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Archivio mensile:settembre 2013

«Niente scontrini». E Grillo lo sostiene.


Un commerciante di Montalto Uffugo, Roberto Corsi, protesta da mesi contro lo Stato a causa delle sue difficoltà economiche.

MONTALTO UFFUGO Il commerciante di Montalto Uffugo, Roberto Corsi, continua a far parlare di sé. Da qualche mese ha deciso di consegnare carta d’identità, licenza di vendita e non emettere più scontrini per denunciare lo Stato che, dice, lo ha abbandonato. A portarlo come testimonianza «dell’oppressione fiscale subita da commercianti e artigiani», è stato il blog di Beppe Grillo con un post subito ripreso da Giulia Sarti, deputata del Movimento 5 Stelle. «Dovremmo diventare tutti Roberto Corsi», si legge sul sito.
La storia del commerciante è stata riportata da il giornale online lamiapartitaiva.it «Sono 43 giorni», racconta l’uomo, «che ho deciso di buttare fuori lo Stato dal mio negozio. Ho portato il registratore di cassa fuori dal negozio e non emetto più scontrini. Offro ai miei clienti uno sconto del 21%. Ogni volta che vado dal commercialista è una roulette russa. Sei congruo, non sei congruo. Spia gialla, spia verde, spia rossa. La dovete accettare signor sindaco. Preferisco essere clandestino in Italia perché almeno posso guadagnare 36 euro al giorno, quanto prendono i clandestini. Sono stanco – conclude – Sto lottando per i miei figli. Mi sono rimaste solo le mutande».
Le ragione della sua protesta, ha raccontato ai giornalisti il commerciante Roberto Corsi, sono nate da una situazione di esasperazione e difficoltà economica. «Dovevo decidere se lasciarmi andare, come purtroppo fanno tanti imprenditori in questo tragico momento, o difendermi. Ho scelto la seconda strada. Ho il sacrosanto dovere di prendermi cura di mia moglie e dei due miei figli. So benissimo che chi non paga le tasse è un evasore, ma mi trovo in uno stato di necessità. Sono qui, nel mio negozio, non mi nascondo. Ho preferito mettere un piatto caldo sulla tavola della mia famiglia piuttosto che andare a ingrassare con i miei soldi le pance dei nostri politici. Soffro, impotente, per tutto quello che vedo e per i nostri giovani senza futuro».

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/17742_niente_scontrini_e_grillo_lo_sostiene/

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Pubblicato da su 23 settembre 2013 in Notizie & Politica

 

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Corruzione: perquisite diverse sedi di Equitalia.


Cinque indagati, tra cui il direttore di Equitalia Nord Francesco Pasquino. Prendevano mazzette in cambio di dilazioni. L’ira dei Consumatori.

Irruzione della Guardia di Finanza negli uffici di Equitalia di mezza Italia. Sono indagate 5 persone, tra cui il direttore regionale per la Liguria di Equitalia Nord Francesco Pasquino (la società riscuote in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige). L’ipotesi di reato a carico di Pasquino è corruzione, si sospetta che abbia concesso dei favori su alcune cartelle esattoriali e si parla di numerosi episodi.

Da Venezia a Caserta

Il caso è però molto esteso, e coinvolge più persone: oltre agli uffici di alcuni funzionari e diverse sedi dell’Inps le Fiamme Gialle hanno fatto irruzione in 29 sedi di Equitalia a Genova, Roma, Tivoli Venezia, Caserta, Napoli e altre città. Sono in corso anche perquisizioni in abitazioni e uffici di imprenditori e si parla di tre acquisizioni documentali negli uffici di Equitalia, dell’Inps e presso i domicili degli indagati. L’indagine è coordinata dalla Procura di Roma.

