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Archivio mensile:febbraio 2013

Calabria: Presidente Acu spiega il nuovo contratto base su Rc Auto.


Lamezia Terme, 15 febbraio – “Da maggio le compagnie assicurative avranno l’obbligo di offrire al consumatore un contratto base per la polizza RC Auto”. Lo annuncia l’avvocato Sergio Tomaino, presidente regionale di ACU Calabria (associazione Consumatori Utenti), componente del gruppo di esperti in materia di assicurazioni all’interno del CNCU – Ministero Sviluppo Economico e del comitato tecnico per l’indennizzo diretto. “Con il contratto base – spiega Tomaino – sarà più facile scegliere la polizza migliore ed il prezzo delle tariffe dovrebbe scendere a vantaggio dei consumatori. Il contratto base apre fortemente la concorrenza e la spesa degli italiani per l’ assicurazione RC auto dovrebbe scendere sensibilmente. Inoltre, il contratto base rende più trasparente il rapporto tra consumatore e assicurazione e consentirà un più facile confronto tra le tariffe rendendo più consapevole la scelta”.

Con il contratto base il premio sarà definito da ogni compagnia assicurativa sulla base delle caratteristiche del cliente e del veicolo assicurato però ogni contrato dovrà contenere le seguenti caratteristiche: massimale minimo previsto dalla legge (attualmente 5 milioni di euro per ogni sinistro, con un limite specifico di 1 milione di euro per i danni a persone e cose); nessuna franchigia, la copertura è completa e si basa sul meccanismo di tariffazione “Bonus Malus”; guida libera, la copertura è sempre valida a prescindere da chi sia il guidatore del veicolo, visto che ormai comunemente si fa guidare l’auto ad altre persone; rivalse da parte delle compagnie nei confronti degli assicurati limitate rispetto alle casistiche previste dalla normativa vigente. Tali rivalse scattano soltanto nei casi più gravi o di maggior allarme sociale (ad es. guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti).

Questi i contenuti minimi. Si potranno, poi, aggiungere o togliere servizi o garanzie. Ad esempio, chi vuole pagare di meno potrà rinunciare alla guida libera a favore di quella esclusiva. Chi, invece, vorrà, una garanzia maggiore potrà aumentare i massimali, ma in questo caso il costo della polizza aumenterà. L’esperto aggiunge che ogni assicurazione dovrà indicare separatamente ogni servizio aggiuntivo ed il relativo costo. Viene, poi, abolito il rinnovo tacito e ciò consentirà una maggiore mobilità all’interno del mercato assicurativo. In sostanza il consumatore avrà la possibilità di confrontare il suo contratto con altre offerte e rinegoziarlo con condizioni migliori. Tomaino ritiene che questo sia “un primo passo verso la riduzione del costo delle polizze anche se tanto c’è da fare sia per abbattere il costo dei sinistri laddove, però, è necessario un controllo attivo delle compagnie a cui, spesso, non conviene porre in essere i controlli contro le truffe perché questi hanno un costo, preferendo, così, scaricare i costi sulle tariffe dei clienti finali”. Il presidente di ACU ritiene, infine, come vada “stimolato lo strumento delle conciliazioni paritetiche che è gratuito e riesce a risolverei conflitti anche in pochi giorni con piena soddisfazione per il consumatore”.

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2013 in Notizie & Politica

 

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Il Caffè Guglielmo è sbarcato anche in Cina.


“Guglielmo” era già arrivato a Seul, in Corea del Sud, dove sono stati aperti tre “coffee shop” a marchio e molti altri saranno aperti, in un mercato in piena espansione e ricco di prospettive come quello asiatico. Ieri è stato siglato un accordo con un partner cinese di Qingdao. L’azienda del caffè, che ha sede a Copanello di Stalettì, accresce così il fatturato estero e aumenta la visibilità italiana, ma soprattutto calabrese nel mondo. L’avventura in Cina, che si aggiunge a quella coreana, segna una svolta storica nello sviluppo industriale della società calabrese e prevede non solo l’apertura di cento “coffee shop” sul territorio, ma un lavoro “porta a porta” con una rete innovativa che consente ai cittadini cinesi di valutare il prodotto senza uscire da casa.

