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Cyberbullismo: quando i social network spingono al suicidio.

09 Ago

Un’altra vittima del bullismo via web che non ha retto alla pressione: Hannah Smith, una studentessa britannica di 14 anni, ha deciso di mettere fine alle proprie angosce impiccandosi, dopo essere stata oggetto di insulti da parte di troll sul sito Ask.fm. Si tratta solo dell’ultimo caso in Gran Bretagna, dove le vittime del cyberbullismo sono salite a quattro dopo aver navigato in questo sito in cui si scambiano messaggi anonimi. Una situazione talmente preoccupante che le scuole britanniche hanno dovuto diffondere una circolare per avvisare studenti, genitori ed insegnanti circa la pericolosità del fenomeno.

Hannah Smith

Questo social network, presente anche in Italia, è apparentemente solo un forum per domande e risposte su qualsiasi argomento, ma consentendo agli utenti di mandare messaggi in forma anonima, è diventato un mezzo per comunicazioni verbalmente violente, molestie, insulti e minacce. Ad Hannah hanno scritto inviti a bere candeggina oppure frasi tipo ‘Mucca, t…a, se muori nessuno se ne accorgerà‘. E alla fine la ragazzina non ha retto, e prima di suicidarsi ha scritto sul suo profilo Facebook un messaggio che suona adesso come un’autentica richiesta di aiuto: ‘Pensi di voler morire ma in realtà vuoi solo essere salvata‘. Ma l’elenco dei ragazzi morti suicidi per il bullismo via web si allunga tristemente ogni giorno di più, e finora le richieste di interventi legislativi per arginare il fenomeno sono caduti nel vuoto. Come tutelare e salvaguardare le persone più fragili senza intaccare la libertà della Rete, questo il dilemma non da poco a cui i governi internazionali dovranno prima o poi dare una risposta.

Amanda Todd

(Amanda Todd)

Il primo caso che ha fatto scalpore sui media è stato quello di una quindicenne di nome Amanda Todd: tutto inizia con un seno mostrato ad uno sconosciuto su internet, poi la diffusione virale di quelle immagini che di condivisione in condivisione la spingono a togliersi la vita, non prima di aver diffuso su YouTube un video con dei bigliettini per raccontare la sua storia. ‘Cari mamma e papà, tutta la mia vita sono stato deriso, preso in giro, menato ed escluso dagli altri. Voi siete meravigliosi. Spero non vi arrabbierete. Fino a quando non ci incontreremo di nuovo‘, è stato invece l’ultimo messaggio di Tim Ribberink, ventenne olandese, prima di suicidarsi. La sua colpa? Essere un omosessuale, quindi meritevole di derisione eterna dai vigliacchi del web. E poi c’è la terribile storia di Rehtaeh Parsons, 17 anni, canadese, violentata due volte, prima nel corpo un paio di anni prima da alcuni coetanei ad una festa, poi nell’anima, quando ha visto le foto pubblicate sul web. Inutile ogni denuncia, emarginata e trattata come una ragazza facile, ha scelto di impiccarsi, proprio come Hannah.

Carolina Picchio

(Carolina Picchio)

anche in Italia non sono mancati casi che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica: c’è Carolina Picchio che si è tolta la vita per gli insulti continui su Facebook da parte dei compagni di scuola, c’è il video scioccante su YouTube dove una ragazzina mulatta viene aggredita e picchiata a Grosseto. Ma c’è soprattutto la storia di Andrea, il quindicenne gay che a Roma veniva preso in giro perché indossava pantaloni rosa. Anche lui non ha retto alle umiliazioni e ha deciso d farla finita. Tante, troppe storie che si moltiplicano da ogni angolo del globo, e fortunatamente non tutte finiscono con gesti estremi, ma ciò dimostra come queste vicende drammatiche siano solo la punta dell’iceberg di un fenomeno inquietante, a cui finora nessuno è riuscito a porre rimedio.

Fonte: http://cronaca.nanopress.it/articolo/cyberbullismo-quando-i-social-network-spingono-al-suicidio/15231/

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Pubblicato da su 9 agosto 2013 in Notizie & Politica

 

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