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Archivio mensile:agosto 2013

Benedetti quattrini.


I beni “evaporati” a San Giovanni in Fiore. La casa di cura nei locali dell’Abbazia Florense. I soldi delle offerte a San Francesco di Paola giocati in borsa. Quando le vie della religiosità si incrociano con le indagini delle Procure.

IN EDICOLA | Benedetti quattrini

La storia inizia nel 2006, a dicembre. A San Giovanni in Fiore – nella parrocchia che ha nella sua “giurisdizione” anche l’Abbazia Florense – arriva un nuovo parroco, Santo Canonaco. Trova conti svuotati e molte fatture da pagare. Il 7 dicembre di quell’anno scrive una lettera al suo predecessore, Francesco Spadafora. È un elenco di bollette e debiti, ai quali si aggiungono diversi beni di proprietà della Curia: sono “evaporati”. Don Santo “resiste” per otto mesi, poi va via e il suo posto viene preso da don Germano Anastasio. Le liturgie domenicali si sommano a quelle per la ricerca dei beni spariti. Fino a quando i carabinieri non raccolgono la denuncia del nuovo parroco. Parte l’inchiesta della Procura di Cosenza, che cerca di far luce sulla vendita di 50 loculi, ceduti con contratti considerati «assolutamente nulli» dall’accusa. E poi sulla scomparsa di  cornici, confessionali, crocefissi, calici, candelieri. E pure di un inginocchiatoio. C’è anche un capitolo che riguarda la vendita di alcuni terreni a Rocca di Neto: la Curia aveva autorizzato la transazione per 35mila euro; pare che ne siano passati di mano più del doppio.
Don Spadafora patteggia la pena di un anno, ma il procedimento va avanti e sfiora un nome eccellente. È il vescovo di San Marco Argentano-Scalea, Leonardo Bonanno, indagato perché avrebbe rivelato notizie coperte dal segreto proprio a don Francesco.
Dei soldi scomparsi – alcune stime parlano di due milioni di euro – non c’è traccia.
Ma la storia si arricchisce di un nuovo particolare, che non finisce nell’inchiesta ma fa discutere molto tra i monti della Sila. L’ospizio “San Vincenzo de’ Paoli”, che si trova al piano terra e al primo piano dell’abbazia, viene ceduto a titolo gratuito  a una società. Che si chiama proprio “San Vincenzo de’ Paoli srl”. La parrocchia, si legge nell’atto di cessione, era «proprietaria e titolare dell’attività di assistenza agli anziani, svolta da oltre 50 anni». Attività ceduta, il 3 maggio del 2006, alla srl che si era costituita quello stesso giorno. Per un dirigente del Comune, quella srl «esercita l’attività ricettiva di assistenza agli anziani fin dal 1946 ed è l’unica struttura operante sul territorio di San Giovanni in Fiore». Parere necessario per ottenere l’accreditamento. I livelli politici del Comune disconoscono l’atto e reclamano i locali della casa di cura. Ma, a sette di distanza, nulla è cambiato.
È un caso, quello della parrocchia di San Giovanni in Fiore, che si somma ad altri nei quali le procure hanno messo nel mirino la gestione dei denari da parte della Chiesa. A Paola i soldi delle offerte ai frati Minimi sarebbero scomparsi e poi riapparsi su conti privati e in speculazioni di borsa. A San Pietro in Amantea, invece, un parroco avrebbe fatto carte false pur di dare il via all’apertura di un museo dei cimeli tecnologici. Mentre, a pochi chilometri di distanza, a Serra d’Aiello, quel che resta dell’Istituto Papa Giovanni ricorda il caso più doloroso di utilizzo deviato dei fondi (pubblici) destinati a un’attività legata alla Curia di Cosenza: mentre i pazienti della struttura vivevano in condizioni assai poco dignitose, don Alfredo Luberto, responsabile delle finanze dell’Ipg, acquistava per sé dipinti di pregio e attrezzi per tenersi in forma. (0020)

La storia di copertina “Benedetti quattrini”, con i servizi di Roberto De Santo e Pablo Petrasso, è sul numero 115 del Corriere della Calabria, in edicola fino al 5 settembre.

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/17252_in_edicola__benedetti_quattrini/

 

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Cardarelli, chirurgo opera mentre ha l’infarto.


Claudio Vitale, 59 anni, primario nel reparto di Neurochirurgia all’ospedale Cardarelli ha portato a termine l´intervento su un ammalato di tumore al cervello nonostante un attacco cardiaco. Finito l’intervento è stato sottoposto ad “angioplastica” ed è stato ricoverato in Terapia intensiva. Ora stanno bene. Entrambi, medico e paziente
di Giuseppe Del Bello
«Non potevo abbandonare in un momento delicato. E non sono un eroe, ho solo fatto il mio dovere». Si schermisce e glissa sul fatto che ci poteva rimettere la vita, il neurochirurgo che ha continuato ad operare con un infarto addosso.Cardarelli, tarda mattina di lunedì scorso. Sul lettino del complesso di Neurochirurgia c´è un anziano paziente, affetto da “glioblastoma”. È un tumore che ha coinvolto una delicata area del cervello. Gli anestesisti gli infilano l´ago in vena, lentamente parte la soluzione che induce il sonno artificiale. Pronto, “lavato” come si dice in gergo tecnico e con la mascherina sul viso, c´è Claudio Vitale, il 59enne primario “incaricato”. Inizia l´intervento.

Tutto sembra filare liscio, ma Vitale a un certo punto accusa un dolore al petto. È molto forte. Una smorfia, il chirurgo continua. Pensa a un reumatismo, si concentra sul campo operatorio. Ma col passare dei minuti, quel pugno al centro del torace si fa sempre più stretto. Lo specialista intuisce la gravità. Può essere un attacco cardiaco. Lo dice ai collaboratori. Lo invitano a smettere, lui si rifiuta. C´è un´emorragia da dominare e Vitale acconsente solo a farsi fare un prelievo di sangue per avere conferma del sospetto. Dieci minuti e l´infermiere agita il referto: “Infarto posteriore”.

Il medico dovrebbe lasciare, ma da lui ancora un no deciso: «Prima finisco, poi mi ricovero». Sopporta il dolore e conclude l´intervento. Con successo. Nell´antisala è pronta la barella e trenta minuti dopo Vitale è sottoposto ad “angioplastica” per disostruire la coronaria. In serata è in Terapia intensiva. Ora stanno bene. Entrambi, medico e paziente.

http://napoli.repubblica.it/dettaglio/cardarelli-chirurgo-opera-mentre-ha-linfarto/1607055

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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DEPUTATI SCROCCONI: la Vezzali assente a 1041 votazioni su 1043.


valentina-vezzali-parlamentare

Valentina Vezzali è davvero una parlamentare da record: è riuscita a bucare finora 1041 votazioni su 1043 effettuate dalla Camera dei Deputati. Non male no? Solo due volte ha partecipato al voto, una ha marcato visita come “assente” e per il resto (1040) figura “in missione”. In missione dove? In pedana, ovviamente. Lì, infatti, è tornata a raccogliere medaglie d’oro con la maglia azzurra cosa di cui, per l’amor del cielo, le siamo tutti grati. Ma che c’azzecca questo con la seggiola (e lo stipendio) da deputata?
A inizio agosto, prima di partecipare ai Mondiali di Budapest, la Vezzali ha rilasciato un’intervista alla Stampa, in cui s’è difesa dicendo, in sostanza, che il parlamentare lo si può fare anche senza andare a Montecitorio. Perfetto: adesso proviamo ad applicarlo ad ogni mestiere, perché no? Si può essere professori senza andare in aula, si può essere operai senza andare in fabbrica, si può essere impiegati senza andare mai in ufficio… Non sarebbe un mondo meraviglioso? Purtroppo, spiace deludervi: non vale per tutti. Vale solo per le campionesse alla Vezzali, cui si perdona ogni cosa. Tanto è vero che i giornali la dipingono come un’eroina, che ha partorito a maggio e a giugno già era tornata a tirare di scherma, e via dunque con i “mamma da record”, “campionessa e madre” e iniezioni di grande entusiasmo.

Pensate un pò, dopo aver vinto la medaglia ai Mondiali è tornata a casa, a Senigallia, e si è fatta fotografare in riva al mare col passeggino: emozionante, no? Non si ferma davanti a nulla.. E, in effetti, sarebbe tutto perfetto, meraviglioso se Vezzali, mamma e campionessa, non avesse scelto, nel frattempo, anche di candidarsi nelle fila di Scelta Civica e di farsi eleggere deputata. Un impegno che richiede serietà, presenza, dedizione per rispetto degli italiani che le pagano il lauto stipendio alla fine del mese e si aspetterebbero in cambio qualcosa di più che il 99,71% di assenze ai lavori parlamentari. Ora Valentina, inebriata dalla nuova medaglia e dall’incenso dei giornali, ha già annunciato che continuerà fino alle Olimpiadi di Rio del 2016. Ne siamo felici e le garantiamo fin d’ora pieno sostegno e tifo appassionato. Ma in cambio lei ci deve un cosa: la lettera di dimissioni dal Parlamento. (Mario Giordano)

 
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Pubblicato da su 29 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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La Siria e la terza guerra mondiale – Massimo Fini.


Massimo Fini sulla Siria e l’intervento degli Stati Uniti

“La politica di potenza imperiale che gli Stati Uniti stanno esercitando a tamburo battente da quando non c’è più il contraltare dell’Unione Sovietica, e hanno quindi le mani libere, si maschera dietro questioni morali. La Siria è un Paese che dà fastidio, perché legata all’Iran, che è l’arcinemico, non si capisce poi bene il perché, degli Stati Uniti e di Israele. Tra l’altro non si sa affatto se Assad ha usato armi chimiche, ci sono gli ispettori ONU per questo, o l’ONU non conta nulla? Evidentemente non conta nulla perché quando serve c’è il cappello ONU, se non c’è il cappello ONU si aggredisce lo stesso. Questo è avvenuto in Serbia nel ’99, in Iraq nel 2003 e in Libia recentemente. Tutte azioni e aggressioni senza nessuna copertura ONU. Si dovrebbe per lo meno aspettare la relazione degli ispettori. C’è un precedente che dovrebbe consigliare prudenza, non dico agli Stati Uniti che non ne hanno, ma ai suoi alleati, ed è quello dell’Iraq, dove sostenevano che Saddam Hussein avesse le armi chimiche, di distruzione di massa, e poi non le aveva. Certo, lo sostenevano perché gliele avevano date loro a suo tempo, gli Stati Uniti, in funzione anti sciita e anti curda, però non le aveva più perché le aveva usate ad Halabja, gasando cinquemila curdi.
Chi sta combattendo in Siria?
Da una parte c’è il governo di Assad che, fino a prova contraria, è un governo legittimo, rappresentato all’ONU, e dall’altra parte c’è un coacervo di forze tra le più disparate, è difficile anche per gli analisti più attenti capire chi sono, sono tanti segmenti. Non Al Qaeda, che non esiste, ma ci sono gli jihadisti che sostengono una guerra totale all’Occidente, per esempio. Quindi l’intervento sarebbe controproducente, ma siccome gli americani si sono erti a poliziotti del mondo, che decidono chi ha torto e chi ragione, questo li spinge a intervenire comunque. Tra l’altro questa superiorità morale degli americani… John Kerry ha detto che quello che avviene in Siria è una oscenità morale, beh, l’oscenità morale secondo me è degli Stati Uniti. Chi ha usato veramente le armi di distruzione di massa? Parliamo del ’900 e di adesso: gli Americani a Hiroshima e Nagasaki. C’è da tenere presente che Nagasaki, cosa che non si sa, fu bombardata tre giorni dopo Hiroshima, per cui si sapeva che strage si faceva con la bomba atomica. Questo diritto morale degli americani di intervenire ovunque, non è una storia che nasce oggi, nasce per lo meno dalla Serbia, cioè dal ’99, continua con l’Iraq, con la Libia, senza contare le due aggressioni alla Somalia, una nel 2002 e l’altra attraverso l’Etiopia nel 2008 – 2009.
Chi finanzia i ribelli?
Li finanziano l’Arabia Saudita, la Francia, gli stessi Stati Uniti. Siccome utilizzano la loro potenza dietro lo schermo della moralità, il fatto che sia possibile che Assad abbia usato armi chimiche li costringe a intervenire, Obama aveva tracciato una linea rossa, ma chi lo autorizza a tracciare linee rosse in altri paesi? Gli americani hanno sfondato un principio di diritto internazionale che era valso fino a qualche decennio fa, della non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano. I diritti umani sono il grimaldello con cui in realtà intervengono dove vogliono e quando vogliono, anche perché non hanno più contraltare, la Russia non è più una superpotenza. Siamo costretti a rimpiangere tutto, anche la vecchia e cara Unione Sovietica, perché almeno faceva da muro alla poi potenza di costoro. La cosa curiosa, che in questa diciamo compagnia di gente molto morale, molto democratica, c’è l’Arabia Saudita che è nota per essere un Paese rispettoso dei diritti umani, soprattutto quelli delle donne, quindi già questo dice quale sia la vera situazione?
Gli inglesi hanno responsabilità enormi in Medio Oriente, se tu vai, per esempio, a Teheran senti dire morte agli inglesi, comprendono anche gli americani, ma in particolare gli inglesi, perché? Perché hanno fatto il bello e cattivo tempo per un secolo in quella regione, potenza coloniale come erano. Mi ricordo che il sindaco di Londra, Livingstone, molto amato dai sui cittadini, dopo gli attentati londinesi, di qualche anno fa (attribuiti a Al Qaeda, in realtà erano terroristi locali) disse “Sì, certo, gli attentati terroristi sono inaccettabili, però se gli arabi avessero fatto in Gran Bretagna quello che abbiamo fatto noi per un secolo nel mondo arabo io sarei un terrorista inglese”. Gli inglesi marciano di conserva con gli americani, si può anche capire per i legami, quello che non si capisce è la Francia, con queste sue idee di grandeur che abbiamo visto quanto valessero durante la seconda guerra mondiale, la linea Maginot aggirata in cinque giorni. Adesso che può agire liberamente siano socialisti, come Hollande, o conservatori come Sarkozy fa una politica di potenza.
In Libia è stata soprattutto la spinta francese a combinare il disastro, perché sparito Gheddafi si sono scatenate faide interne di tutti i tipi. Le armi di Gheddafi sono finite ovunque, poi i francesi sono intervenuti in Mali perché gli islamisti stavano conquistando il Mali e questo non gli andava bene perché il dittatore maliano era un loro alleato.
La superiorità tecnologica occidentale permette di tutto. Lo scandalo maggiore (non è argomento di questa conversazione) è l’Afghanistan, dove da 12 anni il segretario di stato americano John Kerry ha detto che dopo questa vicenda di Damasco, di questo quartiere, vedendo il padre che cercava di salvare i figli si è messo a piangere. Perché non piange per le migliaia di bambini e bambine uccisi in Afghanistan per a bombardamento dissennati della Nato, americani in testa, di cui noi peraltro italiani siamo complici!
Possibili sviluppi?
Se intervengono militarmente il rischio è che si scateni la terza guerra mondiale, perché credo che l’Iran, alleato della Siria, non resterà inerte, e anche la Russia non potrà rimanere ferma e comunque si incendia tutta la regione. Tutti questi interventi si sono sempre risolti in altri massacri, prendiamo l’Iraq, l’intervento americano ha causato direttamente o indirettamente tra i 650 mila e 750 mila morti! Il calcolo è stato fatto molto semplicemente da una rivista medica inglese che è andata a vedere i decessi durante l’epoca Saddam e i decessi durante il periodo dell’occupazione americana e quindi la cifra più o meno è questa. Quello che è peggio è che avendo squinternato questo paese si è scatenata una guerra tra sunniti e sciiti che causa centinaia di morti la settimana, di cui nessuno parla, perché intanto chi se ne frega! Ormai gli occupanti americani non ci sono più.
Quindi ogni intervento cosiddetto umanitario si risolve in una strage umanitaria. E’ quello che è successo quando intervennero gli americani e parte degli europei nella guerra Iraq – Iran. Gli iraniani stavano per conquistare Bassora che avrebbe voluto dire la caduta immediata di Saddam Hussen. Si disse che non si poteva permettere alle orde iraniane di entrare a Bassora, perché quelle degli altri sono sempre orde, che cosa ha causato questo intervento? La guerra che sarebbe finita nell’85 con un bilancio di mezzo milione di morti è finita tre anni dopo con un bilancio di un milione e mezzo di morti. Saddam Hussein che sarebbe caduto all’istante con la conquista di Bassora è rimasto in piedi pieno di armi fornite dagli Stati Uniti e dagli occidentali. Che cosa fa una rana con un grattacielo di armi sopra? La rovescia nel primo posto che gli capita, quindi Kuwait e quindi Prima Guerra del Golfo.
La storia dei missili intelligenti è grottesca. La prima volta che comparvero questi bombe chirurgiche, missili intelligenti, fu nella Prima Guerra del Golfo, nel ’90, ebbene questi missili intelligenti e bombe chirurgiche hanno fatto 166 mila morti civili, di 33 mila bambini, che non sono meno bambini dei nostri bambini. E’ un dato che continuo a ripetere, quando posso, è un dato accertato, perché è uscito da una fonte insospettabile, che è il Pentagono. E questi sono i missili intelligenti e gli interventi mirati? Non si può credere agli americani né sulle armi chimiche, perché c’è il precedente Iraq, e non si può credere ai missili mirati perché mirati non sono affatto.
L’intervento è illegittimo da tutti i punti di vista. C’è sempre la storia dei due pesi e due misure. In Egitto un governo eletto democraticamente è stato abbattuto dall’esercito finanziato dagli Stati Uniti da sempre, per cui c’è stato un colpo di Stato, ma lì si sta zitti, perché i Fratelli Musulmani non sono nostri amici, anche se non sono affatto estremisti. Secondo me nelle guerre civili bisognerebbe che fosse il verdetto del campo a decidere, a un certo punto se Assad è effettivamente detestato dalla sua popolazione prima o poi cade, deve essere il campo a decidere, ma qualunque intervento esterno in realtà non fa che aggravare e complicare la situazione. Perché poi gli uni portano le armi a quelli, gli altri a quelli altri e così via e la cosa si prolunga invece di finire in tempi ragionevoli.
Le uniche soluzioni lecite sono quelle diplomatiche, quando si possono fare, se non ci sono le due parti hanno diritto di battersi.Adesso non c’è neanche più il diritto di battersi. Io non so se in Siria abbia più ragione Assad a difendere il suo potere o gli altri a volerlo abbattere, è il campo che deve decidere, perché sennò si creano sempre situazioni totalmente provvisorie. È come la Bosnia, appunto, che può esplodere in ogni momento, perché è stata una soluzione totalmente artificiale, anche se questo è un altro discorso.”

