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Archivio mensile:novembre 2012

“Senza lavoro da 4 anni, le mie bimbe chi le sfama?”. Rocco Panetta si è incatenato ed ha percorso a piedi 7 km


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SIDERNO «Ditemelo voi se questo è un uomo! Questa è la nuova Auschwitz, la piaga del nuovo millennio. Mi devono almeno dare un assegno di povertà, come faccio io? Le mie bambine fino a ieri mi hanno chiesto: “papà posso bere il latte?”. E’ da quattro anni che non esco, per paura che mi chiedano anche solo un ghiacciolo. Sono senza soldi, senza lavoro. Non so più come fare». Ieri mattina Rocco Panetta, 49 anni, senza lavoro da quattro, non ha pensato alla pioggia. Ha indossato le sue catene ed è uscito di casa, alle sette. Voleva percorrere quei sette chilometri e mezzo che dividono Marina di Gioiosa da Roccella Jonica a piedi, sotto la pioggia, in catene. Un modo per mandare un messaggio alla politica, alla chiesa, alla società civile. Protesta da giorni, Panetta. Lunedì si è incatenato davanti alla sede del consiglio regionale. Da lì, davanti alla sua postazione, circondata dalle forze dell’ordine, sono passati politici impettiti e incravattati. «Nessuno ha messo una mano in tasca nemmeno per darmi quattro spiccioli per tornare a casa. Solo le forze dell’ordine sono state solidali con me», aveva raccontato. E si aspettava una risposta, che, puntualmente, non è arrivata. Così, come aveva promesso, la protesta è ripartita. «Tutti assenti, tutti in silenzio — dice – non servono a nulla». Ne ha per tutti il signor Rocco. Dopo 3 anni e 8 mesi passati con la bocca cucita ha deciso di parlare, di urlare, per lui e per tutti quelli come lui, per quelli che stanno zitti, traditi dall’orgoglio, dalla vergogna. Ad occhi chiusi, con le palpebre strette e il viso contratto in un’espressione di disprezzo per chi dovrebbe dare risposte e, invece, non ne dà. «A che serve l’assessorato per la famiglia se poi le famiglie le lasciano in mezzo ad una strada?— urla – A che serve la Chiesa, quella che mi ha lasciato solo dandomi solo un pacco di riso?». Così come ha dovuto fare lui, costretto a vendere le fedi, dopo 28 anni di matrimonio, per pagare l’affitto. «La prossima volta — dice – sarò costretto a vendere un rene». Le domande che pone rimangono senza una risposta. Al suo fianco due poliziotti lo sostengono, ascoltano le sue parole, lo invitano a non proseguire.

«E’ pericoloso, pensi ai suoi figli, se succede qualcosa su questa strada rischiano di rimanere senza un padre — gli dicono con calma – E a cosa sarà valso allora il suo sacrificio?». Anche gli uomini in divisa hanno lo sguardo triste. «Faccio più danni da morto che da vivo», gli fa eco lui. Perché la sfida è questa: se non arriveranno risposte andrà oltre, farà di peggio. E si convince a non continuare il suo cammino solo a condizione che questa sua sfida non cada nel vuoto. «Finora ho preso solo gli schizzi dei macchinoni che mi sono passali a fianco lungo questa strada — racconta — perché questi siamo: gente insensibile, gente che spende centinaia di migliaia di euro per matrimoni, battesimi, per i 18 anni; per le ville, i fuochi d’artificio, i marmi costosi. E poi da lunedì si muore di fame o si lasciano morire di fame gli operai sfruttati, senza diritti, senza dignità». Rocco Panetta non chiede molto. Chiede di poter garantire il latte alle sue due bambine, di sei e otto anni. L’uomo ieri non aveva con sé nemmeno i documenti. Perché si è voluto estromettere dalla società, dice, «così come la società ha estromesso me». E’ un fiume in piena, i suoi discorsi non seguono un filo logico, ma sono precisi e le sue parole affilate. Le scaglia contro le istituzioni, contro chiunque avrebbe potuto fare qualcosa e non ha agito, quando ha perso il lavoro di benzinaio, in seguito ad un incidente; e quando in questi anni si è sentito abbandonato e sfruttato da chi lo ha fatto lavorare per pochi euro. «Così mi stanno facendo morire ogni giorno», commenta. E ha deciso di morire lottando, se proprio deve farlo. «Se devo morire a casa allora preferisco morire qui — urla – sulla strada. Almeno muoio in piedi. E poi i miei figli ce li avranno loro sulla coscienza. Non mi hanno lasciato alternative. Per il superfluo i soldi li hanno trovati. E non sono scesi nemmeno per darmi un euro, tutti quei dottori e dottorini». Panetta ha anche tentato di chiedere aiuto ai sindaci. Ha inviato lettere a quasi tutti i Comuni del reggino, senza però ottenere risposta. «Ho solo speso i soldi dei francobolli», dice. Soldi che si è fatto prestare, del resto. E inveisce contro la finta solidarietà, contro gli aiuti telecomandati, che finiscono tutti fuori dalla Calabria, «perché qui non facciamo notizia. Fanno trenta ore per la vita — aggiunge — ma a me non hanno dedicato nemmeno trenta secondi». Panetta attacca anche i sindacati, «i primi, per vent’anni, a prendersi la retta sulla mia busta paga e i primi a scappare quando sono stato licenziato», racconta. «Hanno più diritti gli ergastolani, li facciamo uscire con la laurea. Questi politici — chiosa — dovrebbero essere pagati in base alla percentuale di problemi che risolvono. Non ha senso che prendano tutti questi soldi».(Calabria Ora – 17.11.2012 – S.Mu.)

