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Brasile, Cina, Africa: ecco dove fuggono i giovani “cervelli” europei.

07 Ago

Matricole inglesi in fuga dal caro-rette. Ingegneri di Lisbona in volo per il Brasile. Laureati in lingue che perfezionano il mandarino e scelgono la Cina, infilandosi nella richiesta continua di insegnanti di inglese. Sono solo tre esempi della “criss-crossing migration”, l’incrocio di talenti sulle strade di Asia, Africa e America Latina. Uno studio della Banca Mondiale analizza le nuove frontiere dell’immigrazione qualificata, in continua crescita tra gli under 30 europei. E inverte la rotta classica dei flussi migratori, da nord a sud del mondo.

È soprattutto il Vecchio Continente a infoltire i numeri del fenomeno. Nel 2012, 328mila portoghesi hanno chiesto e ottenuti permessi per il Brasile, in crescita di 50mila unità rispetto all’anno precedente. E chi non sceglie il gigante latinoamericano punta sull’Africa, orientandosi soprattutto sulle ex colonie di Angola e Mozambico. Spostandosi a est della penisola iberica, le cifre lievitano: in Spagna il numero di emigrati è cresciuto fino alle 500mila unità nel giro di un decennio. E le mete europee, Germania in primis, intercettano solo un terzo degli “spaniards” in viaggio. Secondo i dati Eurostat, il 32% sceglie l’America Latina, il 17% l’Africa, il 10% l’Asia. I restanti agli antipodi. Nel vero senso del termine: Australia, Nuova Zelanda e isole del Pacifico sono terra d’approdo per l’8% degli “esuli” spagnoli.

Grecia e Italia non fanno eccezione, anzi. Dal 2010 a oggi, sono più di 120mila i professionisti e neoprofessionisti greci che hanno cercato un contratto fuori dal Paese d’origine. E in Italia quasi la metà dei 79mila emigranti registrati nel 2012 oscillava tra un minimo di 20 e un massimo di 40 anni. Navigando oltre la Manica, tra Irlanda e Gran Bretagna, l’età media scende ancora. Il 40% dei 300mila irlandesi decollati tra il 2009 ed oggi non ha ancora compiuto i 24 anni. E la spinta all’estero sta assorbendo anche i giovanissimi inglesi, da sempre restii a esperienze fuori dall’isola. Londra è Londra. Ma la scure di Cameron sull’università, con rette dalle 9mila sterline in su e debiti d’onore fino ai 45mila sta convincendo sempre più diplomati a tradire i college della madrepatria. Con itinerari che si aprono dalle vicine Olanda, Danimarca o Germania, a rotte extraeuropee.

Che cosa cercano, i Paesi emergenti o già emersi fuori dai confini europei? Lavoratori qualificati, e giovani, per reggere i ritmi in crescita delle economia. In Brasile, ad esempio, c’è una richiesta media di 20mila ingegneri: ne servono 60mila all’anno, ma le università locali non ne sfornano più di 40mila. In Cina porte spalancate per i docenti di lingua: il “fabbisogno” di insegnanti di inglese, soprattutto a Pechino, cresce con i 300 milioni di cittadini alle prese con la basic grammar anglofona. Senza trascurare i fisioterapisti richiesti in Canada, i medici cercati in India e Nuova Zelanda, i dentisti “corteggiati” dall’Australia. Rotte inedite. Nell’incrocio tra il vecchio e il nuovo della migrazione europea.

(Fonte: http://www.ilsole24ore.it)

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Pubblicato da su 7 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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