«Sono particolarmente contento – afferma il direttore export dell’azienda, Matteo Tubertini – di questo nuovo traguardo raggiunto in estremo Oriente. Ora possiamo dire di avere orizzonti di pieno sviluppo». «Abbiamo sempre visto oltre i confini europei – gli fa eco il direttore commerciale Italia, Daniele Rossi – convinti che la crisi si combatte ricercando nuovi mercati. Ci tengo inoltre a  sottolineare che tutti i calabresi devono essere orgogliosi di questo  nostro prodotto, perché il nostro successo è possibile solo grazie ai  nostri fedeli consumatori».

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2013 in Notizie & Politica

 

TelecomItalia, da casa tariffa unica per chiamare al fisso e al mobile.


Telecom Italia semplifica le tariffe e introduce un prezzo unico per tutte le chiamate dal telefono di casa verso i fissi nazionali e i cellulari. Il costo delle telefonate da rete fissa sarà di 5 cent al minuto per la tariffa base, a fronte degli attuali 9,90 cent al minuto verso i cellulari e 1,90 cent al minuto verso tutti i fissi nazionali. L’importo dello scatto alla risposta, inoltre, scenderà a 5 cent al minuto a fronte degli attuali 7,94 cent, con una riduzione del 37%. Inoltre per le chiamate effettuate verso tutti i numeri fissi nazionali, al superamento delle tre ore di conversazione al mese scatterà una riduzione del 50%.
La manovra di semplificazione tariffaria partirà dal primo aprile. In compenso, sempre dalla stessa data, verrà ritoccato il costo del canone adeguandolo all’inflazione. Il costo dell’abbonamento, fermo da luglio 2011, comunica il gruppo in una nota, passerà da 16,64 a 17,40 euro al mese.
L’ad di Telecom Marco Patuano ha incontrato le associazioni dei consumatori per illustrare le novità sull’ultrabroadband (la banda ‘larghissima’) e sulle tariffe. “Telecom Italia è il primo operatore europeo a superare la storica distinzione tra chiamate fisse e mobili”, spiega l’ad, che aggiunge: “Con questa importante novità intendiamo offrire ai nostri clienti una maggiore libertà nell’utilizzo della linea telefonica di casa. La nuova tariffa base – continua Patuano – è stata pensata per offrire maggiore libertà ai clienti sul traffico fisso-mobile, il cui prezzo al minuto viene dimezzato, con l’obiettivo di rendere più conveniente l’utilizzo del telefono di casa per le chiamate verso i cellulari assecondando il trend di continua diffusione della telefonia mobile”.
Con questa rimodulazione tariffaria, incentrata sulla fascia unica di prezzo, i clienti “possono conseguire un risparmio sulla spesa telefonica proporzionato al volume e alla tipologia dei consumi”, sottolinea ancora l’ad dell’azienda di telefonia.
Sul fronte della telefonia mobile, Patuano ha anche annunciato l’avvio, a partire da domani, dei nuovi servizi Tim “Ultra Internet 4G” in altre 8 città (Bari, Como, Perugia, Pisa, Prato, Treviso, Vicenza e Udine) e in 7 nuove località turistiche (Bormio, Canazei, Cavalese, Madonna di Campiglio, Selva di Val Gardena, Predazzo e Tesero). Salgono così a 30 i Comuni dove sono già disponibili le offerte Tim con le nuove chiavette e i tablet dotati di tecnologia Lte, che permette la trasmissione dati con una velocità fino a 100 Mbit/s in download e fino 50 Mbit/s in upload, consentendo la fruizione di servizi innovativi e contenuti multimediali anche in mobilità, come il video streaming in HD.

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2013 in Notizie & Politica

 

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Ecco perché la Chiesa conviene all’Italia (e agli italiani)


Esce in libreria per Rubbettino “L’impegno” del giornalista Giuseppe Rusconi. Il primo libro che quantifica quanto renda allo Stato l’attività sociale della Chiesa L’8 per mille è stato sin dalla sua introduzione l’obiettivo privilegiato dei molti critici che hanno visto in questa misura una forma di sovvenzionamento ingiustificato e ingiustificabile da parte di uno Stato laico nei confronti della Chiesa. Insomma un vulnus alla laicità del paese consumato per di più sulle spalle della società italiana. Stando alle ultime statistiche disponibili la Chiesa riceve dai contribuenti italiani poco più di un miliardo di euro all’anno. A questo sono da sommare le sovvenzioni ricevuto a vario titolo da enti locali ecc. Una somma certamente considerevole che ha fatto gridare allo scandalo negli anni passati alcuni commentatori.

