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Archivio mensile:maggio 2013

Lamezia: Estate 2013, tutti i divieti attivi sulle nostre spiagge.


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Lamezia Terme – Anche se la bella stagione, quest’anno, tarda ad arrivare, ecco che il Comune ha emanato comunque l’ordinanza n.103/2013 che rimarrà in vigore dal 1 giugno al 30 settembre.  Si tratta dell’annuale ordinanza emanata dal Comune per quel che attiene divieti e prescrizioni per bagnanti e gestori di lidi. Tra le prescrizioni non si potrà giocare a pallone o altri sport sulla spiaggia se, tali attività, possono “derivare danno o molestia alle persone, turbativa alla pubblica quiete nonché nocumento all’igiene dei luoghi”, in più niente falò, distribuzione di volantini pubblicitari, organizzare feste o fuochi pirotecnici senza le dovute autorizzazioni, sostare con camper e roulotte, no al volume alto delle radio e all’attività di pesca dalle 8 alle 20.Nel dettaglio, ecco, di seguito tutti i divieti per l’estate 2013.

I divieti sulla spiaggia per l’estate 2013

Secondo l’ordinanza comunale i bagnanti devono attenersi a diverse prescrizioni, salvo sanzioni di carattere amministrativo, quando si troveranno in spiaggia questa estate. Per il Comune, dunque è vietato: “sostare con qualsiasi unità navale, ad eccezione dei natanti a remi di tipo jole, canoe, pattini, mosconi, lance, pedalò e simili che devono, comunque, evitare di arrecare nocumento o fastidio ai bagnanti, nonché dei mezzi addetti al soccorso ed alla polizia marittima; permanere e posizionare ombrelloni, sdraio, natanti etc nella fascia di metri 5 (cinque) della battigia quale area destinata esclusivamente al libero transito; Campeggiare con tende e roulotte; transitare e/o sostare con qualsiasi tipo di veicolo, ad eccezione di quelli destinati alla pulizia delle spiagge e di soccorso; praticare qualsiasi gioco (es. il gioco del pallone, tennis da spiaggia, pallavolo, bocce, etc.) se può derivare danno o molestia alle persone, turbativa alla pubblica quiete nonché nocumento all’igiene dei luoghi, eccetto in luoghi idoneamente autorizzati ed attrezzati; condurre o far permanere qualsiasi tipo di animale, anche se munito di museruola o guinzaglio, ivi compresi quelli utilizzati da fotografi o cineoperatori ad esclusione dei cani di salvataggio al guinzaglio, i cani guida per non vedenti, i cani adibiti a servizio di guardia delle strutture turistico-balneari, durante l’orario di chiusura al pubblico; tenere ad alto volume, radio, juke – box, apparecchi di diffusione sonora; esercitare attività (es. commercio in forma fissa o itinerante, pubblicità, attività promozionale etc.) organizzare giochi, manifestazioni ricreative spettacoli pirotecnici, senza la prescritta autorizzazione; gettare a mare o sugli arenili rifiuti di ogni genere; utilizzare shampoo, bagnoschiuma, detersivi e prodotti similari; accendere fuochi; introdurre ed usare bombole di gas o altre sostanze infiammabili senza la prescritta autorizzazione; effettuare la pubblicità, sia sulle spiagge che nello specchio acqueo riservato ai  bagnanti, mediante la distribuzione di manifesti e lancio degli stessi anche a mezzo di aerei; sorvolare le spiagge e gli adiacenti specchi acquei con qualsiasi tipo di aeromobili o di apparecchio privato e per qualsiasi scopo, a quota inferiore di metri 300 ad eccezione dei mezzi di soccorso e di polizia; esercitare, negli orari compresi tra le ore 08:00 e le ore 20:00, qualsiasi tipo di attività di pesca, se può derivare danno o molestia alle persone. Tale attività potrà essere esercitata in zone di spiaggia libera non frequentata da bagnanti e comunque muniti di apposito permesso alla pesca sportiva”.