 
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Pubblicato da su 29 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Calabria: Esasperato da attesa tenta dare fuoco pronto soccorso, fermato.


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Reggio Calabria – Un uomo di una sessantina d’anni ha gettato del liquido infiammabile davanti la porta del pronto soccorso di Reggio. Probabilmente l’uomo era esasperato dalla lunga attesa al pronto soccorso e avrebbe tentato di darvi fuoco, cospargendo di benzina, contenuta in una tanica, l’ingresso del pronto soccorso degli Ospedale Riuniti di Reggio Calabria. L’uomo è stato bloccato da un’infermiera e consegnato alla polizia. Gli investigatori stanno adesso cercando di ricostruire con certezza quanto avvenuto.

 
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Pubblicato da su 28 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Il sondaggio shock RKW: Movimento 5 Stelle al 31,3%.


Il sondaggio RKW di cui non sono ancora note le fonti attendibili, rivela il M5S al 31%.

Il sondaggio shock RKW: Movimento 5 Stelle al 31,3%.

Dal sito online dell’“Infiltrato” e su “Intopic”, Dall’istituto RKW tedesco arriva il sondaggio shock che in Italia viene occultato: il Movimento 5 Stelle vola al 31%.

Nonostante i sondaggi dei vari istituti italiani danno un crollo significativo dei consensi del M5S, dalla Germania emergono risultati totalmente diversi, infatti, dal sondaggio shock dell’istituto RKW, realizzato mediante interviste telefoniche sulle intenzioni di voto relative ai primi 3 partiti in Italia, M5S, Pd e Pdl, il Movimento di Beppe Grillo sarebbe al31,3%, contro il 25,5% di febbraio.

Dai sondaggi esteri, dunque, i pentastellati, avrebbero guadagnato dopo le elezioni politiche 2013, ben 6 punti di percentuale in soli 70 giorni, alla faccia del crollo significativo a causa dei dissidi e contrasti interni dei neo eletti riguardo il taglio degli stipendi.

Infatti, dal sondaggio shock, i dati mostrano il Pd al 18,6% contro il 25,4% di febbraio, con la perdita di 7 punti percentuali, e il Pdl al 25,4%, contro il 21,6%, con una crescita di soli 4 punti percentuali, e il M5S al 31,3%, con una crescita di 6 punti.

Intanto i contrasti interni del M5S sembrano essere stati risolti in queste ore, infatti, Beppe Grillo ha dichiarato dal suo blog: “Siamo al 30%, ci prenderemo tutto il Paese alle prossime elezioni. Ce lo prenderemo in macerie, saremo la Protezione Civile di questo Paese. Però non voglio più vedere quelle facce, questi dilettanti che stanno nei palazzi dei 20 anni”.

Dunque, dai risultati del sondaggio shock europeo, in confronto a quelli di altri istituti italiani, emergono due scenari completamente diversi, come se si trattasse di due Paesi diversi, infatti, i sondaggi ufficiali italiani danno il M5S al terzo posto in caduta libera, mentre il Pdl in una grande rimonta, insomma, dai sondaggi italiani, lo scomodo, Movimento 5 Stelle, unica opposizione in Italia, sarebbe in costante perdita di consensi, e avrebbe subito un forte calo dei consensi, sia dai dati dell’istituto Tecnè, sia per Swg e sia per Emg.

Per scoprire la realtà, e quale scenario sia davvero rappresentativo delle intenzioni di voto degli italiani, si dovranno attendere le prossime elezioni politiche.

continua su: http://www.fanpage.it/il-sondaggio-shock-rkw-movimento-5-stelle-al-31-3/#ixzz2d1CZ5pmv

 

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Sciopero della fame, Monti visita Pannella: “E’ combattivo”


Il presidente del Consiglio è stato nella clinica dove il leader radicale è ricoverato a causa della sua protesta per le condizioni dei detenuti. Il colloquio ha riguardato i temi della legalità, della giustizia e della situazione carceraria.

Mario Monti ha fatto visita a Marco Pannella alla clinica Santa Maria della Mercede per informarsi delle sue condizioni di salute e incoraggiarlo a desistere dallo sciopero della fame e della sete

 
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Pubblicato da su 22 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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RAGAZZA CIECA MALTRATTATA SUL TRAGHETTO PER BRINDISI. “BUTTIAMO A MARE TE E IL CANE”


BRINDISI – «Buttiamo a mare te e il tuo cane»: è quanto avrebbero detto alcuni membri dello staff della nave traghetto che collega Valona a Brindisi a una ragazza non vedente di 24 anni, studentessa che vive in Italia da 10 anni, che stava effettuando il viaggio verso la Puglia, per vacanza, con il suo cane guida, un golden retriever che si chiama Vera.

Kedrit Shalari, questo il nome della giovane, ha presentato denuncia ai carabinieri una volta arrivata in Italia: è andata alla stazione di Racale (Lecce) dove ha ricostruito tutto l’accaduto. Una volta salita sul traghetto ‘Voyager European’, della compagnia European Ferries, il 16 agosto scorso, dopo aver trascorso un mese a Tirana dalla sua famiglia, Kedrit che viaggia autonomamente proprio grazie all’apporto del cane da accompagnamento, sarebbe stata raggiunta da due persone dello staff che le hanno vietato l’accesso all’interno della imbarcazione: «il cane non può entrare», le hanno detto.

«Gli stessi operatori – spiega la ragazza nella denuncia – si rifiutavano di leggere la documentazione del cane che attesta la possibilità di accesso a ogni luogo ed esercizio pubblico dei cani guida, anche laddove l’accesso ai cani è vietato l’ingresso». «Lo staff – si legge nella denuncia – ha minacciato di espellermi dal traghetto se non mi fossi spostata da tale area, buttandomi a mare insieme al mio cane guida. Mi intimavano poi di viaggiare sul ponte, all’aperto, per un viaggio di durata di 5 ore e mezzo. Il ponte di un traghetto è adibito a zona fumatori, e non al trasporto viaggiatori».

Secondo quanto riferisce la ragazza, nonostante la richiesta, non le sarebbe stato concesso di parlare con il capitano perchè «dormiva e non poteva». La vicenda è stata resa nota da un blog animalista, animebastarde.it, sul quale è intervenuto per stigmatizzare l’accaduto, Giuseppe Terranova, vicepresidente nazionale della Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e presidente del Centro Regionale Helen Keller di Messina, dove Vera è stata addestrata, oltre a Loredana Pronio, presidente dell’associazione animalista Feder Fida.

LA REPLICA «Ho chiesto spiegazioni al comandante della nave Valentis Panagis che mi ha inviato una mail in cui precisa che è per ragioni di sicurezza che a persone che hanno bisogno di assistenza sia assegnato un posto, e in questo caso si è trattato di una sistemazione nel corridoio 6, dove ci sono i salottini, perchè in caso di emergenza sia localizzabile e gli si possa fornire subito soccorso».

È quanto spiega all’ANSA Maurizio Prudentino, l’agente marittimo della compagnia European Ferries, proprietaria della nave Voyager European operante sulla tratta Valona Brindisi sulla quale Kedrit Shalari, la studentessa di 24 anni non vedente, sarebbe stata maltrattata dallo staff che, secondo quanto denunciato ai carabinieri dalla ragazza, le avrebbe intimato di non recarsi con il suo cane guida, Vera, nella zona riservata ai passeggeri e nella sala ristorante. La ragazza, che era in viaggio per Brindisi il 16 agosto scorso, sarebbe stata anche minacciata da una persona dell’equipaggio che le avrebbe detto di attenersi alle disposizioni altrimenti l’avrebbe «buttata in mare con il cane». «Molto probabilmente – aggiunge Prudentino – se le cose sono andate così come descritte, così c’è stato un fraintendimento. Sicuramente si poteva usare una sensibilità diversa. Ad ogni modo il comandante adesso è in mare, arriverà in serata a Brindisi e ci parlerò personalmente. Sono sicuro che avvierà una procedura interna, ascoltando tutti i membri dell’equipaggio, per comprendere esattamente cosa è accaduto. Quanto alle minacce, che sono inammissibili, ognuno risponde delle proprie eventuali condotte. Non sono comportamenti che fanno parte della cultura civile».

Fonte:http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/ragazza_cieca_maltrattata_traghetto_cane/notizie/317545.shtml

 
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Pubblicato da su 21 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Lamezia Terme. Al secondo anno nello staff della nazionale per diversamente abili, il maestro Giuseppe Costanzo del Circolo Scherma Lametino conquista il massimo score: il titolo di campione del mondo.


costanzo-maestro-scherma.Lamezia Terme – Al secondo anno nello staff della nazionale per diversamente abili, il maestro Giuseppe Costanzo del Circolo Scherma Lametino conquista il massimo score: il titolo di campione del mondo di sciabola maschile categoria “A” ai mondiali di Budapest con Alessio Sarri. Inoltre, la truppa azzurra ottiene il podio basso nel fioretto maschile categoria “C” con William Russo (nella foto con il maestro Costanzo). Due straordinari score, che pongono ancora una volta in luce le qualità del valente tecnico calabro. E’ molto probabile che la città della Piana, possa essere la prossima location per due atleti della nazionale italiana in carrozzina. Rammentiamo che anni or sono il Circolo Scherma Lametino ha organizzato con successo una storica esibizione con due olimpionici diversamente abili e in quella occasione il Palasparti, rispetto al trend, si è mostrato veramente gremito. Comunque, Lamezia potrebbe ospitare anche in un futuro prossimo un importante centro per gli atleti disabili. Il club di via Adige, la nuova stagione agonistica è ormai alle porte, continua a brillare di luce propria nel vasto universo sportivo, donando lustro pure all’intera regione con l’impegno vincente nella scherma in carrozzina.

 
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Pubblicato da su 21 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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La Norvegia non ha debito pubblico. Come mai?


Norvegia

Cos’ha la Norvegia che l’Italia non ha? N. Forcheri

La Norvegia sarebbe un caso da studiare e da emulare: un surplus del 10%, un profitto netto dei titoli di stato di Oslo del 6,197%, di più del 4,747% del bund e del 2,931% dei bond svizzeri, il più basso tasso di disoccupazione (Wall Street Italia) .

Quello che l’articolo non dice lo si può trovare facilmente su wikipedia, e cioé che l’economia norvegese è caratterizzata dalla proprietà statale di grossi comparti industriali cruciali come il petrolio (Statoil), l’energia idroelettrica (Statkraft), l’alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor), e che ben il 30% del valore della borsa di Oslo è in mano allo Stato. Se si comprendono anche le partecipazioni in società non quotate, la quota pubblica aumenta drasticamente con i titoli petroliferi diretti. Insomma, la Norvegia ha la sua IRI intatta, prima del golpe bianco del Britannia.

Inoltre il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione. Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale “incidente”.

Poi scopro che il paese, pur essendo il primo produttore ed esportatore di petrolio d’Europa, non è membro dell’OPEC, e che ha fondato un FONDO PENSIONI SOVRANO nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Si aggiunga a questo che non fa parte dell’UE e che la sua corona è pertanto più sovrana/pubblica dell’euro. Infine, la Banca centrale norvegese gestisce uffici di investimento a LONDRA, NEW YORK E SHANGHAI.

Viene da chiedersi: ma se l’Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall’euro?

E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie (come l’ENI) per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa?

E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?

E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell’acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?

E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?

Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?

E se e se e se. Ma come siete ingenui. Noi siamo dei birboni, abbiamo avuto Mussolini, siamo indisciplinati, pizza pasta e mandolino, insomma siamo italiani e meritiamo una penalizzazione. Bisognerebbe come minimo che la Banca d’Italia fosse di proprietà pubblica, con una moneta credito, al contrario dell’euro debito. Bisognerebbe come minimo non avere ceduto al golpe bianco del Britannia (nel 1992, decisione della svendita dell’IRI con l’aiuto della svalutazione della Lira in seguito all’attacco di Soros), per la verità poi neanche riconosciuto come tale dalla stampa ufficiale.