 
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Pubblicato da su 17 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Asp Catanzaro: il reparto di pediatria dell’Ospedale di Lamezia Terme unico in Calabria a essersi dotato del dispositivo salvavita di infusione intraossea.


pediatria-corso-01_400L’Unità Operativa Complessa di Pediatria dell’Ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme, diretta dal dottore Ernesto Saullo, è il primo reparto pediatrico della Calabria che si dota del Dispositivo di infusione intraossea, seguendo così i dettami delle più moderne linee guida internazionali sul trattamento del politrauma, delle emergenze pediatriche, dell’arresto cardiaco e delle sindromi di peri-arresto. Un dispositivo salvavita voluto dal dott. Saullo e reso possibile grazie al Direttore generale dell’Asp Dott. Gerardo Mancuso e al Dott. Guglielmo Curatola, dirigente dell’unità operativa Emergenza sanitaria territoriale dell’Azienda catanzarese, che hanno condiviso e deciso di dotare l’unità operativa di questo importante dispositivo “salvavita”.  Al fine di istruire e aggiornare gli operatori sanitari sulle nuove linee guida relative all’accesso vascolare intraosseo e alla metodologia d’intervento pediatrico, l’unità operativa diretta dal dottore Curatola ha promosso un corso di formazione che si è svolto questa mattina nel reparto di pediatria di Lamezia Terme e al quale hanno partecipato 10 operatori sanitari che saranno preposti all’utilizzo di questo presidio “salvavita”.

L’evento formativo, rivolto a medici e infermieri, è stato dedicato all’approfondimento della particolare metodica di intervento pediatrico, utilizzata per la somministrazione di liquidi quando non è possibile ottenere in tempi brevi un accesso vascolare tradizionale. Una pratica innovativa negli interventi urgenti e fortemente legata alla tecnologia salvavita, di cui hanno parlato in modo dettagliato il direttore Curatola e la dott.ssa Daniela Tropiano, responsabile Formazione Interna unità operativa Est dell’Asp di Catanzaro. Alla fine del corso di formazione è stato consegnato al reparto il kit per l’infusione intraossea.

L’importante miglioramento tecnologico e l’innovazione delle tecniche mediche che in questi due anni ha visto dotarsi l’ospedale di Lamezia Terme – ha affermato il direttore generale dell’Asp Mancuso – hanno sottolineato il nuovo e armonioso cammino intrapreso dall’Asp verso nuove e innovative tappe. La nostra Azienda crescerà nei prossimi 2-3 anni, grazie all’applicazione di nuove tecnologie e idee innovative che si stanno mettendo in campo”.
Le recenti linee guida – ha affermato il dottore Saullo – riconsiderano questo dispositivo, da preferire alla somministrazione di farmaci per via endotracheale ed in tutti i casi in cui non sia possibile infondere farmaci e fluidi attraverso un incannulamento venoso tradizionale. Attraverso la via intraossea è possibile somministrare qualunque tipo di farmaco e fluido, compresi sangue e plasma, ed è possibile eseguire prelievi ematici. La via intraossea rappresenta un’opportunità ulteriore per la somministrazione di farmaci e fluidi. Devo ringraziare il Direttore Generale dottore Mancuso – ha concluso il dottore Saullo – per l’attenzione e la disponibilità che ha sempre dimostrato nei confronti del nostro reparto, ma soprattutto per il grande lavoro che sta portando avanti nell’ottica del risanamento dell’Azienda e nella riorganizzazione dei servizi, azioni che sta compiendo con grande senso di responsabilità e determinazione”.