I divieti nelle zone di mare riservate ai bagnanti

Nelle zone di mare riservate ai bagnanti (entro i 150 metri dalla battigia), tra le 8:00 e le 20:00, è vietato: “transitare con qualsiasi unità navale, wind surf compresi, ad eccezione dei natanti di diporto tipo jole, canoe, pattini, mosconi lance, nonché pedalò e simili; ormeggiare o ancorare con qualsiasi imbarcazione o natante; l’atterraggio dei surf (tavole sospinte dal moto ondoso) e di Kite surf nei tratti di arenile “spiagge libere” dove sono presenti bagnanti; l’atterraggio dei surf (tavole sospinte dal moto ondoso) e di Kite surf nei tratti di arenile in concessione per strutture balneari, tranne che nei tratti specificamente segnalati ed autorizzati per la pratica sportiva. In tali tratti i concessionari, appositamente autorizzati, devono avere cura di separare tali aree da quelle destinate ai bagnanti; esercitare qualsiasi attività di pesca sportiva o/e professionale”.

Le prescrizioni per i lidi

Per quel che riguarda i lidi le prescrizioni imposte dal Comune, (salvo sanzioni che nei casi più gravi possono portare alla sospensione dell’attività per 15 giorni oppure, in casi di reiterazione, alla revoca immediata della concessione e licenza), sono le seguenti.

Il concessionario ha la facoltà di allestire lo stabilimento a partire dal 1° maggio  e rimuoverlo entro e non oltre il 31 ottobre con l’obbligo, nei giorni festivi e prefestivi di questi determinati periodi, di garantire il servizio di salvataggio, mentre negli altri giorni lo stabilimento resterà aperto soltanto per l’elioterapia e si dovrà issare sul pennone una bandiera rossa ed esporre un apposito cartello, ben visibile agli utenti (redatto in più lingue), con la seguente dicitura: “Attenzione – balneazione non sicura per mancanza di apposito servizio di salvataggio”; le strutture balneari sono aperte al pubblico per la balneazione dalle 8:00 alle 20:00. I concessionari di strutture balneari, prima dell’apertura al pubblico, devono: ottenere la licenza di esercizio, l’autorizzazione sanitaria da parte della competente Autorità e l’eventuale autorizzazione per l’allaccio dei servizi igienici alla rete fognaria comunale; essere dotati di idonei sistemi antincendio nel rispetto delle vigenti normative in materia; essere dotati di idonei sistemi di smaltimento dei reflui urbani provenienti dai servizi igienici; realizzare idoneo locale per i servizi igienici destinato ai diversamente abili apponendo segnaletica arancione riportante il previsto simbolo internazionale, ben visibile al fine di consentire la loro immediata identificazione; esporre in luoghi ben visibili agli utenti copia della presente disposizione nonché le tariffe applicate per i servizi resi così come previsto dalla normativa; esporre all’esterno dell’area in concessione un cartello recante l’indicazione del percorso da seguire per raggiungere la spiaggia libera adiacente all’area in concessione. Il cartello dovrà avere formato minimo di 100×50 cm, dovrà recare la scritta a caratteri cubitali “Ingresso spiaggia libera”, e contenere una planimetria del percorso da seguire per raggiungere la spiaggia libera adiacente, anche partendo dall’interno dell’area in concessione; garantire il servizio di salvataggio con almeno un assistente abilitato al salvataggio dalla Società Nazionale Salvamento o dalla Federazione Italiana di Nuoto, ogni 80 (ottanta) metri, fronte mare, dell’area in concessione; adibire un locale per il primo soccorso; mantenere una perfetta manutenzione delle aree in concessione fino alla battigia e anche dello specchio d’acqua immediatamente prospiciente la battigia. I materiali di risulta dovranno essere sistemati in appositi contenitori in attesa dell’asporto da parte degli operatori ecologici addetti; posizionare gli ombrelloni tale da non intralciare la circolazione dei bagnanti; garantire l’accesso al mare ai soggetti portatori di handicap con la predisposizione di idonei percorsi perpendicolari alla battigia; esporre un cartello di divieto all’utilizzo di shampoo, bagnoschiuma e prodotti similari presso le docce aventi come scarico finale l’arenile; esporre un cartello, ben visibile agli utenti, contenente tutti i numeri utili; comunicare entro il 10 ottobre di ogni anno i prezzi minimi e massimi dei servizi che intendono praticare dal 1° gennaio dell’anno successivo a norma delle Legge 25/8/1992 n. 284 nonché del Decreto in data 16/10/1991 del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. E’ fatto obbligo, altresì, di tenere esposto in modo visibile al pubblico, nel luogo di prestazione dei servizi e il cartellino dei prezzi deve recare le indicazioni in italiano, inglese, francese e tedesco; mantenere un megafono fisso o manuale in modo da divulgare notizie di pubblico interesse, compresa la disattivazione del servizio di salvataggio; posizionare i gavitelli, per delimitare lo specchio acqueo riservato ai bagnanti, di cui all’art. 2 punto 1; posizionare i gavitelli, per segnalare il limite acque sicure, di cui all’art. 2 punto 2; E’ fatto assoluto divieto al concessionario di apportare modifiche allo stato dei luoghi per l’installazione della struttura balneare, salvo espressa autorizzazione”.