Ieri il ministro portoghese e quello austriaco hanno segnalato la loro contrarietà il primo all’euro, il secondo al bilancio UE per via degli insensati salvataggi delle banche; irlandesi e greci non ne possono più e sono i primi ad avere capito sulla loro pelle quello che negli USA oramai è diventato il segreto di pulcinella, e cioè che Bernanke/Trichet stampano moneta a (nostro) debito per salvare le banche creditrici dei debiti sovrani mentre l’eurocratese continua a mescolare le carte sibilando che è per salvare gli Stati, oramai morti e sepolti dagli stessi eurocrati.

Decidere di uscire dall’euro è possibile in virtù del Trattato di Lisbona: e se la esplorassimo, per rifondare una moneta credito del popolo?

Autrice: Nicoletta Forcheri / Fonte: stampalibera.com

 
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Pubblicato da su 21 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Verona: licenza di rubare per gli zingari. E denunciato il sindaco Tosi.


FALLITALIA – Il Tribunale di Verona assolve gli zingari denunciati dal Comune per essersi allacciati illegalmente alla rete elettrica e idrica. L’unico a passare i guai sarà il sindaco di Verona, accusato di razzismo.

Incredibile sentenza a Verona, dove il Tribunale ha deciso di assolvere 41 sinti. Gli zingari erano stati denunciati dal Comune di Verona per essersi allacciati illegalmente alle reti idriche ed elettriche del Comune nel loro campo nomadi, senza quindi pagare un solo euro per i servizi usufruiti, quando famiglie italiane senza troppi indugi vengono private di tutto non appena non pagano la bolletta.

Il procuratore aveva chiesto 3 anni per occupazione abusiva di suolo pubblico, furto d’acqua e di energie elettrica, ma il Tribunale ha ribaltato la sentenza, assolvendo tutti gli zingari in quanto il fatto non costituisce reato! In poche parole, è stata data la licenza agli zingari di rubare tranquillamente elettricità e acqua! Fessi tutti quelli che ancora la pagano…

Ma oltre al danno la beffa: alla fine di tutta questa storia, colui che rischia di più è il rappresentante del Comune, vale a dire il Sindaco Flavio Tosi, che è stato denunciato per propaganda di idee razziste. No comment…

 
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Pubblicato da su 20 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Crisi, in 7 anni quintuplicati gli italiani alla mensa dei poveri.


COSENZA Hanno perso il lavoro, sono padri separati, economicamente sono al collasso ed ogni sera si recano alla mensa diocesana di Rossano per consumare un pasto caldo. Aumentano sempre di più le persone che non hanno la possibilità di assicurarsi almeno un pasto al giorno e tra questi gli italiani sono in forte aumento. Altrettanto drammatica la situazione degli uomini separati che finiscono per fare ritorno a casa dei genitori e lasciare l’abitazione alla moglie ed ai figli. In sette anni di attività della mensa, il numero di italiani si è quintuplicato. La mensa diocesana è nata nel 2006 perché voluta dall’arcivescovo Santo Marcianò, giunto a Rossano da poco tempo. Se nel 2006 ad usufruirne erano soprattutto stranieri di diversa nazionalità, oggi alla mensa arrivano almeno 30 italiani che consumano il pasto nella struttura mentre altri 15 preferiscono prenderlo e portarlo a casa, probabilmente per vergogna.  Il responsabile della mensa diocesana racconta che «arrivano da noi con il capo chino e poca voglia di parlare. Sappiamo che si rivolgono a noi perché una volta separati e lasciato il tetto coniugale, fanno ritorno dai genitori e non vogliono gravare ulteriormente sulle famiglie. Vengono a mangiare da noi per risparmiare un pasto».  Singolare è la storia di Lorenzo (nome di fantasia), di 54 anni, separato da qualche anno. Lorenzo ha iniziato a lavorare all’età di 9 anni come barista anche se per lo Stato ha solo 25 anni di contributi. «Non mi assume più nessuno – racconta – data l’età, ma io ho una famiglia. Anche se sono separato proprio a causa del mio licenziamento, ho sempre i miei due figli da sostenere. Sono adulti entrambi, uno ha 31 anni e l’altro 25 anni, ma solo uno lavora e guadagna poco più di 500 euro. La mia ex moglie è casalinga e fino a due anni fa percepiva una pensione pari a 276 euro di invalidità perché malata di tumore. Lo Stato ora ha sospeso anche questa piccola pensione perché è guarita. Non mi vergogno a dirlo, io mangio alla mensa e dormo in un magazzino».  La mensa di Rossano è stato il primo segno che la Diocesi ha voluto dare come risposta alla povertà. Questo impegno si è poi sempre più allargato coinvolgendo tutte le realtà del territorio. Sono nate, infatti, due mense nel comune di Corigliano, una mensa nella zona di Mirto, ed anche Cariati ha seguito lo stesso esempio. «Chi bussa alle nostre mense – dice mons. Marcianò – non sono solo immigrati ma vi è tanta gente del nostro territorio che vive momenti drammatici di sofferenza e di povertà. Quasi ogni giorno qualcuno bussa alla porta dell’Arcivescovado per presentarmi le spese da pagare perché i soldi non bastano mai o spesso non ci sono proprio. Tocco quotidianamente con mano la sofferenza che si vive tra la nostra gente. Personalmente incontro ogni giorno giovani in cerca di lavoro». Monsignor Marcianò lancia poi l’allarme per il «problema del gioco d’azzardo. La crisi economica spinge tanta gente a rincorrere l’illusione di guadagni facili attraverso il gioco, ma si tratta di un’illusione amara che finisce per rovinare la vita di singoli e di intere famiglie. Esso aggiunge problemi a problemi. È un dramma con il quale mi confronto quotidianamente vedendo famiglie che a causa del gioco non hanno neppure il necessario per mangiare».

Monica Curia (Ansa)

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/17022_crisi_in_7_anni_quintuplicati_gli_italiani_alla_mensa_dei_poveri/

 
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Pubblicato da su 20 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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L’auto ad aria è quasi realtà.


Il Gruppo Peugeot-Citroen presenta una vettura ibrida alimentata con un secondo motore ad aria compressa. Promette consumi record e costi di realizzazione molto bassi.

di Davide Bianchino

Dopo anni di speranze e tentativi finiti male, forse vedremo presto la prima vettura alimentata ad aria in grande serie. In realtà per ora si tratta di un’auto ibrida, alimentata cioè con doppia propulsione. In questo caso un normale motore a benzina accoppiato ad uno più piccolo ad aria compressa. Ma quando a scendere in campo è uno dei costruttori più blasonati al mondo, è facile prevedere per questa tecnologia ampi sviluppi nel giro di pochissimi anni.

Il Gruppo PSA (Peugeot-Citroen) ha infatti presentato la prima vettura ibrida ad aria compressa. E non lo ha fatto installando questa tecnologia in un fantascientifico prototipo lontano anni luce dalla realtà. La prima auto al mondo ad avere la fortuna di condividere questa innovativa tecnologia, denominata “Hybrid Air”, è infatti una comunissima “Citroen C3”. Non solo: al prossimo Salone di Ginevra (7-17 marzo) il costruttore francese presenterà anche una versione della Peugeot 2008 dotata dello stesso motore.

Anche se i primi modelli destinati al pubblico non saranno in vendita prima del 2016, il fatto che siano stati depositati 80 brevetti per proteggere questa invenzione fa capire quanto la Casa creda nel suo progetto.

La tecnologia ibrido-elettrico è già impiegata da molti costruttori (Toyota in primis) perché permette di tagliare i consumi e di conseguenza anche le emissioni allo scarico. Tanto che molti modelli dotati di questa tecnologia posso anche viaggiare ad alimentazione completamente elettrica, seppur per brevissimi tratti (al max 2-5 km a seconda dei modelli).

A differenza delle classiche ibride, però, la nuova vettura di Peugeot-Citroen rinuncia al motore elettrico in favore di quello ad aria compressa. Di conseguenza scompare anche tutto l’apparato di alimentazione composto dalle costose e pesanti batterie. Che oltretutto, prima o poi, dovranno comunque essere smaltite. Il nuovo motore ad aria compressa è composto semplicemente da una motopompa automatica che provvede a dare una spinta aggiuntiva al motore a benzina, “aiutandolo” nelle partenze e nelle accelerazioni. Il risultato che ne deriva è un calo drastico dei consumi e delle emissioni, proprio perché il motore termico viene utilizzato molto più raramente.

E’ prevista persino una funzione in cui è il solo motore ad aria a spingere la vettura. Potrebbe rivelarsi un jolly utilissimo in quelle città che prevedono l’accesso al centro storico solo a determinate categorie di veicoli ecologici. Ma chi provvede a caricare il serbatoio di aria compressa? In questo caso non è prevista alcuna spesa aggiuntiva né un ulteriore sosta alla stazione di servizio. Durante ogni frenata la motopompa recupera l’energia dispersa funzionando in senso inverso, ricaricando le due bombole dell’aria posizionate sotto al pianale e sotto al bagagliaio.

PSA dichiara consumi nell’ordine di 2,9 L/100km. Che tradotto in un linguaggio più comprensibile significa oltre 34 km al litro! Ma i vantaggi offerti dall’Hybrid Air sono molti e non si limitano solo alla riduzione dei consumi. La Casa francese dichiara infatti costi di produzione più bassi rispetto alle ibride-elettriche, sia per l’assenza delle batterie sia per l’intrinseca semplicità costruttiva del motore ad aria. Inoltre, le piccole dimensioni dei serbatoi permettono di mantenere inalterato lo spazio riservato a passeggeri e bagagli.

Resta solo da verificare se i problemi di affidabilità palesati in passato da questo tipo di motori siano stati del tutto eliminati. Il costruttore, nelle sue ultime dichiarazioni, ha mostrato sicurezza anche da questo punto di vista. Se tutte queste qualità verranno confermate a breve, allora potremo dire concretamente di trovarci di fronte al primo vero passo per realizzare, in un futuro non più così lontano, auto alimentate esclusivamente ad aria. (guarda il video)

http://www.laperfettaletizia.com/2013/03/lauto-ad-aria-e-quasi-realta.html

 
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Pubblicato da su 20 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Benzina, controlli a tappeto della Gdf il 14% dei distributori è fuorilegge.


Potrebbe sembrare una operazione per cercare facile pubblicità, ma dal quadro che emerge dalle ispezioni compiute dalla Guardia di finanza su un campione di 1.216 distributori si materializzano tutti i peggiori sospetti degli automobilisti quando sono costretti a fare rifornimento. Tanto è vero che il bilancio parla di un 14 per cento di impianti fuori norma, con 11 gestori addirittura denunciati alla magistratura e 59 colonnine sequestrate.
Una operazione che fa il paio con l’inchiesta della procura di Varese della primavera scorsa secondo cui le grandi catene tengono i prezzi “artificiosamente” alti per guadagnare di più, tanto che sono stati ipotizzati i reati di aggiotaggio e truffa.

Nel comunicato finale delle Fiamme Gialle su quanto scoperto in questi primi giorni di agosto, in effetti, si legge di tutto. Da banali, si fa per dire, inadempimenti amministrativi e contabili, mancanza di autorizzazioni a comportamento molto più dannosi nei confronti dei consumatori. Nel napoletano alcuni automobilisti sono finiti “in panne” poco dopo aver fatto il pieno; i finanzieri di Casalnuovo hanno proceduto al prelievo di campioni nei distributori della zona, individuando il responsabile. Le analisi chimiche hanno confermato la presenza del 15% di acqua. Il gestore è stato denunciato e l’impianto, con 12 colonnine e 2 cisterne contenenti oltre 20.000 litri di gasolio “annacquato”, è stato sequestrato.

Sempre in provincia di Napoli, è stato scoperto un altro impianto con le schede elettroniche dei contalitri alterate. In questo modo oltre 1.200.000 litri sono stati venduti “in nero” e le relative imposte trattenute dal gestore. In due impianti di Palermo, i finanzieri hanno scoperto la manomissione dei sigilli di taratura apposti dall’Ufficio Metrico e l’alterazione dei misuratori, con l’erogazione di carburante inferiore dell’8% rispetto a quanto visualizzato sui display.

A Reggio Emilia, la benzina effettivamente erogata è risultata inferiore del 10% rispetto a quanto indicato. Il gestore è stato denunciato e la colonnina sequestrata insieme al carburante. Negli altri casi, 68 gestori sono stati sanzionati amministrativamente, tra cui 61 per violazione della disciplina sui prezzi esposti non corrispondenti a quanto indicato dalle colonnine dopo il rifornimento e 7 per rimozione dei sigilli che assicurano il corretto e regolare funzionamento degli impianti.

“L’attività – sottolinea una nota della Gdf- è svolta a tutela non solo degli automobilisti e delle casse dello Stato, ma anche dei tantissimi operatori del settore che operano correttamente. L’erogazione di quantitativi non rispondenti al vero e la miscelazione dei prodotti petroliferi con acqua o altre sostanze, oltre a fornire agli utenti un prodotto scadente se non dannoso per la meccanica, consente ai gestori di creare riserve occulte di carburante venduto separatamente in nero”.

L’operazione è stata subito salutata positivamente dalle associazioni dei consumatori ma non solo. Anche la Coldiretti ha preso posizione: “Le frodi su carburanti determinano in realtà un effetto valanga sull’intera spesa degli italiani in un Paese dove l’88 per cento delle merci viaggia su strada. Con il prezzo della benzina al litro che è in media superiore del 55 per cento a quello di un litro di birra, del 40 per cento di quello di un litro di latte fresco e del 30 per cento a quello di un litro di vino in brik. Un rapporto di cambio che non è eticamente ed economicamente sostenibile e che mette a rischio la ripresa del Paese”.

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Aviaria: 128mila galline da abbattere in Emilia Romagna.


Colpito un allevamento di galline ovaiole dal virus dell’influenza aviaria. Le analisi sono state fatte dal Centro nazionale di referenza di Padova: si tratta di un ceppo ad alta virulenza del tipo H7. L’allevamento colpito, composto da 128.000 galline, è a Ostellato (Ferrara). L’azienda da ieri, quando si è manifestato il sospetto della malattia, è stata immediatamente isolata e sono state già predisposte dall’Ausl di Ferrara e dai Servizi Veterinari della Regione le operazioni di abbattimento, che inizieranno domani. La Regione ha emanato un’ordinanza per l’attuazione di misure straordinarie previste dalla normativa sanitaria europea e nazionale per il contenimento dell’infezione, il monitoraggio degli allevamenti, per la tutela della salute pubblica, sotto lo stretto coordinamento dell’ assessore alle politiche per la salute Carlo Lusenti, dell’ assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni e della vicepresidente Simonetta Saliera. Le misure volte alla prevenzione della diffusione del virus prevedono tra l’altro l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza dell’area colpita, il censimento di tutte le aziende e degli animali presenti, prelievi e accertamenti sierologici da parte dei veterinari, controlli straordinari su tutto il territorio regionale e la sospensione di fiere e mercati di animali di specie vulnerabili.

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Una passerella umana per i diritti dei disabili.


Flashmob sulla spiaggia di Calabaia per sensibilizzare il Comune di Belvedere.

Una passerella umana per i diritti dei disabili

BELVEDERE MARITTIMO (COSENZA) La passerella umana è apparsa questa mattina a Calabaia, spiaggia nel territorio comunale di Belvedere ben nota a villeggianti e surfisti. I primi l’hanno eletta a buen retiro estivo, per i secondi è sinonimo di onde, evoluzioni sulle tavole e grigliate ricostituenti. Per tutti, invece, quella spiaggia è assai poco attrezzata. Mancano i fondamentali: le passerelle per i disabili, per esempio. Non ce n’è neanche una. E i vacanzieri hanno deciso di fare per conto loro, con un flashmob che li ha trasformati in un camminatoio fatto di asciugamani e corpi adagiati per recapitare il messaggio al sindaco di Belvedere, Enrico Granata, chiamato a risolvere il problema. Una settantina di persone stese al sole non per la “banale” tintarella, ma per ricordare alle istituzioni che certi servizi non sono un optional. E i diritti non riposano mai. Neppure quando ci sono di mezzo le ferie.

