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Archivio mensile:gennaio 2013

Camera: 30mila euro tra arance e cioccolatini. Tutte le spese folli 2012 dei deputati.


Sono 124 milioni quelli “bruciati” in bon bon, toner, corsi di inglese, giornali e bandiere

Il documento che elenca tutte le spese fatte a Montecitorio per i fornitori e i costi di gestione

L’austerità non abita a Montecitorio. Anzi, non ci mette piede nemmeno per sbaglio. Il documento appena pubblicato sul sito dell’istituzione sulle “spese ordinate per lavori, servizi, forniture, consulenze e collaborazioni, risultanti dal sistema informativo contabile della Camera dei deputati” è pieno zeppo di voci quantomeno curiose e di importi che fanno rabbrividire: dai cioccolatini Venchi ai corsi di lingue per gli onorevoli, dalle bandiere agli arredi, dai facchini ai parcheggi. Solo per l’anno 2012 questo ramo del Parlamento ha speso nel complesso 124 milioni di euro. Tutti gli importi sono in euro, Iva e oneri di legge inclusi. E naturalmente, tutti a carico dei cittadini.

Cioccolatini e arance

Gli onorevoli deputati sono di bocca buona e per questo la Camera si preoccupa di viziare i loro palati raffinati ordinando dai principali marchi del cioccolato: Venchi ha fornito prodotti per 4mila euro, Nestlé per 5.338 euro, Baratti&Milano 3.976 euro, Perfetti 8.501 euro. Nel complesso, quasi 22mila euro in dolciumi. A cui si aggiungono i 107mila euro di caffè (Lavazza e Methodo). Tra le spese per la ristorazione (che ammonta alla splendida cifra di 4,8 milioni euro), nel bilancio compaiono 16.800 euro per la macelleria, 8.388 euro di arance fresche ordinate all’azienda Oranjet.

Corsi di lingue e informatica

Dopo aver pensato alla pancia dei deputati, la Camera si preoccupa anche della loro formazione offrendo corsi di lingue straniere e di informatica che per un anno costano 500mila euro. Sulla natura di tali corsi è mantenuto il massimo riserbo. Abbiamo sollecitato più volte un chiarimento su questa voce, ma non abbiamo ricevuto risposta. Quindi non è dato conoscere il tipo di lezioni erogate e l’effettiva presenza dei deputati sui banchi di scuola.

Bandiere e cancelleria

Montecitorio è anche uno dei luoghi simbolo della Repubblica quindi non possono mancare bandiere e stendardi. Per i quali soltanto nel 2012 si è spesa la bellezza di 10.531 euro. Per la cancelleria invece, le spese correnti hanno sfiorato la cifra di 665mila euro. Vale a dire carta, graffette e dintorni. La fornitura di toner per le stampanti di tutti gli uffici è stata computata a parte e vale 398mila euro.

Computer

Una delle voci più impressionanti è quella che riguarda le spese informatiche. Per l’acquisto di hardware sono stati spesi 1,2 milioni e per la manutenzione di questa apparecchiatura 666mila euro. Anche con i software non si è certo risparmiato, ordinando programmi informatici per 4,8 milioni di euro e spendendone altrettanti per gestirli.

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Pubblicato da su 18 gennaio 2013 in Notizie & Politica

 

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Ue sull’Imu: “Più progressiva perché sia equa. Da tasse proprietà un aumento della povertà”.


L’Imu, per essere più equa e avere un effetto redistributivo dovrebbe essere modificata in senso più progressivo. È l’analisi del Rapporto Ue 2012 su Occupazione e sviluppi sociali, secondo cui la vecchia Ici non aveva impatto sulle disuguaglianze e aumentava leggermente la povertà.

“Le tasse sulla proprietà non hanno impatto sulla disuguaglianza sociale in Estonia e Italia e si ritiene che aumentino leggermente la povertà in italia”, si legge nel rapporto. In un riquadro dedicato espressamente al caso italiano, gli economisti di Bruxelles indicano che alcuni aspetti della recente riforma del 2012 “potrebbero essere ulteriormente migliorati per rafforzare la sua progressività”.

