma nazionale della legge 431, ritornando all’affitto legato al reddito. La Regione invece dovrebbe aumentare la quota per il sostegno agli affitti, usando ad esempio i 6 milioni di euro destinati all’abbattimento degli interessi sui mutui”.

L’affitto di abitazioni probabilmente modificherà il mercato immobiliare. La domanda di locazioni in affitto, come dimostrano i dati resi pubblici dal Sicet, cresce sempre di più: le transazioni relative all’acquisto della casa sono diminuite del 25% in pochi anni e i prestiti bancari del 50%, cioè si sono dimezzati. Nello stesso tempo la richiesta di alloggi in affitto è aumentata del 20%. Un trend che lo Stato non può più ignorare.

Fonte: repubblica.it

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Pubblicato da su 24 ottobre 2012 in Notizie & Politica

 

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