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Due tonnellate di corrispondenza in casa: denunciato postino.


Incredibile scoperta dei Carabinieri della Stazione di Santa Severina: i militari hanno denunciato in stato di libertà nella giornata di ieri 13 novembre 2012, G.C. 34 anni, portalettere delle Poste in servizio presso l’ufficio postale di Santa Severina perché durante una perquisizione presso il proprio domicilio è stata rinvenuta una quantità abnorme di corrispondenza mai recapitata.Da diverso tempo il Comandante della Stazione, Maresciallo Capo Cefalo, riceveva le lamentele della popolazione che segnalava nel migliore dei casi ritardi inspiegabili nella ricezione della corrispondenza, ma molto più spesso di non vedersi recapitare da mesi alcuna lettera. È iniziata così una fase di analisi del fenomeno, con acquisizione di informazioni e monitoraggio del sistema di smistamento e consegna della corrispondenza. Tutto sembrava essere in regola, dallo smistamento nell’Ufficio zonale di Rocca di Neto fino a quello di Santa Severina ed Altilia: l’attenzione degli investigatori si è catalizzata quindi sull’ultimo anello della catena di smistamento della posta, ovvero il portalettere del paese.

Giovane, nato al nord ma residente a Santa Severina, con qualche piccolo precedente, doveva essere lui presumibilmente il fattore discriminante della questione. I Carabinieri così hanno cominciato ad osservarne gli spostamenti nell’arco della sua giornata lavorativa, attività non particolarmente impegnativa poiché il soggetto, dopo aver prelevato ingenti quantità di posta dall’ufficio di Rocca di Neto, “faceva una tappa” presso la propria casa ove rimaneva per lunghe ore, salvo poi uscirvi senza i plichi postali. Nella giornata di ieri quindi la decisione di effettuare una perquisizione domiciliare alla prime luci dell’alba: alla vista dei militari il portalettere ha subito palesato un nervosismo sintomatico, cercando prima di proibire l’attività di polizia giudiziaria, poi pretendendo la presenza di un legale, garanzia peraltro prevista dal nostro ordinamento legale. Nell’appartamento venivano rinvenuti immediatamente alcuni cestelli brandizzati Poste Italiane, con dentro numerose lettere datate anche da settimane; a quel punto il portalettere ha addotto come scusa una indisposizione di salute che negli ultimi giorni gli avrebbe impedito la regolare consegna delle lettere, credendo di riuscire a cavarsela con il minimo danno.

Tuttavia quando i Carabinieri hanno preteso di perquisire anche il box- cantina, a quel punto il portalettere ha compreso che ormai vi era poco da sperare in quando in detta pertinenza dell’abitazione veniva rinvenuta una quantità indescrivibile di corrispondenza accatastata. A questo punto il soggetto ha ammesso le sue colpe, e ha sperato, invano, che tutto finisse li. Invece il Comandante di Stazione, forte della sua puntuale attività info-operativa, decideva di estendere le operazioni anche presso il garage dell’abitazione materna del soggetto: qui è stato addirittura rinvenuto un carrello da traino stradale stracolmo di posta, oltre ad altri ulteriori scatoloni con dentro la più svariata corrispondenza. Il soggetto, mancando tecnicamente la flagranza di reato, è stato denunciato quindi in stato di libertà per Peculato, Interruzione di pubblico servizio, Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commessa da persona addetta al servizio delle Poste e Sostituzione di persona. Tra i vari pacchi ve ne erano diversi con lettere già aperte, per cui alle citate incriminazioni se ne è aggiunta anche quella di rivelazione di contenuto di corrispondenza. La notizia potrebbe a prima vista sembrare curiosa e provocare un sorriso, ma la realtà è ben diversa: il riferimento è al disagio, anche grave delle centinaia di cittadini che hanno avuto problemi nel pagare bollette, cartelle esattoriali, che hanno ricevuto in ritardo o aspettano ancora importanti comunicazioni da parte della Pubblica Amministrazione. Di particolare rilevanza il caso di una signora che aspettava, invano, il referto medico per una grave patologia riscontrata dalle strutture ospedaliere.

