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“Senza lavoro da 4 anni, le mie bimbe chi le sfama?”. Rocco Panetta si è incatenato ed ha percorso a piedi 7 km

17 Nov

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SIDERNO «Ditemelo voi se questo è un uomo! Questa è la nuova Auschwitz, la piaga del nuovo millennio. Mi devono almeno dare un assegno di povertà, come faccio io? Le mie bambine fino a ieri mi hanno chiesto: “papà posso bere il latte?”. E’ da quattro anni che non esco, per paura che mi chiedano anche solo un ghiacciolo. Sono senza soldi, senza lavoro. Non so più come fare». Ieri mattina Rocco Panetta, 49 anni, senza lavoro da quattro, non ha pensato alla pioggia. Ha indossato le sue catene ed è uscito di casa, alle sette. Voleva percorrere quei sette chilometri e mezzo che dividono Marina di Gioiosa da Roccella Jonica a piedi, sotto la pioggia, in catene. Un modo per mandare un messaggio alla politica, alla chiesa, alla società civile. Protesta da giorni, Panetta. Lunedì si è incatenato davanti alla sede del consiglio regionale. Da lì, davanti alla sua postazione, circondata dalle forze dell’ordine, sono passati politici impettiti e incravattati. «Nessuno ha messo una mano in tasca nemmeno per darmi quattro spiccioli per tornare a casa. Solo le forze dell’ordine sono state solidali con me», aveva raccontato. E si aspettava una risposta, che, puntualmente, non è arrivata. Così, come aveva promesso, la protesta è ripartita. «Tutti assenti, tutti in silenzio — dice – non servono a nulla». Ne ha per tutti il signor Rocco. Dopo 3 anni e 8 mesi passati con la bocca cucita ha deciso di parlare, di urlare, per lui e per tutti quelli come lui, per quelli che stanno zitti, traditi dall’orgoglio, dalla vergogna. Ad occhi chiusi, con le palpebre strette e il viso contratto in un’espressione di disprezzo per chi dovrebbe dare risposte e, invece, non ne dà. «A che serve l’assessorato per la famiglia se poi le famiglie le lasciano in mezzo ad una strada?— urla – A che serve la Chiesa, quella che mi ha lasciato solo dandomi solo un pacco di riso?». Così come ha dovuto fare lui, costretto a vendere le fedi, dopo 28 anni di matrimonio, per pagare l’affitto. «La prossima volta — dice – sarò costretto a vendere un rene». Le domande che pone rimangono senza una risposta. Al suo fianco due poliziotti lo sostengono, ascoltano le sue parole, lo invitano a non proseguire.

«E’ pericoloso, pensi ai suoi figli, se succede qualcosa su questa strada rischiano di rimanere senza un padre — gli dicono con calma – E a cosa sarà valso allora il suo sacrificio?». Anche gli uomini in divisa hanno lo sguardo triste. «Faccio più danni da morto che da vivo», gli fa eco lui. Perché la sfida è questa: se non arriveranno risposte andrà oltre, farà di peggio. E si convince a non continuare il suo cammino solo a condizione che questa sua sfida non cada nel vuoto. «Finora ho preso solo gli schizzi dei macchinoni che mi sono passali a fianco lungo questa strada — racconta — perché questi siamo: gente insensibile, gente che spende centinaia di migliaia di euro per matrimoni, battesimi, per i 18 anni; per le ville, i fuochi d’artificio, i marmi costosi. E poi da lunedì si muore di fame o si lasciano morire di fame gli operai sfruttati, senza diritti, senza dignità». Rocco Panetta non chiede molto. Chiede di poter garantire il latte alle sue due bambine, di sei e otto anni. L’uomo ieri non aveva con sé nemmeno i documenti. Perché si è voluto estromettere dalla società, dice, «così come la società ha estromesso me». E’ un fiume in piena, i suoi discorsi non seguono un filo logico, ma sono precisi e le sue parole affilate. Le scaglia contro le istituzioni, contro chiunque avrebbe potuto fare qualcosa e non ha agito, quando ha perso il lavoro di benzinaio, in seguito ad un incidente; e quando in questi anni si è sentito abbandonato e sfruttato da chi lo ha fatto lavorare per pochi euro. «Così mi stanno facendo morire ogni giorno», commenta. E ha deciso di morire lottando, se proprio deve farlo. «Se devo morire a casa allora preferisco morire qui — urla – sulla strada. Almeno muoio in piedi. E poi i miei figli ce li avranno loro sulla coscienza. Non mi hanno lasciato alternative. Per il superfluo i soldi li hanno trovati. E non sono scesi nemmeno per darmi un euro, tutti quei dottori e dottorini». Panetta ha anche tentato di chiedere aiuto ai sindaci. Ha inviato lettere a quasi tutti i Comuni del reggino, senza però ottenere risposta. «Ho solo speso i soldi dei francobolli», dice. Soldi che si è fatto prestare, del resto. E inveisce contro la finta solidarietà, contro gli aiuti telecomandati, che finiscono tutti fuori dalla Calabria, «perché qui non facciamo notizia. Fanno trenta ore per la vita — aggiunge — ma a me non hanno dedicato nemmeno trenta secondi». Panetta attacca anche i sindacati, «i primi, per vent’anni, a prendersi la retta sulla mia busta paga e i primi a scappare quando sono stato licenziato», racconta. «Hanno più diritti gli ergastolani, li facciamo uscire con la laurea. Questi politici — chiosa — dovrebbero essere pagati in base alla percentuale di problemi che risolvono. Non ha senso che prendano tutti questi soldi».(Calabria Ora – 17.11.2012 – S.Mu.)

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Pubblicato da su 17 novembre 2012 in Notizie & Politica

 

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