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Speronato e accoltellato Fermati padre e figlia.


Tragica fine a Praia a Mare per il 62enne Vincenzo Pipolo. Dallo screzio con una famiglia alla morte in pochi minuti.

Speronato e accoltellato<br/>Fermati padre e figlia

PRAIA A MARE (COSENZA) Quella che doveva essere una normale domenica d’estate, a Praia a Mare, nel Cosentino, si è trasformata in una giornata di ordinaria follia. Per un litigio, probabilmente scatenato anche da vecchi rancori, un uomo, Vincenzo Pipolo, di 62 anni, è stato inseguito da una famiglia, i Marrazzo, dei Quartieri spagnoli di Napoli, e ucciso con una coltellata al torace. Giovanni Marrazzo, 49 anni, e la figlia Raffaella, 26 anni, sono stati fermati ad Angri e condotti nel comando dei carabinieri di Cosenza.

LA DINAMICA DELL’OMICIDIO 
Tutto ha avuto inizio nel pomeriggio di domenica quando Pipolo era in sella al suo scooter e stava attraversando le vie del centro di Praia a Mare. A quell’ora le strade della cittadina cosentina erano affollate di persone che si recavano in spiaggia. Il sessantaduenne ha incrociato la Fiat Panda con a bordo Marrazzo, la moglie e le due figlie. Tra la famiglia e la vittima, secondo le indagini, c’erano vecchi rancori per motivi familiari.
I Marrazzo, a bordo della loro Fiat Panda, hanno inseguito il mezzo e lo hanno speronato facendo cadere il sessantaduenne che ha perso il casco. E hanno cercato anche di investirlo con l’auto. Pipolo ha tentato di scappare a piedi, ma Giovanni Marrazzo e la figlia lo hanno raggiunto. Raffaella – secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti – avrebbe cercato di colpirlo con il casco. Sarebbe stato poi il padre ad aggredirlo con un fendente e accoltellarlo al torace. L’uomo è morto all’istante ma sui vestiti non c’erano tracce di sangue, fatto dovuto, probabilmente, a un riversamento interno. Solamente quando è arrivato il medico legale ci si è accorti che era stato colpito con una coltellata al torace. Il cadavere è stato portato in ospedale dove sarà eseguita l’autopsia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Scalea e del Reparto operativo provinciale di Cosenza, guidati dal comandante Vincenzo Franzese, che hanno immediatamente avviato le indagini.
Gli investigatori hanno sentito tutte le persone che erano presenti al momento del litigio e dell’accoltellamento. Dalle testimonianze raccolte è stata ricostruita nel dettaglio la dinamica e il ruolo svolto dalla coppia che era a bordo della Fiat Panda. Padre e figlia dopo l’accoltellamento sono riusciti ad eludere i controlli e i posti di blocco immediatamente attivati dai carabinieri. Ma grazie ad un’intensa attività investigativa sono stati bloccati a Nocera e portati nella notte nel comando provinciale dei carabinieri di Cosenza, dove sono stati interrogati e sottoposti a fermo di polizia. Sul tragico episodio stanno indagando le Procure di Paola (distretto in cui è avvenuto l’omicidio) e Nocera (distretto in cui sono stati fermati) competenti per territorio.

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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IL DURO COMUNICATO STAMPA DEL COCER CARABINIERI.


GOVERNO LONTANO DALLA REALTÀ’ DEL PAESE. UOMINI IN DIVISA INTERFACCIA DI UNO STATO CINICO E PREDATORE CHE GUARDA AL COMPARTO SOLO PER I TAGLI. CITTADINI, CARABINIERI SONO STANCHI.

Durante la riunione odierna, il Consiglio Centrale di Rappresentanza Militare, prendendo atto dei recenti eventi che hanno portato alla cronaca suicidi sia tra i civili e, nuovamente in risalto anche quelli di uomini in divisa, guardando al mondo governativo -politico cosa stia facendo per il paese, ha inteso di formalizzare una dura considerazione a nome dei Carabinieri d’Italia.

IL DURO COMUNICATO STAMPA DEL COCER CARABINIERI. GOVERNO LONTANO DALLA REALTA' DEL PAESE. UOMINI IN DIVISA INTERFACCIA DI UNO STATO CINICO E PREDATORE CHE GUARDA AL COMPARTO SOLO PER I TAGLI.  CITTADINI, CARABINIERI SONO STANCHI.

LA CRONACA ANCORA UNA VOLTA E’ COSTRETTA A RIPROPORRE NUOVI CASI DI SUICIDI DI CITTADINI ITALIANI, INNOCENTI VITTIME DELLE SCELTE DISASTROSE DI UNA CLASSE POLITICA SEMPRE MENO INTENZIONATA A RISOLVERE I GRAVI PROBLEMI CHE ATTANAGLIANO IL PAESE, ARRIVANDO ADDIRITTURA A NON COSTITUIRE UN GOVERNO A DISTANZA DI OLTRE 40 GIORNI DALLE ELEZIONI ED ANCOR DI PIÙ A NON ISTITUIRE LE COMMISSIONI PARLAMENTARI, LA CUI COSTITUZIONE VIENE AGGIRATA ATTRAVERSO LA PREVISIONE DI FANTOMATICHE COMMISSIONI SPECIALI. LA STESSA CLASSE POLITICA CHE  ELEGGE  UN PRESIDENTE DELLA CAMERA CHE DICHIARA CANDIDAMENTE DI NON AVER IMMAGINATO  “CHE IN ITALIA OGGI CI FOSSE TANTA POVERTÀ.” GLI STESSI POLITICI, INOLTRE, HANNO DETERMINATO UN’INSANABILE SITUAZIONE DI DISAGIO E DI IMBARAZZO AGLI STESSI RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI PRESENTI AI FUNERALI DI QUESTE VITTIME INNOCENTI, CHE SONO STATI FATTI OGGETTO DI TUTTA LA COMPRENSIBILE RABBIA DEI CITTADINI, ORMAI STANCHI DELLA COLPEVOLE INERZIA DIMOSTRATA SINO AD OGGI DALLO STATO, QUELLA STESSA RABBIA CHE, ORMAI QUOTIDIANAMENTE, VIENE SCARICATA ADDOSSO ALLE FORZE DELL’ORDINE, SEMPRE PIÙ SPESSO CHIAMATE A DOVER DIFENDERE QUESTE ISTITUZIONI DAL CRESCENTE MALCONTENTO. UOMINI IN DIVISA CHE, PUR MANTENENDO FEDE AI LORO COMPITI, NON SI SENTONO, TUTTAVIA, DI “CONDANNARE” QUEL POPOLO CHE LI INSULTA PERCHÉ LI IDENTIFICA COME L’INTERFACCIA DI UNO STATO CINICO E PREDATORE, QUELLO STESSO STATO CHE DA SEMPRE MANIFESTA LA SUA “RICONOSCENZA” PER L’OPERA SVOLTA DALLE FORZE ARMATE E  FORZE DI POLIZIA CON CONTINUI TAGLI E PENALIZZAZIONI.

9 aprile 2013, Roma, Co.Ce.R. Carabinieri

Fonte: Pianetacobar.eu/ cocer carabinieri/ Aps Romeo Vincenzo

 
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Pubblicato da su 18 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Modena, l’azienda manda i lavoratori in ferie e intanto si trasferisce in Polonia.


Succede alla Firem di Formigine. Il 2 agosto è iniziata la pausa estiva, il giorno dopo ha preso il via il trasferimento delle attrezzature. I 40 dipendenti in presidio per impedire la partenza dell’ultimo macchinario. I sindacati: “Ci hanno detto che chi vuole avrà il suo posto di lavoro nel paese dell’Est Europa”. I proprietari non rispondono più al telefono, nemmeno al sindaco che chiede spiegazioni

Modena, l’azienda manda i lavoratori in ferie e intanto si trasferisce in Polonia

Sono scomparsi i macchinari, le merci e persino i proprietari, che al momento non rispondono né alle chiamate dei rappresentanti sindacali, né a quelle del sindaco. Tutto in pochi giorni, mentre i lavoratori erano in ferie, ignari di tutto. Una doccia fredda per i 40 dipendenti della Firem, storica fabbrica di resistenze elettriche di Formigine, in provincia di Modena, che ora stanno presidiando giorno e notte i cancelli dello stabilimento, per impedire all’ultimo camion rimasto di partire per la Polonia.

La notte del 13 agosto, grazie a un giro di telefonate, gli operai hanno scoperto che la loro azienda era stata quasi interamente svuotata e trasferita in Polonia. Hanno così deciso di interrompere le vacanze e tornare in tutta fretta a Formigine, per bloccare le partenze verso l’Europa dell’est e salvare quello che era rimasto dentro la fabbrica. Quasi nulla, visto che in pochissimi giorni, i proprietari, la famiglia Pedroni, hanno fatto sparire il 90% dei macchinari. “Noi siamo andati in ferie il 2 agosto e, a quanto ci risulta, il 3 agosto hanno cominciato a smantellare gli impianti” racconta Simona Messori, delegata Fiom e da 13 anni impiegata alla Firem. “Hanno chiamato un’azienda esterna, che di notte, con i portoni chiusi, ha raccolto i macchinari e le merci per poi spedirli fuori dall’Italia. Così noi ora ci troviamo, all’improvviso, senza che nessuno ci abbia avvisato, a casa”.

Solo l’intervento dei rappresentati della Fiom di Modena ha impedito la partenza dell’ultimo camion per la Polonia, dove la società ha deciso di aprire un’altra sede, chiudendo quella italiana. “Quello di martedì notte, quando siamo arrivati allo stabilimento, è stato l’unico contatto che fino adesso abbiamo avuto con la proprietà” spiega Cesare Pizzolla, segretario provinciale della Fiom-Cgil di Modena, che ora sta passando le sue giornate davanti ai cancelli della Firem, accanto ai lavoratori. “Ci hanno detto che il 26, al rientro dalle ferie, chi voleva poteva andare a lavorare nella nuova sede, in Polonia. Di aziende purtroppo ne abbiamo viste chiudere tante, ma in 22 anni una cosa del genere non l’avevo mai incontrata”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Comune, che da giorni sta tentando di mettersi in contatto con i proprietari, senza però ottenere alcun risultato. Tanto che è stato costretto a chiedere la convocazione di un vertice via posta. “È una vicenda che ci ha colto di sorpresa” commenta l’assessore Mario Agati. “Non avevamo avuto nessuna avvisaglia che potesse farci pensare a una cosa di questo tipo. Pur comprendendo il periodo molto difficile dal punto di vista economico, comportamenti come quelli dell’azienda Firem sono censurabili sia nei modi, sia nei tempi. Se c’è un problema si affronta, siamo abituati così. Si parla prima con i sindacati e con le istituzioni”.

E in attesa del tavolo di confronto, che dovrebbe aprirsi martedì, il sindacato ha organizzato un picchetto permanente, con tanto di gazebo per ripararsi dal sole cocente, tavoli per mangiare e tende per la notte. “Staremo qui finché non avremo risposte e il 26 ci presenteremo a lavoro, anche senza impianti” fanno sapere i lavoratori. Nessuno di loro avrebbe mai immaginato di trascorrere gli ultimi giorni di ferie davanti ai cancelli della fabbrica. “Una volta è arrivato in azienda un gruppo di quattro polacchi, e noi abbiamo dovuto insegnargli il funzionamento dei macchinari” racconta Nunzia Maresca, lavoratrice della Firem. “In quel momento non avevamo capito il motivo di quelle visite, anche perché l’azienda non aveva ma fatto ricorso alla cassa integrazione. Ora purtroppo è tutto chiaro”.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/16/modena-lazienda-manda-lavoratori-in-ferie-e-intanto-si-trasferisce-in-polonia/685516/

 
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Pubblicato da su 17 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Vigile ucciso, pena ridotta per il rom: “La famiglia lo aveva abituato ai reati”


Remi Nikolic travolse e uccise con un suv il vigile Savarino. Il tribunale dei minorenni di Milano, che lo ha condannato a 15 anni, gli ha concesso le attenuanti generiche sulla base del “contesto di vita familiare”

Vigile ucciso, pena ridotta per il rom: "La famiglia lo aveva abituato ai reati"

Il tribunale per i minorenni di Milano ha concesso le “attenuanti generiche” a Remi Nikolic, il giovane rom che a bordo di un suv travolse e uccise l’agente di polizia locale Niccolò Savarino, anche sulla base del “contesto di vita familiare” nel quale “è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento” e dalla “totale assenza di scolarizzazione”. Lo scrivono i giudici nella sentenza con cui a marzo hanno condannato il ragazzo a 15 anni di carcere. Il pm aveva chiesto per lui 26 anni, senza il riconoscimento delle attenuanti.

Il collegio del tribunale per i minorenni (presidente Daniela Guarnieri), nelle motivazioni appena depositate, spiega di aver riconosciuto al giovane le attenuanti per “i precedenti penali non particolarmente rilevanti (un tentato furto in abitazione e una guida senza patente), il contesto di vita familiare nel quale Nikolic è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento, sostanziale totale assenza di scolarizzazione, l’intensità e la tipologia del dolo (nel caso di specie sia d’impeto, atteso il breve spatium deliberandi e la natura di dolo eventuale)”. I giudici, però, chiariscono anche che le attenuanti generiche non possono essere concesse “nella loro massima estensione”

a causa della “freddezza mostrata immediatamente dopo aver commesso il reato, la fuga, le reticenze e le mendacità”.

Sulla vicenda interviene l’assessore alla Sicurezza della Provincia di Milano, Stefano Bolognini, secondo il quale “è a dir poco sorprendente la giustificazione con cui sono state date le attenuanti al rom che ha brutalmente ucciso un vigile mentre era in servizio. Sono innumerevoli i casi di persone che crescono in contesti di vita familiare disagiati, ma non per questo tutti si sentono liberi di rubare un suv e di andare a investire un uomo”. E ancora: “La sentenza dei giudici rappresenta un grave precedente, perché tutti coloro che vengono qui da clandestini e si mettono a delinquere, senza casa e lavoro, sapranno che potranno sempre beneficiare delle attenuanti concesse a Nikolic. La giustizia italiana ha dimostrato ancora una volta di essere totalmente staccata dalla realtà”.

Il 12 gennaio 2012 l’agente Savarino, 42 anni, mentre stava effettuando un normale servizio di controllo in un parcheggio in via Varè, nei pressi di piazza Bausan, in zona Bovisa, venne travolto dal suv guidato dal nomade e il suo corpo fu trascinato dalla macchina per 200 metri. Soltanto tre giorni dopo, a seguito di indagini serrate, gli investigatori della squadra mobile di Milano, coordinati dal pm Mauro Clerici, riuscirono a fermare in Ungheria il giovane. Ci furono subito dubbi sulla sua vera identità: tra i tanti alias venne preso per buono quello di Goico Jovanovic, 24 anni. Dopo l’estradizione il ragazzo rimase per oltre due mesi nel carcere di San Vittore, con il gip e il tribunale del riesame che confermarono la misura cautelare, malgrado la difesa del giovane, rappresentata dall’avvocato David Russo, sostenesse che era minorenne.