Da segnalare che la direzione delle Poste Italiane ha prestato una importante collaborazione per cercare di avere un quadro della situazione che permetta nel giro di pochi giorni lo smistamento di tutta la posta arretrata: alcuni dipendenti infatti in questi giorni affiancheranno in qualità di ausiliari di polizia giudiziaria, i militari per catalogare le migliaia di lettere da restituire agli aventi diritto. Un lavoro proibitivo, se si pensa al peso complessivo di tutta la corrispondenza rinvenuta : più di due tonnellate. L’operazione ha avuto un esito positivo grazie alla collaborazione degli enti pubblici, il Comune nella persona del Sindaco Dott. Scalfaro, la citata direzione delle Poste, e soprattutto dei cittadini, i quali una volta di più sono invitati ad esporre le problematiche, piccole e grandi che possano essere, alla locale Stazione dei Carabinieri : qui troveranno personale pronto ad ascoltare, consigliare ed eventualmente intervenire per la tutela della comunità.

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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PENSIERO DI UN MEDICO


 
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Pubblicato da su 12 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Imu, ecco i rincari per chi affitta: a Venezia +2.330% per quelli concordati.


Aumenti di imposta, rispetto all’Ici, fino al 207% per i contratti liberi (Milano) e al 2.330% per quelli concordati (Venezia). È quanto dovranno aspettarsi i proprietari di immobili locati facendo i conti dell’esborso complessivo della nuova imposta sugli immobili, l’Imu, rispetto alla vecchia, l’Ici. Secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio studi della Confedilizia, sarà proprio l’applicazione della maggiore aliquota deliberata dai vari Comuni, rispetto a quella base uniformemente adoperata per la prima rata e pari al 7,6 per mille, ad avere effetti molto pesanti, soprattutto per chi ha affittato con contratti «liberi», per i quali gli aumenti percentuali sono tutti a tre cifre e 13 capoluoghi su 20 hanno scelto l’aliquota massima.

«L’effetto finale — avverte il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani—sarà che salteranno i contratti calmierati, quelli che erano stati accettati dai proprietari proprio in virtù del trattamento fiscale agevolato che li contraddistingueva. In questo modo i Comuni si ritroveranno con una richiesta di affitti agevolati che si tradurrà in una maggiore spesa». Va ricordato, per completezza, che la maggiorazione dell’esborso dell’imposta da Ici a Imu è determinata oltre che dall’aumento dell’aliquota, dall’incremento del 60% della base imponibile, dovuto alla variazione del moltiplicatore da applicare alla rendita catastale.

Contratti calmierati

Ma vediamo qualche esempio, cominciando dai contratti «calmierati » (3+2) e prendendo come campione un immobile di categoria A/2, cinque vani, in zona semi periferica  Nelle città di Roma, Napoli e Perugia, ad esempio, dove per la seconda rata si applicherà l’aliquota massima del 10,6 per mille, l’aggravio complessivo dell’Imu rispetto all’Ici sarà rispettivamente del 269%, del 143% e del 142%. A Roma, partendo da una rendita catastale di 787,60 euro, se la prima rata è stata di 503 euro, la seconda sarà di 900, per un totale di 1.403 euro. Una bella cifra se si tiene conto che per l’Ici un’abitazione pagava in totale 380 euro. A Napoli, stesso discorso: partendo da una rendita catastale di 800,51 euro e da una prima rata di 511 euro, ci si ritrova a settembre con 915 euro, per un totale di 1.426. A Napoli l’Ici complessiva per un’abitazione di questo tipo valeva 588 euro. Sui contratti concordati è in corso un tentativo di riportare l’aliquota per legge al 3,8 per mille, cioè alla metà di quella base. La proposta è stata avanzata in sede di discussione della legge di Stabilità dai rappresentanti dell’Udc. Ma c’è un’altra richiesta che viene da Confedilizia e cioè quella di ricondurre la quota di canone detraibile ai fini Irpef almeno al 15% rispetto all’attuale 5%. «Si tratta di riconoscere l’esistenza di spese a carico del proprietario, come si fa negli altri Paesi europei» spiega Sforza Fogliani.