Nessuno però si era finora preso la briga di quantificare quanto pesa  l’intervento della Chiesa a favore della società italiana. Ci ha pensato il giornalista Giuseppe Rusconi, già direttore del mensile “Il  Consulente Re” e attuale curatore della rubrica “Rossoporpora” del  mensile Tempi, a quantificare con precisione il peso economico di tutte  le attività sociali della Chiesa italiana. L’indagine, pubblicata da  Rubbettino con il titolo “L’Impegno. Come la Chiesa italiana accompagna  la società nella vita di ogni giorno”, non è stata certo agevole: molto  spesso i dati disponibili sono mancanti o lacunosi, per cui è da  ritenersi verosimilmente che il risultato finale sia da ritenersi  approssimato per difetto. Dall’inchiesta emerge comunque che la Chiesa rende allo Stato italiano almeno 11 miliardi di euro l’anno: . Le parrocchie aiutano in ambito sociale per almeno 260 milioni di euro annui. . Le mense per i poveri? Sei milioni di pasti annui per 27 milioni di euro. . Banco alimentare e iniziative analoghe? Circa 650 milioni di euro annui. . Iniziative diocesane di microcredito contro le nuove povertà? Circa 50 milioni di euro annui . Scuole paritarie cattoliche? Risparmio per lo Stato di circa 4,5 miliardi di euro l’anno. . Formazione professionale cattolica? Risparmio per lo Stato di circa 3780 milioni di euro . Sanità cattolica? Verosimile un risparmio per lo stato di circa 1,2 miliardi annui. . Lotta contro la droga? Comunità ecclesiali fanno risparmiare allo Stato circa 8000 milioni di euro annui. . Lotta contro l’usura? La Chiesa dà circa 1,2 milioni di euro l’anno  alla Consulta anti-usura e alle Fondazioni regionali ad essa collegate. . Volontariato? Si può stimare in 2,8 miliardi di euro l’anno l’apporto annuo del volontariato cattolico. . Migranti? Circa 2 milioni di euro l’anno. . Beni culturali ecclesiastici? Apporto Chiesa circa 130 milioni di euro l’anno. . Prestito della speranza: 30 milioni di euro una tantum . Post-terremoto L’Aquila: 35 milioni di euro in 3 anni . Post-terremoto Emilia: 13 milioni in otto mesi . Progetto Policoro: un milione di euro
Inoltre la Chiesa sa ascoltare la società civile e spesso ne anticipa le  dinamiche interne. Emblematico il caso delle antenne Caritas che hanno  annunciato prima degli economisti il dilagare di una grave crisi  economica. Identificando le cause di disagio, la Chiesa può intervenire  per cercare di attenuarne gli effetti, con un gran lavoro fatto spesso  nell’ombra. La Chiesa è così in grado di segnalare le situazioni più  complesse e difficili da risolvere. Il volume di Rusconi insomma, pur scevro da intenti polemici, si presenta per se stesso come una vera e  propria mina all’interno del dibattito sui rapporti tra Chiesa e Stato e sull’utilizzo del denaro da parte della Chiesa italiana. Dibattito che  le dimissioni del papa hanno reso ancora più vivo e attuale.
Il  volume verrà presentato in anteprima nazionale a Roma domaniAggiungi un  nuovo appuntamento per domani 14 febbraio alle ore 18:00 presso la Sala  Cristallo dell’Hotel Nazionale a Piazza Montecitorio, 131. Ne  discuteranno: Angiolo Bandinelli, Paola Binetti, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante. Modererà il dibattito Giuseppe Di Leo.

 
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Pubblicato da su 14 febbraio 2013 in Notizie & Politica

 

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Rapporto Eurispes: oltre la metà degli italiani non è più in grado di sostenere la famiglia.


E’ un vero e proprio grido d’allarme sullo stato di salute economico degli italiani quello che arriva dall’ultimo rapporto Eurispes.

LAVORO – Il 53,5% dei nostri connazionali afferma infatti di non essere più in grado di sostenere adeguatamente il proprio nucleo familiare (37,1% poco, 16,4% per niente). Quasi i due terzi dei lavoratori (61,3%) affermano che l’attuale occupazione non permette loro di sostenere spese importanti quali l’accensione di un mutuo, o l’acquisto di un’automobile (22,2% per niente, 39,1% poco). La famiglia d’origine resta rifugio e fonte di sostentamento per quasi il 30% dei lavoratori (chiede abbastanza aiuto alla famiglia il 19,6%, molto aiuto l’8,6%). Per ovviare poi alla mancanza di lavoro l’italiano, oggi come ieri, sembra sempre alla ricerca della tradizionale «spintarella». Dal Rapporto Italia 2013 dell’Eurispes emerge infatti che il 21% degli italiani è infatti ricorso a una raccomandazione per trovare un lavoro. Il 27% di chi ha un’occupazione, invece, dichiara di averlo trovato tramite una candidatura spontanea e solo il 9,1% si è rivolto a un Centro per l’impiego (4%), o a un’Agenzia per il lavoro (5,1%).