Mazzette, rateizzazioni e dati falsi

Secondo l’accusa i funzionari degli uffici esattoriali, previo il pagamento di mazzette, garantivano vantaggi, come rateizzazioni, a imprenditori e professionisti, anche in assenza di requisiti. Gli investigatori, inoltre, ritengono che le cinque persone indagate avrebbero anche interferito nelle procedure di versamento dei contributi previdenziali (di qui le perquisizioni all’Inps) alterando così sia la correttezza dei dati relativi ai pagamenti, sia la loro visibilità, con l’obiettivo di ottenere la rinuncia, da parte dell’ente di riscossione, ad adottare procedure di esecuzione immobiliare.

Equitalia: “Stiamo collaborando”

Immediato è arrivato il comunicato s tampa di Equitalia, dove si legge che la società “sta già collaborando con gli inquirenti affinché venga fatta piena luce sui fatti oggetto di indagine e sulle eventuali responsabilità”.”A tal fine”, prosegue la nota, “rimarrà a disposizione per fornire tutti i documenti e le informazioni necessari e procederà a porre in essere le opportune iniziative a tutela della funzione pubblica dell’agente della riscossione e della propria immagine”.

Ma l’amarezza e la rabbia dei contribuenti, in queste ore, è irrefrenabile. Anche le associazioni di consumatori sono sul piede di guerra, e hanno diramato comunicati di fuoco, chiedendo subito di fare chiarezza “Le indagini devono andare a fondo a quello che per noi oggi è un vero paradosso”, dicono le associazioni dei consumatori. “La macchina che per tanto tempo ha affamato le famiglie con le sue cartelle pazze e i suoi salassi viene indagata addirittura per corruzione nella riscossione dei tributi. L’alterazione della correttezza dei dati nei versamenti e la concessione di rateizzazioni in cambio di denaro è un reato grave e discriminatorio, soprattutto alla luce di tutti i problemi causati da questo grande e disorganizzato apparato”.

Giulia Nitti
Spunti tratti da: il salvagente.it

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2013 in Notizie & Politica

 

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Tlc, l’Europa cambia le regole: Roaming gratuito, tariffe più semplici.


DA LUGLIO 2014 ricevere chiamate in Europa costerà quanto in Italia. E da luglio 2016 non ci saranno più sovrapprezzi di “roaming”” nemmeno per le chiamate in uscita. È una delle grandi novità che porta con sé il pacchetto di norme adottato oggi dalla Commissione europea. Ma ce ne sono molte altre, perché la nuova normativa è una rivoluzione del settore delle comunicazioni elettroniche (telefonia, internet). Lo scopo è inaugurare un mercato unico per questi servizi, in Europa, e così “portare l’Europa fuori dalla crisi, creare posti di lavoro”, riassume Neelie Kroes, il commissario Ue che ha firmato il pacchetto.
L’idea di fondo è ridurre le differenze di regole che ancora permangono tra i diversi Paesi europei in fatto di telecomunicazioni. Differenze che secondo la Commissione stanno stritolando questo mercato, indebolendo gli operatori – soprattutto nei confronti delle controparti extraeuropee – e con loro tutta l’economia del continente. Il taglio del roaming potrebbe sembrare in contraddizione con l’obiettivo di aiutare il mercato delle telco, visto che ne verranno perdite per gli operatori (pari a sei miliardi di euro, si lamentano i big come Vodafone, Orange e Telefonica). Ma Kroes crede che eliminare le “frontiere” tariffarie tra Paesi sia uno stimolo per l’economia (per la circolazione di merci e persone) e quindi indirettamente per tutti i soggetti che operano in Europa. Per di più, il pacchetto dà il diritto agli utenti di fare il cosiddetto “decoupling”: da luglio 2014 poter usare la propria normale sim con i servizi di un altro operatore, all’estero, e così ottenere tariffe di roaming migliori.

Un mercato unico per le telecomunicazioni europee. Altre cose avranno un impatto diretto sul mercato: come la nascita di una licenza unica europea con cui gli operatori potranno offrire servizi su tutti i 28 Paesi dell’unione. Oppure la facoltà della Commissione di armonizzare le regole di settore a livello Europeo, riducendo le attuali divergenze tra i vari Paesi. Stabilire regole comuni e uniformi è una rivoluzione sistemica, per la normativa di settore. Aumentare il potere della Commissione comporta, tra l’altro, limitare lo spazio d’intervento delle Authority Tlc nazionali (Agcom, in Italia). Il sesto (e ultimo) capitolo della proposta Kroes è molto chiaro, a riguardo. Si legge che la Commissione potrà chiedere alle Authority di ritirare alcuni “rimedi regolatori” (nuovi obblighi imposti agli operatori), qualora questi fossero divergenti rispetto alle regole in vigore in altri Paesi.