Chi paga meno

Ma ci sono anche città in cui la seconda rata costerà di meno: è il caso di Milano, Trieste e Torino, dove l’aliquota scelta dal Comune è inferiore a quella base del 7,6 per mille: per le prime due si colloca al 6,5 per mille, per l’ultima a 5,75. Così, a Milano se per la prima rata per un immobile, sempre in affitto calmierato, con rendita catastale di 877,98 euro si è pagato 560 euro, per la seconda bisognerà sborsarne 399, per un totale di 959 euro rispetto ai 369 dell’Ici (+160%). A Torino, su una rendita catastale di 787,60 euro, si passa da un acconto Imu di 503 a un saldo 258 euro per complessivi 761 rispetto agli 83 dell’Ici (+817%). Vanno segnalate anche le città che manterranno invariata l’aliquota base del 7,6 per mille, come Ancona, Aosta, Bologna, Firenze, Genova e Venezia. In quest’ultima città si passerà da un esborso complessivo di soli 40 euro per l’Ici a un’Imu totale da 972 euro, con una maggiorazione record del 2.330%.

Contratti liberi

Passando ai contratti «liberi» (4+4), le cose peggiorano. Lo studio di Confedilizia individua rincari Imu rispetto all’Ici del 142% a Roma, Torino, Firenze, Genova, Venezia e Bari, tutte città in cui l’aliquota applicata per la seconda rata sarà quella del 10,6 per mille. Ma il record dell’aumento spetta a Milano, dove l’aliquota della seconda rata sarà del 9,6 per mille, così per una casa con rendita di 877,98 euro, da un pagamento Ici di 461 euro complessivi si passerà a un esborso totale per l’Imu di 1.416 euro (+207%).

Subito dopo c’è Aosta con un aggravio del 204%. Segue Bologna dove, partendo da una rendita catastale di 1.020 euro, se la prima rata è stata di 651 euro, la seconda sarà di 1.165, per un totale di 1.816 euro rispetto ai 610 per l’Ici (+198%). A Roma si passerà da 579 per l’Ici a 1.403 per l’Imu, a Napoli da 588 a 1.426.

Nessuna città, tra le più grandi segnalate nello studio, registra aliquote inferiori a quella base per la seconda rata. Ce ne sono però alcune che la lasceranno invariata al 7,6 per mille, come Aosta e L’Aquila dove con una rendita di 632,66 euro si passerà da 465 euro di Ici a 808 di Imu, con una maggiorazione del 74%.

Antonella Baccaro

fonte: corriere.it

 

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Chi ha un mutuo esaurisce subito il plafond di 3mila euro previsto per le detrazioni fiscali. E rende inutile chiedere altri sconti.


Chi accende un mutuo per l’abitazione principale, o l’ha avviato negli ultimi anni, si dimentichi di chiedere al Fisco sconti per l’assicurazione sulla vita, le spese d’istruzione dei figli o quelle per l’affitto dello studente fuori sede, quelle sostenute per lo sport dei bambini o gli assegni per la beneficenza.

Gli interessi passivi del mutuo bastano, e avanzano, a esaurire il plafond da 3mila euro che le nuove regole, applicabili già ai redditi di quest’anno se il Parlamento accetterà il boccone amarod ella retroattività, permettono di portare in detrazione, ottenendo uno sconto massimo da 570 euro all’anno.

A chiedere al Fisco la detrazione per gli interessi passivi pagati sul mutuo sono ogni anno 3,8 milioni di italiani, e nell’85% dei casi vengono colpiti dalle nuove regole perché dichiarano più di 15mila euro. In almeno un milione di casi, a essere prudenti, la detrazione attuale supera il nuovo tetto da 3mila euro: ogni anno vengono erogati in Italia circa 250mila mutui per abitazione principale superiori ai 100mila euro all’anno  una cifra più che sufficiente a sfondare il plafond nei primi 4-5 anni di vita del mutuo.