CONSUMI – Il 73,4% degli italiani nel corso dell’ultimo anno ha poi constatato una diminuzione del proprio potere d’acquisto: il 31% molto, il 42,4% abbastanza. Il 22,2% ha riscontrato in misura contenuta una riduzione del proprio potere d’acquisto e solo il 4,4% per niente. Del resto solo un italiano su venti si dice sicuro di riuscire ad accrescere i propri risparmi nel corso del 2013. Al contrario due italiani su tre sono pressochè sicuri che non riusciranno a mettere nulla da parte nell’anno in corso.

TASSE – Più di due famiglie su tre sentono poi che il peso del fisco è aumentano nel corso dell’ultimo anno. Per il 41,7% nel 2012 l’incremento è stato netto, mentre un altro 27,5% ritiene che il fardello fiscale è «un po’» cresciuto; complessivamente, quindi, il 69,2% ritiene che il prelievo sia aumentato.

VITA QUOTIDIANA – Come cambia poi la vita quotidiana secondo l’Eurispes? «Nella quasi totalità dei casi le abitudini degli italiani si sono modificate limitando le uscite fuori casa (91,8%, in forte aumento rispetto al 73,1% registrato un anno fa)». Tra i dati rilevati da Eurispes, anche il «vertiginoso aumento il fenomeno dei compro oro», ai quali si è rivolto nel corso dell’ultimo anno «il 28,1% degli italiani», con «una vera e propria impennata» rispetto all’8,5% dell’anno prima. «Sono soprattutto le donne (31,6%) rispetto agli uomini (24,5%) a scegliere di vendere i propri preziosi». Di più al Sud. In aumento «anche i lavori informali per arrotondare»: il 26,8% del campione ha svolto servizi presso conoscenti, dall’assistenza ad anziani, a artoria, babysitter, vendita di oggetti autoprodotti, pulizie, giardinaggio. Mentre, quanto al rischio usura, il 14,4% ammette di «aver chiesto denaro in prestito a privati (non parenti o amici) non potendo accedere a prestiti bancari».

Fonte: http://www.corriere.it

 
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Pubblicato da su 14 febbraio 2013 in Notizie & Politica

 

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Bolletta dell’acqua da 3.500 euro, ma non può pagare a rate, cittadina di Meolo da Adico: «Richiesta assurda, non ho colpe»


(30 gennaio 2013) Un conguaglio per l’acqua consumata in un anno e mezzo in un colpo, e da pagare entro 10 giorni: totale 3.500 euro. Senza nessuna possibilità di rateizzare. Quando E.P., consumatrice di Meolo (Venezia) lo scorso 20 dicembre si è vista recapitare una simile bolletta dall’Azienda Sile-Piave, immagina si tratti di un errore, dato che le precedenti bollette erano sempre state pagate. Ma dal momento che la scadenza per il pagamento cade a brevissima distanza dalla data di ricevimento, il 31 dicembre, la signora contatta immediatamente il fornitore per segnalare il problema. E qui la brutta sorpresa: nessun errore, bensì il conguaglio di 17 mesi di consumi, da quando cioè (giugno 2011) aveva stipulato il contratto di fornitura del servizio idrico. Solo in quel momento infatti le viene spiegato che le bollette che ha ricevuto nel precedente anno e mezzo erano solo acconti.

La signora veneziana allora chiede un appuntamento per chiedere la rateizzazione dell’importo, ma nemmeno questa strada è in discesa: la Sile-Piave infatti per politica aziendale concede la possibilità di pagare a rate solo dietro la garanzia rappresentata da una fideiussione bancaria, cioè un contratto – che naturalmente ha un costo e presenta numerose insidie – tramite il quale la banca appunto garantisce nei confronti del creditore, quindi in questo caso la Sile-Piave, nel caso in cui il cliente non onori il suo pagamento. A quel punto la signora si rivolge ad Adico Associazione Difesa Consumatori per avere informazioni e aiuto.