Osservanza prescrizioni

Dal Comune concludono come sia “fatto obbligo a chiunque spetti di osservare e far osservare le norme contenute nella presente ordinanza. Il personale della Polizia Locale di Lamezia Terme e gli Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria di altri Corpi sono incaricati dell’esecuzione della presente ordinanza”.

 
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Pubblicato da su 30 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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Corte dei Conti: “Basta austerità. Dal 2009 la crisi è costata 230 mld”.


Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, affossa l’austerity “rilevante concausa dell’avvitamento verso la recessione”. Di più, rileva come il “passaggio alla nuova legislatura sembra proporre un primo tentativo di operare in discontinuità da una politica di bilancio che, a partire dall’estate 2011, ha dovuto fare affidamento su consistenti aumenti di imposte, nonostante le condizioni di profonda recessione in cui versava l’economia”.Presentando il rapporto 2013 sul coordinamento della Finanza pubblica, il presidente della Corte dei Conti, ha fatto i conti della crisi in Italia tra il 2009 e il 2013: “La mancata crescita nominale del Pil ha superato i 230 miliardi e il consuntivo di legislatura ha mancato il conseguimento del programmato pareggio di bilancio per 50 miliardi” come a dire il 3% del Pil il tetto massimo per il deficit fissato dall’Unione europea. Per questo Giampaolo ha chiesto all’Europa più crescita: “All’Italia serve crescere, servono stimoli. Non deroghe per spendere di più”.Anche perché “la perdita permanente di prodotto si è tradotta in una caduta del gettito fiscale, ma non in una riduzione della pressione fiscale”. In Europa – ha proseguito il presidente della Corte dei Conti – “l’emergenza della decrescita e della disoccupazione appare oggi acquisire quanto meno un rilievo analogo a quello assegnato al percorso di riequilibrio di disavanzi e debito pubblico”. Per Giampaolino, tuttavia, il “livello crescente dello stock di debito pubblico non consente di interpretare in modo men che rigoroso il sentiero di risanamento. Sarebbero gli stessi mercati a punire” questa scelta. In questo senso la riduzione della pressione fiscale è un obiettivo “non facile da coniugare con il rispetto degli obiettivi europei” e però possibile “l’equità distributiva del prelievo”.Il 2012 “ci consegna un quadro molto fragile non solo in termini di crescita ma anche di finanza pubblica” ha aggiunto Giampaolino spiegando che “l’Italia presenta un andamento corrente della propria finanza pubblica nettamente migliore rispetto ai paesi in crisi e anche rispetto alle altre grandi economie europee, la situazione cambia allorché si guardi all’altro parametro di Maastricht, il rapporto fra debito e prodotto: un indicatore che colloca l’Italia tra i paesi in crisi e distante dagli altri grandi paesi, Spagna inclusa”.Infine, per quanto riguarda i pagamenti della P.A. Giampaolino rileva come si evidenzi “un comportamento amministrativo, la cui devianza patologica non trova riscontro in altri Paesi europei: negli ultimi anni i tempi di pagamento hanno superato in Italia, mediamente, i 180 giorni, a fronte dei 65 giorni della media europea”.

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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“Diritti e Rovesci”, Adico e BluRadio Veneto insieme per i diritti dei consumatori: il rimborso dell’Iva sulla Tia e i dati sui debiti degli italiani.


(27 maggio 2013) Saranno il punto sull’iter per ottenere il rimborso dell’Iva sulla Tia e i recenti dati sui debiti degli italiani  i temi al centro di “Diritti e Rovesci”, i due collegamenti settimanali dedicati da BluRadio Veneto ad Adico Associazione Difesa Consumatori.