Il commissario agli Affari sociali, Laszlo Andor, non è entrato nel merito della questione Imu perché si tratta di un argomento “di campagna elettorale in Italia”. Gli era stato chiesto se l’Imu, secondo la Commissione europea, dovesse per caso essere abolita. Si è limitato a dire che per l’Italia “è molto importante” procedere con il consolidamento del bilancio assicurando che i gruppi sociali svantaggiati, “come giovani e donne, abbiano accesso al mercato del lavoro”.

Nel rapporto, con riferimento al caso italiano, la commissione europea indica alcuni aspetti che potrebbero essere migliorati della tassazione sulla proprietà: l’aggiornamento dei valori catastali, le deduzioni non legate alla capacità dei contribuenti a fronteggiare la tassa sul reddito, la definizione della residenza primaria e secondaria. La diminuzione della disuguaglianza di reddito attesa da un cambiamento dai valori catastali ai valori di mercato delle case è spiegata da un progressivo aumento dei valori degli affitti.

Tremonti prepara ricorso. Il giudizio espresso dalla Ue, che ritiene l’Imu carente sotto il profilo della progressività, offre a Giulio Tremonti il motivo per chiedere il rimborso della tassa in quanto incostituzionale. Ora che anche gli uffici della Commissione hanno dato una copertura arbitrale a questa tesi diventerà ancora più semplice, per l’ex ministro dell’Economia presentare ricorso alla Consulta. L’eventuale bocciatura aprirebbe un buco di circa 25 miliardi (a tanto ammonta il gettito stimato dell’Imu). Senza contare il peso della contestazione in una campagna elettorale che proprio sul futuro di questa tassa gioca gran parte del sua destino.

Ance: “Confermato nostro allarme”. ”Finalmente emerge con forza l’iniquità dell’impostazione attuale dell’Imu, che colpisce le famiglie indiscriminatamente e ha contribuito alla caduta del settore immobiliare”. Questo il commento del presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, in merito al Rapporto Ue. “È necessario e urgente – ha aggiunto – introdurre più equità e tenere conto della reale capacità contributiva dei cittadini considerando che la casa costituisce, tradizionalmente e per cultura, il bene primario delle famiglie italiane”.

La replica di Monti – Sulla presa di posizione dell’Ue è arrivata anche la replica di Mario Monti. Parlando al TgCom24, il premier ha detto: “La frase fondamentale dice che la tassa sugli immobili è stata introdotta su richiesta dell’Unione Europea, poi apprezza alcuni aspetti della forma di Imu adottata, e poi parla di progressività. Ecco messa nella giusta prospettiva questa ‘clamorosa’ notizia…”. Monti ha ripetuto che destinare da subito ai Comuni il grosso dei proventi dell’Imu non era possibile.

La precisazione dell’Ue – In serata, forse sorpresa dal clamore suscitato dal rapporto sulla campagna elettorale italiana, la Commissione ha voluto fare delle precisazioni, negando in partenza che si sia trattato di una bocciatura dell’Imu: “E’ importante sottolineare – dice Jonathan Todd, portavoce di Laszlo Andor – che l’analisi del rapporto odierno sull’impatto sulla povertà della tassa sulla proprietà italiana 1) riguarda la situazione del 2006, e non la nuova tassa (sulle proprietà immobiliari, ndr); 2) indica che l’impatto (dell’ici, allora in vigore e senza esenzione per le prime case, ndr) è stato molto lieve e molto minore della tassa sulla proprietà del regno unito”. Quanto alla nuova tassa italiana sulla proprietà del 2012, ossia l’Imu, il rapporto, aggiunge Todd, “non analizza il suo impatto redistributivo e non suggerisce che la riforma abbia avuto alcun effetto negativo sulla povertà o sulla distribuzione dei redditi”.