Ci si avvicinava così a un processo davanti al tribunale con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Pena massima: l’ergastolo. La battaglia legale della difesa è andata avanti, però, tanto che è stata poi la stessa Procura di Milano, nell’aprile 2012, a trasmettere gli atti al tribunale per i minorenni perché si poneva seriamente il dubbio della minore età. Il ragazzo è stato quindi trasferito nel penitenziario minorile Beccaria. Poi sono arrivati gli esiti di una perizia medico-antropologica e infine un certificato di nascita recuperato in Francia: si è così scoperto che era stato registrato all’anagrafe come Remi Nikolic ed era nato il 15 maggio del ’94 in un carcere parigino, dove era detenuta la madre.

(16 maggio 2013)

 Fonte:http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/05/16/news/vigile_ucciso_pena_ridotta_per_il_rom_la_famiglia_lo_aveva_abituato_ai_reati-58918290/

 
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Pubblicato da su 17 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Sanità a Montecitorio:10 milioni di euro all’anno per i deputati!


Mentre ai cittadini italiani viene assicurato un servizio sanitario pubblico sempre più scadente – non per responsabilità dei medici, ma della politica che taglia e risparmia su tutto – si scopre che esiste una categoria che, invece, usufruisce di un’assistenza sanitaria di tutto punto pagata dalla collettività:i parlamentari.

A rendere noti solo una parte di questi incredibili dati sono stati i dirigenti del Partito Radicale. Quello che emerge – come ora vedremo – spiega il perché Beppe Grillo ha vinto le elezioni politiche e le stravincerà se si dovesse andare di nuovo al voto. Vediamo insieme di che si tratta.

I dati che vi illustriamo anno riferimento al 2010. Cominciamo con dire che i parlamentari della Camera dei deputati si servono di un’assistenza sanitaria privata da paga da Montecitorio. Va precisato che la Camera assicura il rimborso sanitario privato non soltanto ai 630 deputati, ma anche ai 1109 familiari.

Ebbene, nel 2010 la spesa per l’assistenza sanitaria dei 630 deputati e dei 1109 parenti ei parlamentari è costa circa 10 milioni di euro!

Questa incredibile somma è stata così ripartita:

3 milioni e 92 mila euro per spese odontoiatriche;

oltre 3 milioni di euro per ricoveri e interventi nelle strutture private;

quasi un milione di euro per fisioterapia;

698 mila euro per visite varie;

488 mila euro per occhiali;

257 mila euro per psicoterapia, problemi psicologici o psichiatrici per deputati e loro familiari;

28 mila euro circa per le vene varicose.

Alcuni parlamentari si sono fatti curare dal servizio sanitario nazionale, chiedendo rimborsi pari a 153 mila euro.

I dati dell’ultimo triennio per alcune prestazioni (balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo, elettroscultura ovvero ginnastica passiva, interventi di chirurgia plastica) non sono stati resi pubblici. Perché?

Ancora: perché la Camera dei deputati provvede a fornire un’assistenza integrativa? Ogni deputato potrebbe farsela per conto proprio, come fanno tutti gli altri cittadini italiani. Perché questi privilegi?

Nel dossier si ricorda che, di recente, i parlamentari hanno votato in gran segreto un aumento del proprio stipendio pari a mille e 135 euro al mese. Non gli bastava lo ‘stipendio’ mensile di 19 mila e 150 euro al mese?

Incredibile anche l’elenco di ciò che i parlamentari hanno a disposizione gratuitamente:telefono cellulare, tessera del cinema, teatro, metropolitana, francobolli, viaggi in aereo, autostrade, palestre, piscine, ferrovie, ambasciate, cliniche, assicurazioni infortuni, assicurazione morte, auto blu. E ristorante.

Dopo 35 mesi di attività parlamentare hanno diritto a una pensione. Mentre i normali cittadini debbono aspettare 35 anni (41 anni nel pubblico impiego).

I Partiti – questo non va dimenticato – si prendono i rimborsi elettorali, nonostante l’abolizione del finanziamento pubblico agli stessi Partiti.

Beppe Grillo, ovviamente, ha già detto che non vuole i rimborsi. Pd, Pdl e Monti sono intanto pronti a dividersi oltre 100 milioni di euro!

Nel dossier si legge che un parlamentare della Camera dei deputati costa agl’italiani 2 mila 215 euro al minuto!

Adesso vi è più chiaro il perché il Movimento 5 Stelle non vuole governare con i vecchi politici?

Fonte:http://www.linksicilia.it/2013/03/sanita-a-montecitorio10-milioni-di-euro-allanno-per-i-deputati/

 
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Pubblicato da su 17 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Calabria: Uomo trasuda sangue durante Messa a Piane Crati.


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Piane Crati – Il fenomeno si ripete da sette mesi, ogni domenica, nella chiesa di Santa Barbara di Piane Crati: un uomo va in trance e trasuda sangue. Gli episodi si verificano sempre durante la Santa Messa, al momento della Consacrazione. All’approssimarsi della Elevazione, infatti, Carmine Mancuso, poco meno di sessantanni di età, pensionato, comincia a manifestare pallore e tremori prima di “patire” un mancamento che lo immerge in visioni di trascendenza. Con l’Eucarestia, lo svenimento inizia a svanire per risolversi nello stato antecedente, dopo un’ora-un’ora e mezza. Domenica scorsa, puntuale, alla Messa delle undici, si è palesato l’ennesimo episodio. Oramai abituati al fenomeno, i fedeli presenti hanno assunto un atteggiamento di spontanea protezione e di naturale partecipazione. Da oltre venti mesi, Carmine Mancuso porta sul torace tre ferite aperte, tutte a forma di croce, la più grande in corrispondenza del cuore. Una croce disegnata da carne viva, come fosse scolpita, di fronte alla quale ogni indagine scientifica si è arresa, attestandone la inspiegabilità.

E’ possibile parlare di vere e proprie stigmate? La chiesa, dal suo punto di vista, dice “no”, ma chiunque le riconoscerebbe come tali. Sulla loro sacralità il clero non si è pronunciato. Tuttavia, ha dovuto ammettere come assolutamente vero il “fenomeno”, alla luce degli esiti scaturiti dallo scrupolosissimo esame di una commissione diocesana, istituita ad hoc dall’arcivescovo metropolita di Cosenza – Bisignano, monsignor Salvatore Nunnari. L’organismo di studio, come è stato puntualizzato, si è avvalso “di autorevoli competenze mediche, psicologiche e teologiche”. Alla fine, ha certificato che “il signor Carmine Mancuso presenta tre ferite sul petto a forma di Croce (la maiuscola è testuale, n.d.r.) da più di un anno” e che “le stesse, da circa due mesi, durante la messa domenicale, sanguinano al momento della Consacrazione”. Il documento risale allo scorso mese di marzo ed è stato letto dal parroco della chiesa di Santa Barbara, don Antonello De Luca, durante la Messa delle Palme. La commissione ha ritenuto doveroso “sottolineare” che Carmine Mancuso è “una persona semplice, sana ed equilibrata” e che “gode della stima e dell’affetto di quanti lo conoscono”. “Tutto ciò – secondo la commissione diocesana – non vuol dire che l’esperienza del signor Carmine sia di natura soprannaturale. Solo con il tempo matureranno frutti dai quali si riconoscerà l’albero”. E sino a questo momento, non si può dire che il tempo non abbia confermato la bontà dell’albero, nel senso che la pianta ha continuato e continua a produrre i suoi frutti.

Luigi Michele Perri

 
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Pubblicato da su 17 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Detroit è fallita e ora le case si vendono a 300 euro.


Sono abbandonate e in quartieri fantasma “dove al massimo si può incontrare qualche spacciatore”

Sembrano affari. Case a un quarto d’ora di macchina dal centro di Detroit in vendita a 300 euro. Sì, 300 euro. Case di 120-140 metri quadri con tre camere da letto, due bagni, cucina e salone. E ce ne sono pure da 100 euro, persino da 50 euro. Te le tirano dietro.

Basta fare una passeggiata virtuale su siti di agenzie immobiliari come Realtor.com per trovare diverse di queste villette nei sobborghi a Nord-Ovest di Detroit svendute a prezzi di liquidazione totale. Ma la domanda che s’impone è semplice: qual è la fregatura? L’inghippo c’è, ed è triplice.

Primo, bisogna considerare i quartieri in cui si trovano queste abitazioni super low-cost. Si tratta di aree punteggiate di case abbandonate dove non circola alcun vicino sorridente e pronto a prestarti lo zucchero o la tagliaerba. Al massimo si può incontrare qualche loquace spacciatore di crack. «Case a prezzi assurdi», ha commentato un anonimo lettore su uno di questi siti di saldi immobiliari, «mi domando se il pacchetto comprenda anche le munizioni che ti servono per evitare di essere impallinato in giardino». E un altro ha rincarato la dose: «Lì quando vai a letto devi indossare l’armatura».

Mettiamo che il nostro potenziale acquirente sia un ex marine molto coraggioso, che sa come farsi rispettare e non si scoraggia per la presenza di vicini poco socievoli. Bene, dovrà considerare un secondo problema: la criminalità fa sì che queste case all’interno siano completamente da rifare. Diverse squadre di ladruncoli hanno via via lasciato l’appartamento vuoto. Qualsiasi cosa avesse un minimo valore, dai lampadari ai lavabi dalla moquette agli infissi è stata portata via. Per poterle abitare, queste case, occorre rimetterle a nuovo. Da cima a fondo. «Tutto quello che è trasportabile all’esterno è a rischio», ha spiegato Jeremy Brown, un agente immobiliare di Detroit. «Mentre stai facendo i lavori ti conviene pagare qualcuno che dorma in casa e faccia la guardia. E appena la villetta è sistemata bisogna fare il trasloco alla svelta. Questi non sono quartieri facili, la gente si arrangia come può, cerca di sopravvivere».

Tutto vero. Ammettiamo, però, che nonostante i vicini poco rassicuranti e nonostante la casa sia da rifare completamente, l’idea di un immobile da comprare a 300 euro sia comunque allettante. A questo punto il potenziale impavido acquirente deve considerare un terzo fattore: queste sono case pignorate e abbandonate da anni, per cui chi subentra deve accollarsi le tasse di proprietà anche degli anni precedenti in cui non sono state versate. Solo nel 2011, l’ultimo anno per il quale si dispone di dati, la contea di Wayne di cui Detroit fa parte, si è ritrovata un buco di 170 milioni di dollari per tasse immobiliari non pagate. Tornando al nostro ipotetico acquirente, i grattacapi non sono ancora finiti. Naturalmente deve anche sborsare la commissione all’agenzia immobiliare. E appena firma il contratto la casa viene automaticamente rivalutata, il che si traduce in un aumento delle tasse di proprietà.

A dispetto di tutti questi elementi che fanno pensare che queste case a 300 euro non siano per nulla un affare, ma più probabilmente una rogna, qualcuno può continuare a ritenere che siano un investimento. Specie se, come sperano questi inguaribili ottimisti, in futuro la zona verrà riqualificata.

«Campa cavallo», spiega Jada Hill, che di recente ha comprato con il marito una casa in una zona migliore a 80mila dollari (60mila euro). «In aree così malconce a meno che un mucchio di gente non arrivi tutta allo stesso tempo non si riqualifica un bel nulla. Ciò che deve scolpirsi in testa la gente è che le case non sono delle scommesse, sono dei posti in cui vivere. Finché la gente le compra per rivenderle e non pensa neanche lontanamente di metterci piede come diavolo si fa a rivitalizzare il quartiere?».

Dibattiti e polemiche di una città ufficialmente fallita qualche giorno fa e in forte crisi da decenni, strozzata da un debito che oggi sfiora i 19 miliardi di dollari, dove gli edifici abbandonati sono ben 78mila e dove gli immobili in svendita a prezzi da fine mercato sono migliaia. Si pensi che l’anno scorso all’annuale asta delle case pignorate della contea di Wayne ne sono state sbolognate 12mila, alcune delle quali al prezzo di partenza di 500 dollari (377 euro).

Di fronte a questi dati la domanda è sempre la stessa: come ha potuto Detroit arrivare a questo punto? Come ha spiegato a Linkiesta Thomas Sugrue, professore di Storia e Sociologia all’università della Pennsylvania autore di libri e saggi sul declino della Motor City, si è trattato di un mix di razzismo e cattiva gestione finanziaria.

«A cominciare dagli anni Cinquanta – dice Sugrue – i bianchi si sono trasferiti nell’hinterland, e con loro si sono spostati anche i loro soldi. Le tensioni razziali latenti sono scoppiate sul finire degli anni ‘60, in particolare nel 1967, durante cinque giorni di scontri in cui persero la vita 43 persone: 33 neri e dieci bianchi. Dopo quei fatti la città si svuotò. Così Detroit città ha perso gran parte dei proventi delle tasse. Senza soldi in cassa è difficile ristrutturare scuole, strade, ponti».

Secondo Sugrue l’altro aspetto da considerare è che a partire dagli anni ‘80 il governo federale ha tagliato molto i fondi alle città. Le spese per le metropoli sono passate dal 12 al 3 per cento. «Per cui – continua Sugrue – città come Detroit, che già dovevano far fronte alla diminuzione delle entrate delle tasse perché la popolazione diminuiva si sono trovate in gravissima difficoltà. E invece di prendere decisioni dolorose per snellire il numero dei loro dipendenti hanno continuato a operare come se nulla fosse, sulla base del tornaconto elettorale di breve termine».

Una delle istantanee di questo disastro, a cui ha anche contribuito la grande recessione del 2008, sono queste case fantasma in vendita online a 300 euro o poco più. Sembrano affari, ma il rischio del classico bidone è reale.

Twitter: @damianobeltrami

argomenti: Stati Uniti

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/detroit-case-300-euro#ixzz2cDRScUG2

 
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Pubblicato da su 17 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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“Ecco perché ho sparato alla direttrice di banca”


giovanni rienzi 500

di Fabio Frabetti

Le attività imprenditoriali che si era costruito con fatica gli sono crollate addosso. Così come i rapporti con i figli. A sessantanni passati, Giovanni Rienzi si chiede come possa essere finito in una situazione asfissiante che gli ha tolto praticamente tutto. Anche quella dignità umana che un giorno non gli ha impedito di perdere la testa e di sparare alla direttrice di banca ritenuta la prima responsabile di tutti i suoi guai.

SEGNALAZIONE IGNORATA – Nel giugno del 2001 Giovanni garantisce un finanziamento di 10.000 euro di una terza persona. La direttrice della banca che aveva seguito l’operazione l’anno seguente verrà trasferita presso un’altra filiale. Visti i rapporti di fiducia e di stima con Rienzi, i suoi conti correnti e quelli dei figli vengono migrati presso il nuovo sportello. Nel frattempo Giovanni aveva inviato con raccomandata la sua volontà di recedere dalla fideiussione. «A quella mia comunicazione non ricevetti alcuna risposta. Nel novembre del 2004, considerata la sofferenza bancaria della persona che avevo garantito, vengo segnalato in Crif (banca dati sull’affidabilità creditizia) dal nuovo direttore della prima filiale. Senza che io abbia ricevuto alcuna comunicazione e nonostante la mia richiesta di recesso inviata a suo tempo. A questo punto tutti i canali di credito dovevano essermi inibiti, considerata quella segnalazione. E invece nel 2005 mi vengono concessi tre affidamenti per 365.000 euro di cui 65.000 garantiti dai miei figli. Con questi soldi ho aperto tre lavanderie classiche e due self-service. Si trattava di attività tutte iniziate prima del finanziamento, partite dopo l’assenso verbale della direttrice di banca».