Dichiarazioni. “Ulteriori progressi sostanziali verso un mercato unico europeo delle telecomunicazioni – ha dichiarato il presidente della commissione europea, Jose Manuel Barroso – sono fondamentali per gli interessi strategici dell’Europa e il suo progresso economico. Per il settore delle telecomunicazioni in sè e per i cittadini che sono frustrati perché non hanno un pieno ed equo accesso ai servizi internet e di telefonia mobile”. “La legislazione proposta oggi – ha aggiunto il vicepresidente, nonché commissario responsabile per l’agenda digitale Neelie Kroes – è una grande notizia per il futuro della telefonia mobile e di internet in Europa. La commissione europea dice no ai premi nel roaming, sì alla neutralità della rete, sì agli investimenti, sì a nuovi posti di lavoro”.

Insomma, l’obiettivo di fare regole comuni in Europa si impone sul libero arbitrio delle Authority nazionali. Questa novità può essere importante soprattutto nei Paesi dove il mercato è molto diverso dal resto d’Europa e che quindi in passato hanno spesso avuto regole nazionali divergenti: come l’Italia, appunto. Sul nostro mercato pesa in particolare la norma che mira ad armonizzare le regole del mercato all’ingrosso (cioè quelle che permettono agli operatori alternativi di usare la rete dell’ex monopolista; Telecom Italia, da noi). Nello specifico, la norma garantisce anche agli ex monopolisti prezzi stabili per l’accesso dei concorrenti alla rete in rame. Tema bollente, in Italia. Agcom ha tagliato a luglio i prezzi e la Commissione le ha chiesto di rivedere questa scelta entro i prossimi due mesi. Con la nuova normativa, gli spazi di manovra Agcom saranno ancora più limitati. Ricordiamo che i costi all’ingrosso in capo agli operatori si riflettono direttamente su quelli che gli utenti pagano per telefono e Adsl.

Nuovi diritti per gli utenti. La normativa guarda anche agli utenti e obbliga gli operatori a una maggiore trasparenza sulla qualità del servizio internet offerto agli utenti, su eventuali limitazioni. Sono aspetti già garantiti in Italia nelle norme Agcom. Da noi però avrà impatto la norma secondo cui nessun contratto può durare più di 24 mesi (quelli di telefonia mobile arrivano a 30) e che comunque l’operatore deve sempre fornire, per tutte le offerte, un’opzione con scadenza a dodici mesi. Un’altra cosa che ancora in Italia non è garantita: avremo diritto a mantenere la nostra mail per due anni quando cambiamo operatore. Potremo avere un servizio di inoltro sulla mail fornita dal nuovo operatore.

Le polemiche sulla libertà di internet. Ci sono anche norme che consentono agli operatori di fare accordi con fornitori di contenuti o servizi (come Google o editori) per offrire agli utenti servizi a qualità garantita. Una sorta di corsia preferenziale su internet che, secondo molti, è una violazione della neutralità della rete, cioè degli equilibri della rete come l’abbiamo conosciuta finora. Kroes si è sempre difesa dicendo che invece il testo tutela la neutralità della rete perché obbliga gli operatori a fornire una qualità minima sui servizi della normale internet. Secondo Kroes, insomma, la nascita dei servizi a qualità garantita non mina quelli di internet. Ma su questo punto c’è stata molta polemica, anche in seno alla Commissione europea, tanto che il testo ha vacillato fino all’ultimo. E’ stato adottato oggi solo per l’impegno, da paciere, del presidente della Commissione José Barroso. Gli interessi economici in gioco, per l’Europa, sono infatti altissimi. “Dobbiamo adottare una proposta che ci permetta di arrivare a un mercato unico delle telecomunicazioni – aveva detto Barroso – e i cittadini sanno che l’Europa ha ridotto notevolmente il costo del roaming. La nostra proposta confermerà questa possibilità, che offrirà nuove opportunità anche per le imprese”.