Il rapporto della commissione, in sostanza, “indica semplicemente che la riforma fiscale avrebbe avuto un impatto più progressivo sulla distribuzione dei redditi se avesse spostato la base imponibile dai valori catastali ai valori di mercato” degli immobili, spiega ancora Jonathan Todd. Il quale, inoltre, ricorda che “il governo italiano aveva proposto questa revisione ma la proposta non era stata accettata dal parlamento italiano”.

Fonte: repubblica.it

 

 
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Pubblicato da su 13 gennaio 2013 in Notizie & Politica

 

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La metà del cibo prodotto nel mondo non viene consumato e finisce in spazzatura.


Circa la metà del cibo prodotto nel mondo – due miliardi di tonnellate circa – non viene consumato e finisce nella spazzatura senza essere riciclato. Questa è l’impressionante conclusione di un rapporto curato dalla britannica Institution of mechanical engineers (Ime) che nelle sue analisi denuncia, tra i fattori di spreco, per il mondo sviluppato le date di scadenza troppo ravvicinate indicate sugli alimenti e per il mondo in via di sviluppo le “pratiche tecniche e agricole arretrate”.

Il rapporto dell’Ime – Global food, waste not , want not – mette per la prima volta in rilievo in tutta la sua portata il fenomeno strutturale dello spreco alimentare servendosi di date e statistiche dettagliate.

Le nude cifre sono impressionanti. Tra il 30% e il 50% degli alimenti preparati per il consumo non arrivano mai sul piatto dei consumatori e questo a fronte di una situazione che, secondo le stime Onu, vede in prospettiva una crescente pressione sulle risorse naturali. L’Onu stima che nei prossimi decenni ci saranno altri 3 miliardi di bocche da sfamare e proprio in considerazione di questo trend l’Ime invita a combattere lo spreco sistematico di cibo.

La cosa non riguarda naturalmente Soltanto i prodotti ‘finiti’. In Gran Bretagna, ad esempio, circa il 30% delle verdure coltivate non vengono mai raccolte e questo significa in concreto lo spreco – oltre che delle stesse verdure – di qualcosa come 550 miliardi di metri cubici d’acqua utilizzati per innaffiare prodotti che non raggiungeranno mai i consumatori. Le diete a base di carne, aggiunge l’Ime, complicano ulteriormente la situazione considerato che per l’allevamento lo sfruttamento delle risorse idriche è molto più elevato (per un chilo di carne serve acqua in quantità 20, 50 volte più elevata che per l’equivalente in vegetali).

Tim Fox, responsabile energia ambiente per l’Ime, conclude: “Il quantitativo di cibo sprecato e perso in tutto il mondo è vertiginoso. Questo cibo potrebbe essere usato in prospettiva per alimentare la popolazione mondiale, in costante aumento come per far fronte ai bisogni di chi soffre la fame oggi. E tutto già implica anche uno spreco non necessario di terra, acqua e energia….I governi e le agenzie internazionale, e l’Onu in particolare, dovrebbero lavorare di concerto per fare in mondi di cambiare la mentalità della gente e scoraggiare le pratiche di spreco di contadini, produttori di cibo, supermercati e consumatori”.

Fonte:  repubblica.it

 

 
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Pubblicato da su 12 gennaio 2013 in Notizie & Politica

 

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Gas e luce dallo stesso fornitore – il risparmio non c’è.


Acquistare da un solo fornitore e con un solo contratto sia il gas che l’energia elettrica, semplificandosi la vita e risparmiando: è una bella prospettiva. Con la liberalizzazione del mercato dell’energia, quasi tutti i principali operatori hanno sviluppato “pacchetti” dual fuel che abbinano elettricità e metano e, complice il battage pubblicitario, molti consumatori ne hanno approfittato o ci stanno facendo un pensiero. Ma queste offerte luce più gas sono davvero convenienti? Abbiamo fatto la prova, ma siamo rimasti piuttosto delusi: si risparmia di più acquistando separatamente il gas e l’elettricità da fornitori diversi anziché aderire a queste offerte combinate.