RIENTRO IMMEDIATO – Per il rapporto di fiducia che si era creato tra filiale e imprenditore, nessuno controlla che il suo nominativo fosse segnalato in Crif. E quando nel 2006 il particolare viene a conoscenza della banca, invece di risolvere con il buon senso la questione, si sprigiona su Giovanni e le sue attività una vera e propria rappresaglia: «Alla fine, per quella mia fideiussione, eravamo intorno ai 5000 euro. Invece di mettersi attorno ad un tavolo e trovare una soluzione, mi hanno affossato: è stato bloccato per quattro mesi il conto della società, creandomi non pochi problemi. Gli assegni non trasferibili dell’azienda sono stati incassati sul mio conto personale (una prassi assolutamente illegittima). Vengo protestato per un assegno di 200 euro nonostante avessi liquidità sul conto. Non si è chiaramente trattato di un errore ma di un comportamento voluto. Si è quindi arrivati alla chiusura dei conti ed alla richiesta di rientro. Non riesco a spiegarmi i motivi di una condotta così anomala: la mia segnalazione in Crif poteva essere evitata dal momento che il garante è tenuto a rispondere dell’intera cifra solo alla fine e comunque sia non mi hanno mai chiesto di saldare la parte non pagata dal debitore. Chi doveva oltre alla direttrice controllare subito che non fossi segnalato? Perché mi hanno bloccato il conto per quattro mesi e su che basi dopo la richiesta di rientro ho continuato ad avere assegni e carte di credito? La direzione non ha mai voluto incontrarmi. Ho presentato alla Procura un dettagliato esposto che però è stato inserito tra i “fatti non costituenti reato”. Questo vuol dire che i dipendenti bancari possono fare tutto quello che vogliono? I loro errori godono dell’impunità?».

DISPERAZIONE ESTREMA – Rienzi crolla del tutto quando riceve la lettera in cui veniva informato che la banca aveva ceduto il credito ad una società di recupero. La fideiussione dei suoi figli era nel frattempo lievitata a 250.000 euro. Giovanni pensa allora di mettere in atto un’azione dimostrativa. Il 14 luglio 2009 tenta un ultimo colloquio fuori dalla banca con la direttrice e quando non ottiene le risposte che vorrebbe estrae una Derringer, pistola di picciolo calibro, e ferisce la donna alla coscia sinistra (20 giorni di prognosi). Poi se ne va. In poco tempo viene rintracciato e arrestato: «In quel momento sono andato in tilt. Non potevo accettare che potessero andare dai soci e dai figli a pignorare i beni o le loro buste paga. Si erano fidati di me ed ero io, anche se inconsapevole, a dover fare qualcosa. Volevo incutere timore alla direttrice, magari sparare per terra o sui vetri. L’arma, d’altronde, non era in grado di uccidere. Ho atteso che la donna uscisse dalla filiale e poi le ho mostrato la lettera di cessione del credito. Le ho chiesto se tutto fosse normale e perché mi avesse rovinato i ragazzi. “Questa è la prassi – mi rispose – non possiamo fare niente. I figli sapevano cosa firmavano”. È stato un attimo, ho perso la calma e sparando ho cancellato 60 anni di vita passati onestamente. Malgrado fossi incensurato e non ci fosse pericolo di fuga ho fatto cinque mesi di arresti domiciliari e poi sono stato condannato a due anni e sei mesi senza la condizionale. Non vado per niente orgoglioso di questo mio gesto, ha distrutto la mia vita ed i miei ideali. Avevo sempre creduto nella forza della ragione. Ho sbagliato, ma è giusto portare alla disperazione una persona in questo modo? Non solo sono senza casa e senza lavoro (ho perso anche la pasticceria che avevo avviato) ma sono praticamente invisibile: risulto ancora presidente della mia prima cooperativa e per cancellarmi occorrono 1500 euro, dove le trovo? Per questo non posso iscrivermi nelle liste della povertà, né tanto meno a quelle di disoccupazione. Ho chiesto aiuto,non senza umiliazione, alle assistenti sociali,dicendo che io non volevo aiuti economici, ma solo chiudere quella cooperativa ed accedere così a quel sostegno di cui godono disoccupati ed extracomunitari. Mi hanno risposto di rivolgermi alla Caritas. Mi trovo in queste condizioni per colpe non mie e non andrò mai ad elemosinare un piatto di minestra».

Fonte:http://www.affaritaliani.it/cronache/ecco-perch-ho-sparato-al-direttore-banca140813.html?refresh_ce

 
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Pubblicato da su 16 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Vacanze, i Nas sequestrano 540 tonnellate di cibo avariato.


I carabinieri dei Nas hanno sequestrato 540 tonnellate di alimentari deteriorati in tutta Italia nel corso dell’operazione “Ferie in sicurezza”, per garantire la sicurezza alimentare anche in vacanza. Lo ha reso noto il comando nazionale del corpo con un comunicato.

Nelle oltre 3.400 ispezioni effettuate in tutto il Paese in bar, gelaterie, ristoranti, stabilimenti balneari, 500 Carabinieri dei Nas hanno rilevato irregolarità nel 30% delle strutture controllate, accertando 1.700 violazioni alle normative nazionali e comunitarie, segnalando oltre 1.100 persone alle autorità giudiziarie, amministrative e sanitarie ed elevando sanzioni amministrative per 1 milione e 300 mila euro.

L’attività svolta ha consentito di individuare e sottrarre alla distribuzione commerciale oltre 540 tonnellate di alimenti, di cui 344 tonnellate di pesce e molluschi e 196 tonnellate di alimenti di varia natura (gelati, dolci, miele, carne, formaggi, prodotti da forno, frutta, verdura, bibite e bevande) di ignota provenienza, in pessime condizioni igienico-sanitarie, stoccati in ambienti non adeguati, con date di scadenza superate anche da diversi anni.

Sono state accertate irregolarità igienico-sanitarie e documentali talmente gravi da rendere necessaria l’adozione di provvedimenti di sequestro o chiusura immediata di 27 ristoranti, 5 bar/gelaterie e 7 panetterie.

fonte: sole24ore.it

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Muffa e problemi in appartamento, se i proprietari “latitano” interviene lo Sportello Sfratti e Condominio.


(14 agosto 2013) Un appartamento preso in affitto da soli due mesi che inizia a trasudare umidità, tanto da rovinare tutti i mobili degli inquilini. Un altro in cui muffa e umidità creano una situazione talmente grave da venire certificata anche dall’Ulss. Sono solo due dei casi sottoposti all’attenzione degli esperti di Adico tramite lo Sportello Sfratti e Condominio, attivato da Adico per chi chiede aiuto per problemi legati a casa, condominio e rapporti tra inquilino e proprietario, affrontati da entrambi i punti di vista. In particolare in casi come questi, di appartamenti che dopo pochi mesi presentano pesanti problemi di abitabilità, e di proprietari che non solo non si mostrano collaborativi, ma anzi scaricano la responsabilità sugli inquilini stessi, Adico agisce tramite diffida puntando a una soluzione conciliativa ed extragiudiziale.

Come hanno fatto G.V. e la moglie, di Martellago: a ottobre 2012 hanno preso in affitto un appartamento che poco dopo ha iniziato a presentare pesanti vizi di conformità a causa della consistente presenza di muffa e delle macchie di umidità. I coniugi, non riuscendo a risolvere il problema con pulizia e aerazione dei locali, denunciano la situazione al proprietario, confidando in un intervento da parte sua, ma le numerose richieste di bonifica e di risoluzione bonaria cadono nel vuoto. Così i consumatori segnalano i problemi all’Ulss 13 – Dipartimento di prevenzione, servizio Igiene e Sanità pubblica, che in seguito a un sopralluogo certifica che l’alloggio è antigienico: ma nemmeno la relazione dell’Ulss risolve la situazione, così G.V. Si rivolge all’Adico. «Abbiamo chiesto la riduzione del canone di locazione, oltre all’eliminazione del vizio, per tutelare la salute dei consumatori – spiegano gli esperti di via Volturno – anche perché nell’appartamento assieme a loro vivono la figlia e la nipotina e le condizioni igienico-sanitarie sono sotto il livello minimo. In questi casi si ha diritto a chiedere la riduzione del canone e addirittura la risoluzione del contratto con risarcimento danni».

Situazione analoga quella di B.S., di Mestre: nell’appartamento in cui vive in affitto negli ultimi mesi ha iniziato a comparire abbondante muffa, nonostante sia stato tenuto sempre con cura e diligenza. Il padrone di casa, in seguito a un primo sopralluogo, ha consegnato alla signora due deumidificatori da utilizzare ininterrottamente giorno e notte, garantendo che si sarebbe accollato il costo della bolletta, ma nonostante questo la muffa ha continuato ad aumentare, creando anche problemi di salute alla signora, che come il figlio soffre di asma, tanto da costringerli a chiudere lo scorso marzo il contratto di affitto. Ma nel momento del trasloco, ecco la nuova scoperta: molti mobili, acquistati meno di due anni prima, erano pressoché irrecuperabili perché interamente ricoperti di muffa, per un danno totale di oltre 2.500 euro, oltre a 270 euro di bollette dell’energia elettrica utilizzata per il funzionamento dei deumidificatori. Anche in questo caso è stato chiesto un risarcimento danni, a cui il legale del proprietario ha risposto chiedendo 4.000 euro per il ripristino delle pareti e per la perdita della locazione.

«Queste storie, così diverse l’una dall’altra, dimostrano bene come i problemi legati alla casa possano essere molteplici e gravi – conclude il presidente di Adico Garofolini – e affrontarli da soli porti un grande senso di frustrazione. Meglio affidarsi a degli esperti che sappiano tentare tutte le strade dello stragiudiziale, per evitare di addentrarsi in cause lunghe e costose dall’esito incerto».

fonte:http://www.associazionedifesaconsumatori.it/primo-piano/muffa-e-problemi-in-appartamento-se-i-proprietari-latitano-interviene-lo-sportello-sfratti-e-condominio-2/

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Quattordicenne trasferita d’urgenza a Roma con un C130.


La ragazza è affetta da una grave patologia cardiaca. A bordo del velivolo decollato da Lamezia il personale medico dell’ospedale di Cosenza.

Quattordicenne trasferita d'urgenza a Roma con un C130

COSENZA Nella serata di ieri una ragazza di 14 anni in imminente pericolo di vita a causa di una grave patologia cardiaca è stata trasferita d’urgenza da Lamezia Terme a Linate con un C-130J dell’aeronautica militare per consentirne l’immediato ricovero a Pavia. Il trasporto, richiesto dalla Prefettura di Cosenza e autorizzato dalla presidenza del consiglio, è stato organizzato dalla sala situazioni di vertice dello Stato maggiore aeronautica che ha disposto l’immediata attivazione del volo sanitario con uno dei velivoli della forza armata “in prontezza” per questo genere di esigenze. La giovane paziente è stata imbarcata sul velivolo direttamente a bordo di un’ambulanza del 118 di Cosenza equipaggiata con apparecchiature per l’assistenza medica e il monitoraggio dei parametri vitali. A bordo anche un’equipe medica dell’Azienda ospedaliera di Cosenza. Il C-130J della 46.ma Brigata Aerea di Pisa, dopo aver imbarcato l’ambulanza presso l’aeroporto di Lamezia, è decollato alle 19 alla volta di Linate, dove è giunto intorno alle ore 21. Terminate le operazioni il velivolo ha fatto ritorno a Pisa, sede stanziale del reparto. Il velivolo C-130J è un quadri-turbina da trasporto in servizio dal 2000 in Aeronautica Militare, impiegato in Italia e all’estero dagli equipaggi della 46.ma Brigata Aerea di Pisa. Oltre al trasporto di personale, materiali e mezzi da e per i teatri operativi fuori dai confini nazionali (Afghanistan, Libano, Balcani), i C-130J dell’Aeronautica Militare vengono impiegati, come in questo caso, anche per il trasporto sanitario di urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita o in caso di emergenze e calamità naturali, sempre su richiesta delle Prefetture locali o della Protezione civile. L’aeronautica militare è tra le pochissime forze aeree al mondo in grado di trasportare in sicurezza pazienti bio-contaminati grazie all’impiego di speciali barelle avio-trasportabili.

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Arrestato 38enne per violenza su ex convivente.


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Lamezia Terme – I Carabinieri hanno arrestato Pino Gaetano Migliore di 38 anni. L’arresto è avvenuto a seguito della segnalazione, da parte di alcuni abitanti di una palazzina di via Adda, di una violenta lite che si stava verificando in un appartamento all’ultimo piano. Appena giunti sul posto, i militari, sentendo urla e forti rumori, sono saliti al settimo piano e hanno bloccato, sull’uscio dell’appartamento che aveva la porta d’ingresso completamente sfondata, il Migliore. All’interno dell’appartamento, i militari hanno trovavano una donna straniera B.A.A., 32 anni, rannicchiata dietro un frigorifero caduto a terra, in evidente stato di shock e con evidenti ecchimosi sulla faccia e sulle braccia, pertanto, sul posto è giunto anche il 118.

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L’uomo, che aveva sul corpo i segni dell’aggressione compiuta sulla donna, è stato condotto presso il Comando per le operazioni di rito. La donna, che già un anno fa aveva denunciato un’aggressione, aveva deciso di porre fine al suo rapporto ma, la gelosia dell’uomo – secondo il racconto della donna – l’avrebbe spinto a sfondare la porta dell’appartamento dove momentaneamente si era appoggiata e come una furia le si era scagliato contro raggiungendola con calci e pugni per circa un’ora. Soltanto con l’intervento dei Carabinieri la situazione è tornata alla normalità e la donna è riuscita così a denunciare il suo ex convivente. A Migliore veniva contestato il reato di lesioni, violenza privata, violazione di domicilio aggravata nonché gli atti persecutori. Come disposto dall’Autorità Giudiziaria competente, è stato trattenuto nella camere di sicurezza del Comando Compagnia in attesa del rito per direttissima.

 

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Gli stipendi d’oro della Camera: a falegnami e barbieri 136 mila euro.


camera

Il colabrodo retributivo della Camera non passa solo dagli stipendi dei deputati. Montecitorio ha diffuso quelli dei propri dipendenti. Buste paga d’oro, a cominciare dal segretario generale, che percepisce 406.399,02 euro netti. A seguire il suo vice, con poco più di 304 mila euro.

In questi due casi la retribuzione è fissa: non muta dal momento dell’incarico. Per tutti gli altri 1492 dipendenti, ci sono gli scatti di anzianità. E che scatti: il 2,5% l’anno. Così succede che un “operato tecnico” guadagni, appena messo piede alla Camera,  30.351,39 euro al mese (oltre 2590 euro al mese), che diventano, dopo dieci anni più di 50 mila. Fino a lievitare, dopo quarant’anni di servizio, a 136.120,45 euro. Si dirà: è un ruolo di alta responsabilità. Non proprio: dietro l’etichetta “operatore tecnico” ci sono 59 tra falegnami, barbieri baristi, elettricisti, centralinisti. Saranno di certo grandi faticatori, anche se pare poco giustificabile una differenza economica così marcata rispetto ai colleghi “esterni”.

Per ora, in realtà, non c’è (ancora) nessuno che guadagna così tanto perché nessun operatore tecnico ha un’anzianità superiore ai 35 anni. Ma la Repubblica italiana è ancora giovane.