«Pagare una cifra del genere praticamente da un giorno all’altro credo sia impossibile per la stragrande maggioranza delle persone normali, ma se oltre al danno c’è anche la beffa dell’essere trattati come dei ladri sotto la minaccia del distacco della fornitura di acqua, davvero la situazione diventa insostenibile – commenta E.P. – per questo ho deciso di rendere pubblica la mia vicenda, sperando che nessun altro consumatore debba vivere una situazione analoga».

I legali di Adico stanno assistendo la consumatrice nella contestazione della bolletta, che la signora infatti non intende pagare se non a rate. La Sile-Piave in tutta risposta – riferisce la socia Adico – accusa la cliente di essere responsabile dell’alto importo del conguaglio in quanto non avrebbe mai comunicato l’autolettura. «Ma nelle bollette che ho ricevuto nell’ultimo anno e mezzo non c’era alcun riferimento alla procedura di autolettura, e comunque avrebbero potuto contattarmi se c’era qualche problema» sbotta la signora di Meolo.

«La richiesta di una fideiussione bancaria in questo caso a nostro avviso è pretestuosa, non c’è nessuna ragione per sottoporre l’utente a un ulteriore onere economico – spiegano dall’ufficio legale di Adico – l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha infatti stabilito che la rateizzazione del pagamento deve sempre essere possibile, tra gli altri casi, quando pur essendo accessibile il contatore, a causa di una o più mancate letture viene richiesto al cliente il pagamento di un conguaglio e quando tale conguaglio sia particolarmente oneroso. Senza considerare – aggiungono gli esperti dell’Associazione – che è la Sile-Piave a non avere adempiuto all’obbligo di effettuare la lettura del contatore, che stando al Regolamento del Servizio Idrico Integrato dell’Aato del Veneto Orientale dev’essere semestrale». Nella diffida inviata all’azienda i legali di Adico hanno chiesto la concessione del pagamento in otto rate da circa 445 euro ciascuna, senza chiedere alcuna fideiussione.

«È inaccettabile che una bolletta arrivi a un utente così in prossimità della scadenza, a maggior ragione se si tratta di un periodo festivo – spiega il presidente di Adico, Carlo Garofolini – da tempo ci battiamo affinché una volta per tutte si consideri come termine utile quello di ricevimento, e non quello di spedizione. Inoltre in tempi come questi, in cui avere a disposizione 3.500 euro sull’unghia è un miraggio, negare la soluzione della rateizzazione significa condannare una persona alla cartella esattoriale, e quindi a un circolo vizioso di debiti. Chiediamo quindi all’azienda di rivedere la sua posizione e concedere almeno la possibilità di dilazionare il pagamento – conclude Garofolini – se altri cittadini si dovessero trovare nella stessa situazione ci contattino e cercheremo insieme una soluzione».

Adico Associazione Difesa Consumatori è a disposizione per ulteriori informazioni e assistenza nella sede di via Volturno 33 a Mestre, via mail a info@associazionedifesaconsumatori.it e al numero di telefono 041.5369637.

 
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Pubblicato da su 14 febbraio 2013 in Notizie & Politica

 

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Parla Lillo Munafò, di origine Messinese, che martedì ha protestato dalla platea del teatro Ariston: Si io ho contestato Crozza: qui non si fa politica!


Si chiama Letterio “Lillo” Munafò, nato a Lecce ma Messinese nel Dna: i suoi genitori, infatti, sono di Galati. Da 40 anni è presidente degli agenti della Carige Assicurazioni, ma forse ci tiene di più ad essere vicepresidente del Lecce Calcio. Martedì sera era in platea all’Ariston insieme alla moglie e a una coppia di amici. Ed è uno dei contestatori di Maurizio Crozza. «Non erano solo in due a contestare – dice mentre passeggia con la moglie lungo corso Matteotti – c’era tanta altra gente insieme a me». Precisa: «Io non sono un contestatore, sono una persona venuta a vedere il festival della canzone italiana e invece mi sono trovato per tre quarti d’ora a sentire il signor Crozza a parlare di questioni politiche.

In questo momento non ne abbiamo bisogno, le cose stanno andando in un  modo disastroso dal punto di vista politico ed economico». E’ stato  detto che era una contestazione organizzata: «Io organizzato? Sono  venuto con mia moglie e una coppia di amici. Fate presente al presidente della Rai che non c’era nessuna organizzazione. S’informino chi è  Letterio Munafò». Insomma, il suo messaggio è: «Basta politica al  festival, perchè la gente si è stancata».

 
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Pubblicato da su 14 febbraio 2013 in Notizie & Politica

 

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