Due profili a confronto

Il risultato si vede chiaramente dai preventivi riassunti nelle schede elaborate con l’ausilio del comparatore disponibile sul sito dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg). Per le simulazioni abbiamo ipotizzato due profili di consumo quantitativamente diversi. Uno, di taglia “small” – 2.500 kWh di elettricità e 380 m3 di gas l’anno – potrebbe descrivere i consumi di una coppia senza figli o di un single in un appartamento piccolo e facile da scaldare. Il secondo, con consumi molto più consistenti – 5.300 kWh di elettricità e 1.880 m3 di gas l’anno – potrebbe calzare per una famiglia di 5 o più persone, con molti elettrodomestici e una casa grande da riscaldare.

Tra le combinate vince Suez Energia

In entrambi i casi le offerte combinate luce e gas non brillano per convenienza. Il più conveniente tra i pacchetti gas+luce censiti dall’Aeeg – Energia 3.0 di Gdf Suez Energie – per il profilo con consumi più bassi farebbe risparmiare meno di 30 euro all’anno rispetto alle tariffe del servizio di maggior tutela, cioè a quelle che l’Autorità riserva chi decide di non acquistare sul mercato libero. Ma se invece si cerca da fornitori diversi la migliore offerta per il gas e la migliore per la luce si risparmia molto di più: si spendono fino a 121 euro in meno all’anno rispetto al regime di maggior tutela e oltre 90 in meno rispetto alla migliore offerta gas+luce.

Più consumi, più paghi

Il divario si amplifica ancor di più per il profilo con consumi più sostenuti: con le tariffe Aeeg avremmo una spesa complessiva di 3.336,58 euro l’anno, mentre con il pacchetto luce+gas più conveniente spenderemo 141 euro in meno. E con l’acquisto “separato” di fornitori sul libero mercato? Si risparmia molto di più: 416 euro rispetto al servizio di maggior tutela e 275,32 rispetto al dual fuel.

“Attenti ai distacchi”

I numeri parlano da soli, ma non sono l’unico motivo che fa sconsigliare questi pacchetti: “Sottoscrivendo uno di questi contratti ci si lega a un’unica società sia per la luce che per il gas: in caso di controversia ci si potrebbe veder chiudere entrambe le forniture. E considerati i frequenti disguidi nella lettura dei contatori l’ipotesi non è così remota”, avverte Pieraldo Isolani, esperto di energia da sempre attivo nel mondo dei consumatori.

Il problema del prezzo bloccato

“In generale i fornitori che offrono questi pacchetti hanno un margine elevato su una delle due forniture, mentre l’altra è poco conveniente: nella scelta bisogna dunque valutare se abbiamo consumi relativamente più alti di gas o di elettricità”, suggeriscono le associazioni dei consumatori. C’è poi un aspetto sul quale entrambi gli esperti mettono in guardia: tutte queste offerte gas + luce (come anche diverse opzioni tra quelle del libero mercato riferite a una sola forniture) propongono un prezzo bloccato per uno o due anni, oneri di sistema e tasse escluse. Queste formule, dunque, sono convenienti solo se si prevede che i prezzi di metano ed elettricità indicizzati dall’Autorità continuino in futuro ad aumentare, cosa probabile ma non scontata.

Giù il prezzo del gas

“Se per la parte elettrica – aggiunge Isolani – possiamo prevedere che gli aumenti rallentino, il prezzo del gas con la revisione dei contratti d’acquisto all’ingrosso e la nuova metodologia di calcolo dell’Aeeg potrebbe calare”. Insomma, la convenienza può esserci ma ogni utente deve valutarla in relazione ai propri consumi e all’evoluzione dei prezzi dell’energia.

Il nostro consiglio e di cercare separatamente le migliori offerte per luce e gas e non esitare a cambiare fornitore se quella scelta si rivela non competitiva con altre sul mercato. Cambiare si può, quante volte si vuole. E l’operazione è sempre gratuita.