E’ da ricordare che scatti di anzianità così ripidi hanno avuto, almeno fino al varo della riforma Fornero, un impatto significativo sulle pensioni. Con il vecchio sistema retributivo, il vitalizio si calcolava tenendo presente le ultime buste paga. Lo stesso discorso fatto per gli operatori tecnici vale anche per gli altri dipendenti.

Leggi la Tabelle delle Retribuzioni

ASSISTENTI PARLAEMNTARI – Gli assistenti parlamentari, cioè i commessi che si vedono operare intorno ai deputati, guadagnano inizialmente poco più di 34mila euro, ma poi hanno avanzamenti economici identici a quelli degli operatori tecnici, fino a svettare oltre i 136mila euro dopo 40 anni di attività.

COLLABORATORI TECNICI – Partono da poco più di 30mila euro gli stipendi dei collaboratori tecnici neoassunti, che sono i tecnici per le riprese audio e video della web tv di Montecitorio. I loro stipendi progrediscono più rapidamente delle altre due categorie. Oltre i 61mila euro già dopo il decimo anno, oltre gli 101mila dopo il 20° anno, oltre 136mila dopo il 30° anno, oltre 145mila dopo il 35° anno di attività, per svettare sopra i 152mila euro dopo quarant’anni di atività.

SEGRETARIO PARLAMENTARE – Uno scalino sopra sono i segretari parlamentari, con stipendi compresi in una forbice fra i 34mila euro e i 156mila. Poi ci sono i documentaristi e i ragionieri di Montecitorio che hanno uno stipendio di ingresso di poco meno di 40mila euro, ma possono giungere dopo 40 anni di attività a 237mila euro.

CONSIGLIERI PARLAMENTARI – I consiglieri parlamentari che svolgomo attività di responsabilità e sono, in pratica, i funzionari della Camera dei deputati, partono da una retribuzione di ingresso di oltre 64mila euro. Dopo 10 anni sono poco al di sotto dei 145mila euro, dopo venti superano i 228mila. Dopo trent’anni di anzianità si possono portare a casa 318mila euro, dopo i 40 anni svettano a 358mila euro.

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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SPRECHI DA MONARCA- DAL BILANCIO DEL QUIRINALE: 200MILA IN TELEFONI, 327MILA IN BIANCHERIA E ABITI, 545 PER ARREDI, 399 PER LA “MENSA” PRESIDENZIALE.


Ecco il bilancio del Quirinale: bestiame, biancheria e arredi Il Colle ci costa 243 milioni Le previsioni di spesa per “Casa Napolitano”. E mentre c’è chi chiede un prestito per l’Imu, a Roma si cacciano milioni per gli amici a quattro zampe.

Il Colle costa troppo. Le cifre parlano chiaro. Gli italiani corrono a chiedere prestiti per pagare l’Imu, e invece al Quirinale si spende a tutto gas. Sì, è il caso di dirlo. Secondo il bilancio di previsione per il 2013 di “casa Napolitano”, alla Presidenza della Repubblica si spendono 185,000 euro per portare Re Giorgio in giro per l’Italia e per il mondo. Ma non è l’unica spesa cospicua. A quanto pare al Colle si sta sempre attaccati alla cornetta: la spesa per la telefonia è di 200,000 euro. Napolitano tiene molto anche alla pulizia e al suo vestiario. Un’attenzione maniacale a giudicare dalle cifre. Il bilancio racconta di 327,000 euro che vengono spesi per biancheria e abiti. Occhio anche alle poltrone, alle cassettiere e ai suppellettili del Quirinale. Il buon gusto tra le mura del Colle costa agli italiani ben 545,000 euro,tutti spesi per gli arredi della sede istituzionale. Ma non è finita. Tra banchetti, incontri e cenette a Palazzo, la buona cucina non può mancare. Così il palato del Quirinale ci costa 398.980,00 euro. Infine non bisogna dimenticare l’acquisto, fondamentale per le sorti della Repubblica, di bestiame, macchine e attrezzature agricole per la tenuta di Castelporziano. Costo degli amici a quattro zampe? 144,000 euro. Non male per un periodo di austerity.

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Pizzarotti: “Entro il 2013 debito del Comune estinto e via agli investimenti”


“Entro 2013 estingueremo il debito del Comune Parma. Libereremo investimenti e procederemo con il risanamento delle partecipate”. È il tweet lasciato ieri sulla rete dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Il primo cittadino a 5 Stelle – a pochi giorni dall’avvicendamento all’assessorato al bilancio con le dimissioni di Gino Capelli e la nomina del ricercatore dell’Università di Parma Marco Ferretti – fa riferimento al debito in conto capitale del Comune. A fine luglio verrà presentato il primo bilancio consolidato, in cui saranno presenti anche i dati sulle società partecipate. Nel frattempo, il debito complessivo Comune e partecipate, si è ridotto di 265 milioni di euro, passando da 850 a circa 585 milioni.

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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A Pechino la metropolitana si paga con le bottiglie di plastica.


La metropolitana di Pechino consente ai passeggeri di viaggiare gratis in cambio di bottiglie di plastica. In questo modo i passeggeri possono contribuire a preservare l’ambiente e al contempo risparmiare i soldi del viaggio.
Nel mezzo di trasporto, momentaneamente la linea 10, sono state installate quattro macchine di “reverse vending” atte a raccogliere i recipienti di plastica, secondo quanto riporta il sito China.org.cn.
Per ogni bottiglia il passeggero riceverà tra i 0,5 e gli 0,15 dollari, che significa che con 15 bottiglie ci si può muovere liberamente per una qualsiasi delle 8 linee e 105 stazioni della metropolitana della capitale cinese.
Le bottiglie vengono raccolte in modo automatico e dopo inviate a un impianto di riciclaggio. Il servizio è ancora in fase di rodaggio e dovrebbe essere esteso a tutte le fermate della metropolitana di Pechino.
Le autorità stanno valutando anche la possibilità di estendere questo servizio alle fermate degli autobus e ad altri mezzi di trasporto.

 
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Pubblicato da su 10 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Cyberbullismo: quando i social network spingono al suicidio.


Un’altra vittima del bullismo via web che non ha retto alla pressione: Hannah Smith, una studentessa britannica di 14 anni, ha deciso di mettere fine alle proprie angosce impiccandosi, dopo essere stata oggetto di insulti da parte di troll sul sito Ask.fm. Si tratta solo dell’ultimo caso in Gran Bretagna, dove le vittime del cyberbullismo sono salite a quattro dopo aver navigato in questo sito in cui si scambiano messaggi anonimi. Una situazione talmente preoccupante che le scuole britanniche hanno dovuto diffondere una circolare per avvisare studenti, genitori ed insegnanti circa la pericolosità del fenomeno.

Hannah Smith

Questo social network, presente anche in Italia, è apparentemente solo un forum per domande e risposte su qualsiasi argomento, ma consentendo agli utenti di mandare messaggi in forma anonima, è diventato un mezzo per comunicazioni verbalmente violente, molestie, insulti e minacce. Ad Hannah hanno scritto inviti a bere candeggina oppure frasi tipo ‘Mucca, t…a, se muori nessuno se ne accorgerà‘. E alla fine la ragazzina non ha retto, e prima di suicidarsi ha scritto sul suo profilo Facebook un messaggio che suona adesso come un’autentica richiesta di aiuto: ‘Pensi di voler morire ma in realtà vuoi solo essere salvata‘. Ma l’elenco dei ragazzi morti suicidi per il bullismo via web si allunga tristemente ogni giorno di più, e finora le richieste di interventi legislativi per arginare il fenomeno sono caduti nel vuoto. Come tutelare e salvaguardare le persone più fragili senza intaccare la libertà della Rete, questo il dilemma non da poco a cui i governi internazionali dovranno prima o poi dare una risposta.

Amanda Todd

(Amanda Todd)

Il primo caso che ha fatto scalpore sui media è stato quello di una quindicenne di nome Amanda Todd: tutto inizia con un seno mostrato ad uno sconosciuto su internet, poi la diffusione virale di quelle immagini che di condivisione in condivisione la spingono a togliersi la vita, non prima di aver diffuso su YouTube un video con dei bigliettini per raccontare la sua storia. ‘Cari mamma e papà, tutta la mia vita sono stato deriso, preso in giro, menato ed escluso dagli altri. Voi siete meravigliosi. Spero non vi arrabbierete. Fino a quando non ci incontreremo di nuovo‘, è stato invece l’ultimo messaggio di Tim Ribberink, ventenne olandese, prima di suicidarsi. La sua colpa? Essere un omosessuale, quindi meritevole di derisione eterna dai vigliacchi del web. E poi c’è la terribile storia di Rehtaeh Parsons, 17 anni, canadese, violentata due volte, prima nel corpo un paio di anni prima da alcuni coetanei ad una festa, poi nell’anima, quando ha visto le foto pubblicate sul web. Inutile ogni denuncia, emarginata e trattata come una ragazza facile, ha scelto di impiccarsi, proprio come Hannah.

Carolina Picchio

(Carolina Picchio)

anche in Italia non sono mancati casi che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica: c’è Carolina Picchio che si è tolta la vita per gli insulti continui su Facebook da parte dei compagni di scuola, c’è il video scioccante su YouTube dove una ragazzina mulatta viene aggredita e picchiata a Grosseto. Ma c’è soprattutto la storia di Andrea, il quindicenne gay che a Roma veniva preso in giro perché indossava pantaloni rosa. Anche lui non ha retto alle umiliazioni e ha deciso d farla finita. Tante, troppe storie che si moltiplicano da ogni angolo del globo, e fortunatamente non tutte finiscono con gesti estremi, ma ciò dimostra come queste vicende drammatiche siano solo la punta dell’iceberg di un fenomeno inquietante, a cui finora nessuno è riuscito a porre rimedio.

Fonte: http://cronaca.nanopress.it/articolo/cyberbullismo-quando-i-social-network-spingono-al-suicidio/15231/

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Antica Kroton, Vallone: «Dopo gli schiaffi istituzionali, ora lo scippo»


Il sindaco di Crotone Giuseppe Vallone esprime il suo disappunto per i tagli sui fondi regionali destinati alla bonifica dell’area archeologica calabrese

CROTONE «È uno scippo al territorio. Evidentemente siamo rappresentanti benissimo nella Giunta regionale». Lo ha detto il sindaco di Crotone, Peppino Vallone, come riferisce una nota dell’ente, in riferimento «al taglio di 35 milioni di euro, rispetto ai cento milioni previsti, effettuato dalla Regione con una delibera di Giunta sul progetto della bonifica dell’area archeologica Antica Kroton». Il sindaco che ha ironizzato sulla presenza di tre assessori crotonesi nell’esecutivo regionale – riporta la nota – ha ripercorso l’iter della programmazione che parte da lontano, dal piano per il Sud adottato dal Governo Monti, e che ha visto sempre, sistematicamente, esclusa la città di Crotone da parte della Regione su qualsiasi ragionamento. Un “non rapporto” che ha toccato l’apice con l’esclusione del sindaco e della città, dalla presentazione, in pompa magna, del progetto, allora di 100 milioni, avvenuto a Crotone e che ha visto la partecipazione esclusiva di esponenti del centro destra. «Non credo che in altri contesti calabresi –ha aggiunto Vallone– programmazioni così importanti per i territori siano stati frutto esclusivo di un “made in Scopelliti”. Evidentemente la debolezza, a livello di maggioranza regionale, a difendere il proprio territorio si vede anche in questo. Se guardiamo alla debolezza infrastrutturale del crotonese quanto deciso, in solitudine, dalla Regione appare un paradosso. Se la Regione avesse convenuto con il territorio, e non mi riferisco solo alle istituzioni, forse avremmo potuto mettere in campo percorsi diversi. Questo, naturalmente, non significa da parte nostra disconoscere il progetto dell’Antica Kroton. Noi stessi, per primi ed in tempi non sospetti, abbiamo sostenuto la valenza di questo grande attrattore culturale. Ma qualunque progetto in questo senso deve essere calato in un potenziamento infrastrutturale ed in un sistema di mobilità più ampio possibile affinché dia i risultati sperati». «Dopo che questa città ha subito, schiaffi istituzionali con una violenza inaudita – ha detto ancora Vallone – avremmo potuto far saltare il tavolo. Ma il senso di responsabilità nei confronti della città ha prevalso ed abbiamo partecipato a tutte le riunioni in qui siamo stati chiamati, compresa la firma del recente accordo di programma. Lo abbiamo fatto perché se i 35 milioni hanno ormai preso il volo non possiamo correre il rischio di perdere anche l’opportunità dei restanti 65 milioni di euro che rappresentano, comunque, una risorsa per il territorio. Se non avessimo firmato l’accordo di programma, oltre la zona cesarini, il che la dice tutta sui risultati che si possono raggiungere agendo da soli, anche i sessantacinque milioni sarebbero stati perduti». «Guardiamo avanti – ha concluso – nell’interesse della città. Feste passate, farina promessa, ed impegni a futura memoria, come la ventilata ricollocazione dei fondi nella programmazione 2014/2020 che suona come una presa in giro per il territorio, non ci riguardano. Ribadisco che su questo tema occorre impegno collettivo che deve riguardare tutti prescindendo dall’appartenenza politica». All’incontro con i giornalisti ha partecipato la Giunta comunale al completo, il presidente della Commissione Ambiente Michele Marseglia ed il capogruppo del Pd, Sergio Contarino.

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Nel “Decreto del Fare” rispunta il taglio del 25% agli stipendi dei manager pubblici.


Al termine di una maratona durata fino a mezzanotte è stato trovato l’accordo sui compensi dei manager pubblici: tutti quelli che non rientrano già nel tetto introdotto con il Salva-Italia (circa 300mila euro, quanto guadagna il primo presidente della Cassazione) al prossimo rinnovo si vedranno sforbiciare del 25% i compensi, «a qualunque titolo determinati». Il provvedimento, dopo aver ricevuto il via libera delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, arriverà in Aula nella mattinata alle 9:30. Ieri è arrivata intanto l’annunciata cancellazione del Durt, il contestatissimo documento unico di regolarità tributaria, e nel pomeriggio è stato approvato anche il nuovo pacchetto «Expo», che prevede tra le altre cose l’Iva agevolata al 10% sui biglietti di ingresso all’Esposizione Universale.

Decreto del Fare: governo battuto in Aula su alcuni emendamenti

LO STOP REVOCATO – Nel pomeriggio era trapelata la «forte irritazione» dell’esecutivo, dopo l’intervento dei senatori che, in commissione, per risolvere la questione delle modifiche al tetto agli stipendi dei manager avevano semplicemente soppresso le modifiche introdotte alla Camera, precludendo così il voto sull’emendamento del governo che introduceva una nuova stretta anche per i manager delle società pubbliche quotate. A Montecitorio si erano esentate dal tetto introdotto dal Salva-Italia le società pubbliche non quotate che svolgono servizi di interesse generale, anche di rilevanza economica, restringendo di fatto la sua applicazione. La linea del governo, con una proposta di modifica che non aveva trovato l’accordo delle forze politiche, era invece quello di ampliare la platea di manager cui «sforbiciar» i compensi, prevedendo un taglio del 25% di quelli dei manager delle società pubbliche quotate (e introducendo per le non quotate un sistema «differenziato»).

è iniziato così un duro braccio di ferro, i lavori delle commissioni sono stati sospesi più volti e le riunioni di maggioranza si sono susseguite fino a tardi, con toni molto accesi, fino alla minaccia di rimanere a lavorarci su per tutto il mese di agosto. Il ministro Dario Franceschini ha ribadito la volontà del governo di ridurre i compensi. Alla fine si è trovato un compromesso con il taglio del 25% per tutti i manager delle società pubbliche quotate e per quelle non quotate che emettono titoli non azionari (e loro controllate).