Che succede in questi casi? Il nuovo tetto da 3mila euro alla spesa detraibile assottiglia di 190 euro all’anno lo sconto rispetto a quello offerto dalle vecchie regole, ma soprattutto impedisce di portare in detrazione le altre spese coinvolte dal tetto, che fra le grandi voci esclude solo quelle sanitarie. Il profilo pubblicato qui sopra fruisce di varie detrazioni proprio per mostrare gli effetti concreti della novità: con le vecchie regole, il contribuente ritratto nell’esempio poteva farsi scontare, oltre agli interessi del mutuo, il 19% le spese per l’assicurazione e quelle per retta e affitto del figlio studente fuori sede. Totale: 1.377,5 euro di Irpef in meno. Nella prossima dichiarazione, secondo la norma scritta nel Ddl di stabilità, solo il mutuo offrirà uno sconto d’imposta (570 euro invece di 760) e basterà da solo a escludere qualsiasi detrazione per le altre voci.

Una condizione del genere può interessare i titolari di mutui per molti anni. Secondo Mutuionline.it, il broker che mette a confronto le offerte delle banche, il mutuo medio si attesta oggi a 130mila euro, e in circa l’80% dei casi dura tra i 20 e i 30 anni. Un contratto ventennale di questo importo, secondo i tassi attuali molto bassi nonostante gli spread chiesti dalle banche, basta a esaurire il nuovo plafond delle detrazioni per 8 anni se a tasso variabile, e per 15 anni se a tasso fisso. Alzando l’importo o allungando la durata, la situazione peggiora. «È un colpo a un mercato già in difficoltà per la crisi – sottolinea Roberto Anedda, vicepresidente di Mutui online –, che stringe ancora su detrazioni ferme da parecchi anni: basta pensare al vecchio limite da 7 milioni di lire, quando il mutuo medio non superava i 100 milioni».

I grafici a fianco mostrano l’aumento di costo fiscale del mutuo, che può arrivare a 4.507 euro nel caso di un contratto da 170mila euro, ma a questa cifra vanno aggiunte tutte le spese che i contribuenti non potranno più detrarre proprio perché gli interessi passivi esauriscono il plafond. Nel caso del profilo mostrato sopra, si tratta di 617 euro in più all’anno.

di Gianni Trovati

fonte: sole24ore.it

 

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Arriva l’inverno- le tariffe migliori per il gas.


L’inverno è arrivato e alcune città hanno già attivato i riscaldamenti. Gli ultimi rincari del gas scattati ad ottobre, però, rischiano di trasformare il tepore casalingo in un salasso nella bolletta. Per evitare brutte sorprese è bene scegliere la tariffa gas e riscaldamento più adatta ai propri consumi, visto che in questo caso, passare al mercato libero aiuta a tagliare la bolletta.

La simulazione di SuperMoney: tre persone a Milano

SuperMoney ha confrontato le tariffe gas sul mercato, ipotizzando che una famiglia di tre persone residente a Milano, che distribuisca i suoi consumi (1400 mq all’anno) in modo uniforme durante la settimana, stia cercando una proposta più vantaggiosa. E’ bene ricordare che il costo della bolletta gasvaria a seconda della regione residenza. Prima di scegliere l’offerta più conveniente è quindi utile effettuare un confronto personalizzato.

Ecco i risultati dalla comparazione.

Edison – Web Gas

A Milano la prima compagnia sul podio è Web Gas di Edison, che prevede un costo annuo di 1.120,4 euro per la bolletta del gas, bloccando per il primo anno il prezzo della componente energia. Chi sottoscrive l’offerta si mette così al riparo da eventuali oscillazioni dei prezzi della materia prima, dovute all’altalena dei mercati. L’attivazione è gratuita e avviene online. Anche la gestione dell’utenza passa da internet: sull’area clienti è possibile monitorare i consumi e consultare l’archivio bollette.

Enel Energia – e-light gas

Seconda classificata Enel Energia con la sua e-light gas, che ha un costo di 1.120,5 euro all’anno. Possono richiedere questa tariffa solo i nuovi clienti, che la attiveranno e la gestiranno interamente online. Anche qui il prezzo della materia prima è bloccato per i primi 12 mesi del contratto, garantendo il risparmio sulla fornitura del gas.

E.ON – Gas Click

Al terzo posto Gas Click di E.ON, con un costo annuo di 1.133,7 euro. Il prezzo della componente energia è bloccata per un anno, l’attivazione e la gestione avvengono online e il pagamento delle bollette può essere effettuato solo tramite domiciliazione bancaria (RID) sul conto corrente.

Di: Veronica Benigno

fonte: il salvagente.it

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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