L’appuntamento per parlare dei ricorsi per vedere risarcita l’Iva pagata sulla Tariffa di igiene ambientale, con le puntualizzazioni di Adico dopo il riaccendersi del dibattito in materia, è martedì alle 17.30 (in replica mercoledì alle 10.40), mentre giovedì sempre alle 17.30 sarà la volta dei dati sui debiti degli italiani, con 34 miliardi di insoluto nel 2012 tra rate del mutuo, prestiti e bollette (in replica venerdì alle 10.40).

I podcast delle rubriche sono sempre disponibili  sul sito di BluRadio Veneto all’indirizzo Internet http://bluradioveneto.it/categorie/tag/adico. Per sintonizzarsi su BluRadio Veneto: 88.70 FM e 94.60 FM.

Gli argomenti selezionati ogni settimana per gli ascoltatori da Adico e BluRadio Veneto saranno pubblicati il lunedì sul sito dell’Associazione www.associazionedifesaconsumatori.it e inviati via e-mail a tutti gli iscritti alla mailing list, ma potranno essere modificati nel caso sopraggiungessero temi di ancor maggiore attualità.

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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Crisi, Istat: “Cibo e bevande, spese delle famiglie indietro di 20 anni.


In soli cinque anni gli italiani, per colpa della crisi, hanno tagliato le spese per cibo e bevande del 9,6%, facendo un salto indietro di un ventennio. Secondo i dati diffusi dall’Istat, nel 1992 la spesa per il comparto ‘alimentare e bevande non alcoliche’ ammontava a 117,6 miliardi; lo scorso anno si è fermata invece a 177 miliardi (-0,5%). I dati sono contenuti nelle tabelle dell’Istat, elaborati dall’Adnkronos, sui consumi delle famiglie nel 1992-2012 a valori concatenati. Ma è davvero colpa della crisi? Sì, visto che nel 2007 aveva raggiunto i 129,5 miliardi, con un incremento del 10,1% rispetto al 1992.

Nella lista della spesa delle famiglie italiane il settore alimentare occupa il secondo posto (14%), subito dopo il capitolo ‘abitazioni, combustibili ed energia‘ (21,5%). Lo scorso anno il totale dei consumi interni delle famiglie ha raggiunto quota 833,7 miliardi, con un incremento del 15,4% rispetto al 1992. Il confronto con il 2007 dimostra però che la crescita al netto della crisi sarebbe stata di ben altra portata. Tra il 2007 e il 2012 si è registrata una contrazione del 5,1%; nel 2007, infatti, i consumi erano arrivati a quota 878,2 miliardi e la crescita, fino a quell’anno, era stata del 21,5%. Gli effetti peggiori della crisi si sono scatenati sul settore ‘vestiario e calzature‘, che ha registrato una riduzione della spesa del 9,1%, crollando a 59,7 miliardi. In questo caso, però, è difficile attribuire tutta la responsabilità del trend negativo degli ultimi anni; le tabelle dimostrano infatti che il taglio alle spese destinate all’abbigliamento erano già partite all’inizio del nuovo millennio. Una retromarcia che, negli ultimi 5 anni, procede a passo spedito facendo segnare una riduzione ci circa 10 miliardi.

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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Rincari luce e gas: in Italia le bollette più care dell’Ue.


L’Italia si colloca ai primi posti della classifica dei Paesi che nel secondo semestre 2012 hanno registrato i maggiori aumenti dei prezzi energetici pagati dalle famiglie: secondo i dati di Eurostat, infatti, nel nostro Paese l’incremento su base annua è stato dell’11,0% per l’elettricità e del 10,6% per il gas. Sono dati, soprattutto il primo, più elevati della media dell’Unione europea, dove l’incremento è stato del 6,6% per l’elettricità e del 10,3% per il gas.
Per quanto riguarda i prezzi dell’energia elettrica pagati dalle famiglie europee a livello nazionale le differenze sono davvero notevoli: si va infatti dal -5% della Svezia al +21% di Cipro. La bolletta elettrica, espressa in euro, è comunque più leggera in Bulgaria (9,6 euro per 100 kWh), Romania (10,8) ed Estonia (11,2), mentre è nettamente più pesante in Danimarca (29,7), Cipro (29,1), Germania (26,8) e Italia (23,0).
Stesse divergenze di andamento e di prezzi per quanto riguarda il gas, con un trend che va dal -8% della Slovenia al +21% della Lettonia. Anche qui, i prezzi più bassi si registrano in Romania (2,7 euro per 100 kWh), mentre i più alti in Svezia (12,7) e Danimarca (10,8). In Italia i prezzi del gas (9,7 euro) sono comunque piùalti della media Ue (7,2 euro).