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Luce e gas, contratto sul mercato libero per tutti?


Per i consumatori che vogliano stipulare un contratto di allacciamento alla rete elettrica e a quella del gas, ma anche per chi un contratto ce l’ha già, sembra in procinto di essere fatta passare una rivoluzione silenziosa, quella che farà sparire il mercato a maggior tutela, convogliando la clientela sul mercato libero.

Niente più possibilità di scelta: o il contratto sul mercato libero, oppure niente luce e gas. Quella che si prospetta è una vera e propria rivoluzione che raggiungerà milioni di famiglie, uffici e attività pubbliche e private. Ma la concorrenza e il mercato sono abbastanza maturi per mettere una pietra sopra l’istituzione della maggior tutela ovverosia l’eredità delle vecchie tariffe amministrate rimaste in vigore per tutti fino ai primi anni 2000, quando la liberalizzazione dei mercati energetici non era ancora entrata in vigore?

Il sistema è conservativo e ha favorito il mantenimento dello status quo: uno dei suoi punti deboli è l’iniquità di un sistema che, ancor oggi, finanzia i bassi consumi della collettività (compresi gli utenti più ricchi) e penalizza gli altri (le famiglie numerose e a basso reddito). La domanda che sorge spontanea è la seguente: si possono riprodurre in campo energetico le stesse dinamiche della libera concorrenza nel campo della telefonia?

I vantaggi per il consumatore ci sono ma orientarsi fra il mare delle offerte non è assolutamente facile. Ciascuno deve studiarsi le varie tariffe (in tal senso il punto di riferimento è il sito Sos Tariffe) e capire quale sia, per esempio, la più conveniente per quello che è il suo utilizzo. Il risparmio può andare dal 5 al 10%, questo perché ormai il peso effettivo dei consumi in bolletta è ormai diventato inferiore alla metà. Sulle altre voci non si può intervenire perché si tratta di componenti del prezzo sulle quali legifera l’Authority per l’energia: i costi di distribuzione e gli oneri di sistema, come lo smaltimento del vecchio nucleare o i finanziamenti per le energie rinnovabili. Gli investimenti sulle fonti rinnovabili vengono pagati nelle bollette, quindi più che un investimento delle imprese sono un investimento sul futuro delle prossime generazioni da parte di quelle di oggi.

Dunque niente illusioni: al massimo un 10% di sconto. Una scelta da operare con grande oculatezza fra i vari operatori che si stanno preparando alla battaglia del mercato libero mettendo in campo parecchie offerte, dagli intramontabili gadget agli elettrodomestici, dalla benzina e il diesel in omaggio alla (utilissima) polizza di assicurazione domestica compresa nel prezzo.

Ma attenzione, perché queste promozioni rischiano di distrarre il consumatore dalla questione nodale nella stipula del contratto, vale a dire la scelta della tariffa più adatta per quello che è il nostro profilo di consumo. Anche qui le logiche delle tariffe ricalcano i sistemi della telefonia: si può optare per un prezzo bloccato indipendente dai consumi oppure per una tariffazione che privilegi, invece, il consumo.

La partita è tutta da giocare: se nel settore della telefonia gli italiani sfruttano la portabilità del numero saltellando da un operatore all’altro a caccia della migliore offerta,  il settore energetico sembra essere molto più conservatore.

A dieci anni dalla liberalizzazione del mercato del gas e a 6 dall’apertura dell’elettrico solamente un quarto dei consumatori ha scelto il mercato libero. L’orientamento dell’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas) però sta lavorando proprio per far sparire il mercato a maggior tutela.

Ma la domanda sulla maturità del sistema è più che lecita visto che la maggior parte di coloro che sono passati al mercato libero si ritrovano bollette più esose delle precedenti. Ma non è questo l’unico problema.  L’Authority ha imposto alle società l’installazione dei contatori elettronici digitali che funzionano ma che non vengono teleletti, sono sempre più frequenti, infatti, i casi di bollette pazze nelle quali il prezzo non è determinato dalla telelettura ma dalla lettura “stimata” che talvolta non ha nulla a che vedere con l’effettivo consumo. C’è bisogno di un giro di vite, di costruire una concorrenza in cui la gara si combatta sulla qualità del servizio e non su offerte e promozioni che sono il più delle volte fumo negli occhi.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Fukushima, Tepco: “Acque radioattive”. Prime ammissioni dalla società giapponese.


La Tepco, la società giapponese che gestisce il disastrato impianto nucleare di Fukushima, per la prima volta oggi ha ammesso che acque radioattive accumulate sotto la centrale sono finite nell’Oceano Pacifico. Nei giorni scorsi la società aveva diffuso, tra l’altro, dei dati in cui si riconosce che il livello di radiazioni a cui sono stati esposti i lavoratori dell’impianto può provocare il cancro alla tiroide. E il dato sul numero di persone colpite è superiore di dieci volte alla stima precedente.
La confessione avviene dopo la vittoria alle elezioni parziali del Senato del partito Liberal democratico del premier Shinzo Abe, un partito in grandissima parte favorevole al nucleare. Tokyo electric power (Tepco) aveva annunciato ad inizio luglio che dosi consistenti di elementi radioattivi tossici erano stati individuati in queste acque sotterranee. In particolare era stata rilevata una dose di cesio 134 superiore di 110 volte al normale nei pozzi situati tra il reattore e il mare. Queste sostanze radioattive erano fuoriuscite dai reattori della centrale distrutta dal sisma e dallo tsunami dell’11 marzo 2011, prima di inquinare le acque sotterranee. Inizialmente Tepco aveva sostenuto che queste acque inquinate erano rimaste bloccate dalle fondamenta in acciaio e cemento della centrale. “Adesso crediamo che l’acqua contaminata sia arrivata al mare”, ha dichiarato un portavoce dell’azienda elettrica.
La Tepco, tuttavia, ha sostenuto che l’impatto della perdita radioattiva, in gran parte proveniente dai basamenti degli edifici dei reattori, sia limitata, in considerazione del fatto che “non ci sono tassi di aumento anomalo della radioattività”.
Qualche giorno fa anche in Svizzera è stato registrato un caso di contaminazione radioattiva delle acque, nel lago di Biel, vicino l’impianto di Muehlberg, a 17 chilometri da Berna. Gli scienziati hanno dichiarato “Nessun rischio per i cittadini”, ma Greenpeace ha chiesto l’apertura di un’indagine.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Ecobonus esteso ai grandi elettrodomestici. 65% di detrazione per caldaie e condizionatori


Arriva l’ecobonus per i grandi elettrodomestici, insieme alla detrazione al 65 per cento per le caldaie e gli impianti a pompe di calore, escluse espressamente nel testo iniziale del decreto.
L’aula del Senato ha approvato l’emendamento del governo all’articolo 16 del dl ecobonus che estende ai “grandi elettrodomestici” – come frigorifero, lavatrice e lavastoviglie – lo sgravio Irpef del 50% delle spese, entro un limite di 10mila euro, possibile per l’acquisto di mobili legato alla ristrutturazione. Il bonus sarà spalmato in dieci quote annuali. L’agevolazione, che vale solo per chi effettua anche lavori, vale quindi per 10.000 euro di spesa che si aggiungono ai 96.000 euro del tetto già previsto per gli incentivi.
L’aula di Palazzo Madama ha approvato quasi all’ unanimità provvedimento: i voti favorevoli sono stati 251 e 8 gli astenuti, nessuno ha espresso voto contrario. Il provvedimento passa ora alla Camera per essere convertito prima del 5 agosto.

Il testo del governo ha eliminato la dicitura che rendeva esplicito l’intervento per gli elettrodomestici “a libera istallazione”, ma lo sconto non è limitato ai soli elettrodomestici da incasso, bensì ai “grandi elettrodomestici”. Questi, inoltre, dovranno però avere almeno un consumo energetico di classe A+ (A per i forni).

Per quanto riguarda caldaie e pompe di calore, con un emendamento presentato dal governo al decreto efficienza energetica ed utilizzando dei fondi presso il Ministero dello Sviluppo Economico “è stato possibile trovare risorse che consentiranno di sostenere un comparto importante, contribuendo in questo modo a dare un sostegno deciso al made in Italy”, ha spiegato il sottosegretario allo Sviluppo, Simona Vicari. “Questa misura contribuirà senza dubbio a finanziare tutta la filiera collegata alla produzione ed installazione delle pompe di calore, producendo effetti positivi su tutto l’indotto”, ha aggiunto Vicari.

L’aula del Senato ha anche accolto l’emendamento che limita al 10% l’aumento dell’Iva previsto sui prodotti dei distributori automatici di cibi e bevande. L’emendamento riduce l’aggravio che nel testo originale del decreto era previsto l’aumento dell’Iva al 21%.
Per quanto riguarda i libri di testo, è stato accolto un ordine del giorno che impegna il governo a valutare la possibilità di evitare l’aumento dell’Iva dal 4 al 21% per i supporti integrativi dei libri scolastici.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Brasile, Cina, Africa: ecco dove fuggono i giovani “cervelli” europei.


Matricole inglesi in fuga dal caro-rette. Ingegneri di Lisbona in volo per il Brasile. Laureati in lingue che perfezionano il mandarino e scelgono la Cina, infilandosi nella richiesta continua di insegnanti di inglese. Sono solo tre esempi della “criss-crossing migration”, l’incrocio di talenti sulle strade di Asia, Africa e America Latina. Uno studio della Banca Mondiale analizza le nuove frontiere dell’immigrazione qualificata, in continua crescita tra gli under 30 europei. E inverte la rotta classica dei flussi migratori, da nord a sud del mondo.

È soprattutto il Vecchio Continente a infoltire i numeri del fenomeno. Nel 2012, 328mila portoghesi hanno chiesto e ottenuti permessi per il Brasile, in crescita di 50mila unità rispetto all’anno precedente. E chi non sceglie il gigante latinoamericano punta sull’Africa, orientandosi soprattutto sulle ex colonie di Angola e Mozambico. Spostandosi a est della penisola iberica, le cifre lievitano: in Spagna il numero di emigrati è cresciuto fino alle 500mila unità nel giro di un decennio. E le mete europee, Germania in primis, intercettano solo un terzo degli “spaniards” in viaggio. Secondo i dati Eurostat, il 32% sceglie l’America Latina, il 17% l’Africa, il 10% l’Asia. I restanti agli antipodi. Nel vero senso del termine: Australia, Nuova Zelanda e isole del Pacifico sono terra d’approdo per l’8% degli “esuli” spagnoli.

Grecia e Italia non fanno eccezione, anzi. Dal 2010 a oggi, sono più di 120mila i professionisti e neoprofessionisti greci che hanno cercato un contratto fuori dal Paese d’origine. E in Italia quasi la metà dei 79mila emigranti registrati nel 2012 oscillava tra un minimo di 20 e un massimo di 40 anni. Navigando oltre la Manica, tra Irlanda e Gran Bretagna, l’età media scende ancora. Il 40% dei 300mila irlandesi decollati tra il 2009 ed oggi non ha ancora compiuto i 24 anni. E la spinta all’estero sta assorbendo anche i giovanissimi inglesi, da sempre restii a esperienze fuori dall’isola. Londra è Londra. Ma la scure di Cameron sull’università, con rette dalle 9mila sterline in su e debiti d’onore fino ai 45mila sta convincendo sempre più diplomati a tradire i college della madrepatria. Con itinerari che si aprono dalle vicine Olanda, Danimarca o Germania, a rotte extraeuropee.

Che cosa cercano, i Paesi emergenti o già emersi fuori dai confini europei? Lavoratori qualificati, e giovani, per reggere i ritmi in crescita delle economia. In Brasile, ad esempio, c’è una richiesta media di 20mila ingegneri: ne servono 60mila all’anno, ma le università locali non ne sfornano più di 40mila. In Cina porte spalancate per i docenti di lingua: il “fabbisogno” di insegnanti di inglese, soprattutto a Pechino, cresce con i 300 milioni di cittadini alle prese con la basic grammar anglofona. Senza trascurare i fisioterapisti richiesti in Canada, i medici cercati in India e Nuova Zelanda, i dentisti “corteggiati” dall’Australia. Rotte inedite. Nell’incrocio tra il vecchio e il nuovo della migrazione europea.

(Fonte: http://www.ilsole24ore.it)

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Le offerte per San Francesco giocate in Borsa.


PAOLA Nessuno dei devoti di San Francesco di Paola avrebbe potuto mai immaginare che le offerte devolute ad uno dei Santi che incarna la povertà cristiana sarebbero finite per compravendite in Borsa o nelle tasche di alcuni destinatari di strani bonifici. Eppure è accaduto che il conto corrente del santuario di San Francesco di Paola, nel giro di pochi anni, sia stato completamente prosciugato, provocando un ammanco di circa due milioni di euro. La scoperta è stata fatta dal nuovo tesoriere del Santuario nel momento del passaggio di consegne con il suo predecessore, padre Franco Russo. L’ex responsabile della cassa del Santuario, infatti, da alcuni mesi è stato promosso e trasferito a Roma come assistente generale. Mentre stava per lasciare il suo incarico il frate ha detto candidamente al suo successore, senza fornire spiegazioni, che il conto corrente era prosciugato. Lo stupore per quanto accaduto è stato generale e i vertici religiosi del convento si sono immediatamente adoperati per cercare di capire cosa fosse accaduto. I frati hanno deciso di avviare una serie di verifiche interne per ricostruire tutti i movimenti effettuati. Per cercare di rientrare in possesso del denaro i religiosi hanno anche avviato un’azione civile che però al momento non ha sortito alcun effetto.
Il co-rettore provinciale dell’Ordine dei minimi di San Francesco di Paola, padre Rocco Benvenuto, ha spiegato che «la truffa esiste ed è pari a una somma sotto il milione e mezzo. Le operazioni sono tutte tracciate perché sono state fatte conto su conto. Per questo motivo al momento non abbiamo ancora presentato alcuna denuncia».
Dalle verifiche fatte è stata ricostruita tutta la vicenda. Agli inizi del 2000 le offerte destinate al Santuario confluivano su un conto corrente di una banca di Amantea. Successivamente, nel 2007, in coincidenza con i 500 anni della morte di San Francesco di Paola, l’ex tesoriere avrebbe deciso di chiudere il conto corrente presso la banca di Amantea e di aprirne uno con una banca online. Su quest’ultimo conto sarebbe confluita una somma pari ad oltre due milioni di euro. Ed è da quel preciso istante che sono iniziate le compravendite azionarie e i bonifici. Sono state acquistate azioni di società sportive, di industrie statali e di aziende private. A questo poi si aggiungono una serie di bonifici in favore di alcune persone che non avrebbero legami con la struttura religiosa. Nel convento del santuario di San Francesco di Paola si sta cercando di capire chi fosse in possesso dei codici per poter accedere al conto corrente online. Gli interrogativi ancora privi di risposta sono molti. Il tesoriere del santuario era in grado da solo di poter effettuare compravendite azionarie? C’è stato il coinvolgimento di qualche persona esperta di finanza? Se si sia trattato di una truffa o di un’appropriazione indebita potrà stabilirlo solamente un’indagine penale che avrà inizio quando i frati decideranno di ufficializzare una denuncia alla Procura o alle forze dell’ordine.

Massimo Lapenda (Ansa)

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/16680_le_offerte_per_san_francesco_giocate_in_borsa/

 

 
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Pubblicato da su 1 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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Il Resto del Caffè

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