GIULIO MENEGHELLO

FONTE: ILSALVAGENTE.IT

 

 
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Pubblicato da su 12 gennaio 2013 in Notizie & Politica

 

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Confesercenti: «Il 41% degli italiani non arriva a fine mese»


Il 2012 è stato un anno nero per gli italiani. La crisi ha colpito l’80% delle famiglie, l’86% delle quali ha dovuto ridurre le spese. È quanto emerge da un sondaggio Confesercenti-Swg secondo cui il 41% della popolazione ha avuto difficoltà ad arrivare a fine mese sia con i propri redditi che con quelli familiari. E se nel 2010 circa il 72% del campione riusciva a far fronte alle spese della famiglia per tutto il mese, quest’anno la percentuale cala bruscamente al 59%. Cresce invece di 5 punti rispetto a due anni fa il numero di coloro che ce la fanno solo fino alla seconda settimana (ora il 23% del campione), mentre sale di ben 8 punti la platea di chi arranca fino al traguardo della terza settimana (passando dal 20% del 2010 al 28% del 2012). L’80% degli intervistati segnala che la crisi ha colpito anche il proprio nucleo familiare: il 37% ha ridotto fortemente le spese, il 21% ha invece tagliato sulle attività di svago. Problemi lavorativi per il 20% delle famiglie italiane che hanno registrato: la perdita del posto di lavoro (il 14%) o la cassaintegrazione per uno dei suoi membri (il 6%). Per gli italiani, quindi, evidenzia il sondaggio Confesercenti-Swg, il nuovo governo dovrà puntare tutto sull’emergenza lavoro: la maggioranza degli italiani (il 59%) vuole far leva sul nuovo esecutivo per porre alla sua attenzione l’emergenza lavoro, scelta dal 31% degli intervistati a causa del forte sentimento d’insicurezza sul futuro. È significativo che, subito dopo, gli italiani chiedano di abbassare le tasse e di ridurre i costi della politica (il 23% del campione in entrambi i casi). Ovvero meno spese e meno sprechi per liberare risorse utili a tagliare l’insostenibile pressione fiscale, come sostiene da tempo e con molta forza la Confesercenti.

9 ITALIANI SU 10 NON CREDONO IN RIPRESA – Gli italiani sono sempre più scettici sull’uscita rapida dalla crisi. Per i prossimi dodici mesi, solo il 16% dei nostri concittadini – la metà dello scorso anno – vede in arrivo un miglioramento per l’economia del Paese, mentre il restante 86% pensa che il 2013 non porterà alcuna evoluzione positiva, ma addirittura un ulteriore peggioramento. È questo il quadro che emerge dal sondaggio Confesercenti-Swg sulle prospettive economiche dell’Italia per l’anno appena iniziato. La salute dell’economia italiana è giudicata negativamente dall’87% del campione. In particolare, spiega il sondaggio Confesercenti-Swg, il 36% la ritiene inadeguata, mentre il 51%, la maggioranza, addirittura pessima. A promuoverla solo il 13%, che la segnala come discreta (11%, in aumento del 3% sullo scorso anno) o buona (2%, in calo dell’1%). Anche sulle prospettive si registra una grave sfiducia. Solo il 16% degli intervistati vede una svolta (lo scorso anno erano esattamente il doppio (32%). Ad avere una visione più positiva sono i giovani sotto i 24 anni (22,9% di ottimisti) e chi vive nelle Isole (22,2%). Aumentano significativamente i pessimisti, che passano dal 30 al 44% del campione generale, che pensano che nel 2013 andremo incontro ad un ennesimo peggioramento dell’economia. Una percentuale che sale al 45,6% tra gli abitanti del Nord Ovest e addirittura al 49% nella fascia d’età 35-44 anni. Il 40% degli italiani ritiene invece che la situazione resterà la stessa del 2012: anche in questo caso, i valori massimi si registrano nella fascia d’età tra 18 e 24 anni, dove si registra un picco del 42,9%.

 

 
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Pubblicato da su 12 gennaio 2013 in Notizie & Politica

 

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