 

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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La Giornata mondiale senza fumo. “Liberare i parchi dalle sigarette”


LIBERI dalle sigarette almeno per 24 ore. Ma anche dai mozziconi che ‘invadono’ spazi pubblici e giardini. Per un’intera giornata niente fumo nei parchi e nelle aree verdi delle città. Nessun mozzicone fra le aiuole. Spazi puliti da regalare ai bambini e ai loro giochi. E’ questa l’iniziativa organizzata dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), in occasione della Giornata mondiale senza tabacco indetta dall’Organizzazione mondiale della sanità e che si tiene ogni anno il 31 maggio. Il tabacco continua a uccidere ogni anno circa 6 milioni di persone. Sono fumatori e non fumatori. Una dipendenza che causa circa 30 malattie. Si muore per tumori polmonari, bronchite cronica, enfisemi o malattie cardiovascolari.

A rischio sempre più donne. In Italia ogni anno si registrano circa 83 mila morti legate al fumo. “Il fumo continua a uccidere molte persone. Sale soprattutto l’incidenza nella popolazione femminile: in 60 anni, dagli anni ’50 ad oggi, nelle donne il tasso di mortalità è cresciuto del 600%”, spiega il professor Marco Alloisio responsabile del reparto di Chirurgia toracica dell’Istituto Clinico Humanitas.

La legge. Nel gennaio 2005 l’Italia, con la legge Sirchia, è stata uno dei primi Paesi europei a introdurre una normativa per vietare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati, compresi gli uffici. La norma ha avuto effetti positivi, soprattutto per quel che riguarda la protezione dei non fumatori e non solo. Ora Lilt sta puntando a estendere questo divieto a parchi, stadi, giardini pubblici, cortili degli ospedali e delle scuole. Un modo anche per tutelare chi non ama il tabacco, ma finisce per subirne le conseguenze. “Non vanno sottovalutati gli effetti del fumo passivo. Aumentano i problemi respiratori. Fra l’altro il tabacco ha effetti negativi anche sulle donne in attesa. Se fumano aumentano le probabilità che il bimbo nasca prematuro, sottopeso, che soffra di allergie o di malattie respiratorie”.

La campagna per ‘un verde pulito’. Da tempo Lilt è in prima linea per vietare le bionde nei parchi, negli stadi, nei giardini pubblici, nei cortili degli ospedali e delle scuole. Sono molti i Paesi che hanno adottato provvedimenti in questa direzione. In Europa succede in Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Irlanda. Niente fumo anche nei 1.700 parchi newyorchesi e in molte città della California, come, ad esempio, San Francisco. Mentre finora in Italia solo i sindaci di alcuni centri hanno diramato ordinanze che prescrivono lo stop alle sigarette nelle zone pubbliche a verde che prevedono un’area riservata ai bambini.

L’inquinamento. Anche perché l’impatto del fumo sull’ambiente è devastante. I mozziconi gettati in queste aree sono tra le cause principali di gravi incendi. Inoltre un mozzicone di sigaretta impiega fino a dieci anni a degradarsi biologicamente e le tossine finiscono nelle falde acquifere. Un’indagine Doxa ha evidenziato che quasi il 60% degli italiani che non fumano vorrebbe estendere il divieto a parchi e giardini pubblici.

I dati UE. C’è comunque una notizia positiva: secondo la Commissione UE diminuisce l’esposizione al fumo passivo nei Paesi europei. Nel 2012 la percentuale di esposizione e’ stata del 28%, una cifra giudicata in ribasso rispetto al 46% del 2009. In Italia, l’esposizione al fumo passivo dentro i bar negli ultimi sei mesi è stata dell’11%, nei ristoranti del 7% mentre schizza al 41%, pure se ”occasionalmente”, sul posto di lavoro.

La sigaretta elettronica. E poi le abitudini cambiano e sempre più spesso si ricorre alla sigaretta elettronica per abbandonare il tabacco. “Non è ancora stato dimostrato se la sigaretta elettronica possa comportare rischi sull’organismo  Comunque ha una sua utilità per cercare di smettere di fumare. Infatti può ridurre del 50% l’uso delle sigarette e nel 20% dei casi aiuta la persona a smettere completamente, rivelandosi non meno efficace di altri sistemi come, ad esempio, i farmaci specifici, i cerotti alla nicotina, le gomme o i corsi contro questa dipendenza”, conclude Alloisio.

La prevenzione. Il fumo è uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie. E’ considerato responsabile di circa il 30% delle morti per tumore. Fondamentale la prevenzione. Con lo slogan “Libertà! Non mandare in fumo la tua libertà” la Lilt sarà presente su tutto il territorio nazionale, grazie ai suoi 25 mila volontari, per offrire materiale informativo. Le 106 Sezioni Provinciali e i circa 400 Punti Prevenzione/Ambulatori Lilt, saranno aperti e a disposizione dei cittadini per visite e controlli e forniranno indicazioni utili a coloro che desiderano smettere con il tabacco, anche attraverso i corsi per la Disassuefazione dal Fumo organizzati in oltre 80 sezioni provinciali. La linea verde 800 998877 è a disposizione per sostenere tutti coloro che desiderano smettere di fumare. Risponde un’equipe di medici, giuristi, e psicologi per aiutare e consigliare.

di VALERIA PINI

 
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Pubblicato da su 26 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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Rimborso Iva sulla Tia, no a facili entusiasmi: le sentenze vengono impugnate.


(Mestre, 24 maggio 2013) Adico Associazione Difesa Consumatori interviene nel dibattito sulle richieste di rimborso dell’Iva sulla Tia, che nelle ultime settimane si è riacceso sia sulla stampa locale veneziana che a livello nazionale per le iniziative di altre associazioni, per fare chiarezza sulla situazione e dare corretta informazione ai cittadini.

«Adico da oltre un anno porta avanti una campagna di informazione e di attività legate alla richiesta di rimborso dell’Iva pagata sulla Tia, la Tariffa di igiene ambientale, ma già nel 2009 si era attivata in occasione della prima sentenza in merito della Corte Costituzionale, che stabiliva che la competenza sui ricorsi in materia di Tia è delle Commissioni tributarie, considerando quindi di fatto la Tia una tassa – ricorda Carlo Garofolini, presidente di Adico – Nel marzo 2012, con la sentenza 3756 della Corte di Cassazione, che stabilisce come la Tia sia a tutti gli effetti un’entrata tributaria e che in quanto tale non può mai costituire corrispettivo di un servizio reso, Adico ha messo a disposizione di cittadini, aziende e professionisti un modello per la richiesta di rimborso da inoltrare alla società di gestione rifiuti della città di residenza: questo solo per puntualizzare che si tratta di una causa che l’Associazione ha sposato in pieno e che di certo non disconosciamo. Ma alla luce dell’evolversi della situazione, con lo Stato che ancora non fa chiarezza in merito e le società di gestione dei rifiuti che puntualmente impugnano le sentenze che pur danno ragione ai consumatori, di certo non si può cantar vittoria o spingere i cittadini a proseguire nell’iter legale senza illustrare loro tutti i rischi e soprattutto i possibili costi».

Ad esempio di quanto sostiene, Adico porta la storia di un socio veneziano che ha presentato istanza di rimborso avanti il Giudice di Pace, ottenendo il decreto ingiuntivo per la restituzione di circa 300 euro di Iva versata. Ma Veritas si è opposta, contestando la portata delle pronunce della Corte che riconoscevano la natura tributaria della Tia, da cui il tutto ha avuto origine. «E possiamo dire con cognizione di causa che è ciò che purtroppo accadrà anche a quei consumatori di cui abbiamo letto recentemente sui giornali: le società ricorrono in appello, quindi non è corretto presentare ad esempio le decisioni del Giudice di Pace come fosse una vittoria definitiva» conclude Garofolini. Di fronte alla prospettiva di una causa davanti al Tribunale ordinario, infatti, i consumatori nella quasi totalità dei casi desistono, dal momento che anche stando ai soli costi vivi si eccederebbe il valore della somma di cui si richiede la sostituzione, visto che parliamo in media di 400 euro a famiglia. «Senza contare che nel caso in cui si perda in appello, il consumatore si troverebbe costretto anche al pagamento delle spese legali, cosa che va in totale contrasto con lo spirito dell’attività di Adico».

 
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Pubblicato da su 25 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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