I prossimi passi. Le polemiche comunque potrebbero avere ancora un peso sul destino delle nuove norme. Adesso infatti il testo dovrà andare in Parlamento e in Consiglio europeo, prima di diventare legge in tutti i Paesi dell’Unione. Soprattutto in Parlamento UE i politici sostenitori storici della neutralità della rete (come i socialisti) faranno probabilmente battaglia contro il testo della Commissione.

 

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2013 in Notizie & Politica

 

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Lamezia: Esplosione in azienda area industriale, due morti.


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Lamezia Terme – Un’esplosione si è verificata all’interno della zona industriale ex Sir. Sembra si tratti di un’ azienda che produce biodiesel. Dalle prime indiscrezioni che trapelano sembra che l’incendio abbia interessato una caldaia. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco assieme alle forze dell’ordine e personale del 118. Aggiornamenti e foto nei prossimi minuti.

Aggiornamento

L’esplosione è avvenuta all’interno dello stabilimento di San Pietro Lametino della Ilsap Biopro, un’azienda che produce oli raffinati, biomasse, glicerina e biodiesel. Secondo le prime notizie fornite dalle forze dell’ordine due operai sono morti ed un terzo è rimasto ferito. Sul posto sono intervenuti, oltre alle forze dell’ordine, i vigili del fuoco, che stanno accertando la natura di vapori che si sono liberati nell’aria.

E’ molto grave l’operaio rimasto ferito nell’esplosione della cisterna nell’azienda Ilsap di San Pietro che è stato trasportato a Catania dall’elisoccorso. L’uomo ha ustioni su tutto il corpo e le sue condizioni sono disperate. Nel momento dell’esplosione, secondo le prime notizie raccolte dagli investigatori, nel silos erano in corso lavori di manutenzione. Una gru con un cestello per fare salire gli operai è ancora vicino alla struttura. Nel frattempo sul posto è giunto anche il sostituito procuratore Luigi Maffia. Ancora sono sconosciute le dinamiche dell’incidente, ma le forze dell’ordine e i vigili del fuoco stanno effettuando ulteriori rilievi. La zona è interdetta alla maggior parte delle persone presenti sul posto che attendono al di fuori dell’azienda. I due operai morti sono originari di latina mentre l’operaio ferito di Firenze. Secondo quanto riferiscono alcuni testimoni sembra che una delle due vittime sia stata scaraventata a diversi metri di distanza mentre l’altra vittima è rimasta nel cestello sul quale si trovava nel momento in cui è stata investita dall’onda d’urto. Proprio per questo il recupero di questa seconda vittima è risultata sin da subito molto difficoltosa. Sembrerebbe che due operai siano rimasti intossicati. 

I due operai morti sono Daniele Gasbarrone di Latina e Alessandro Panella di Velletri, entrambi di 32 anni. L’operaio ferito, invece, è Enrico Amati, di 37 anni, della Val di Chiana, in Toscana. La sede legale della Ilsap Bipro, l’azienda in cui è avvenuto l’incidente, è a Latina, mentre quella operativa è a Lamezia Terme. Le due vittime, secondo quanto si è appreso, lavoravano come saldatori e non è escluso fossero impegnati nella manutenzione della cisterna. Una donna che ha assistito all’incidente ha detto di avere sentito uno scoppio e di avere visto una fiammata e qualcosa che volava in aria. Sono stati investiti da una fiammata improvvisa, mentre stavano facendo lavori di saldatura, i due operai morti e quello rimasto ferito in maniera molto grave nell’esplosione. Uno dei cadaveri, completamente carbonizzato, si trova nel cestello di una gru posizionata a fianco del silos e sulla quale lavoravano gli operai. Gli investigatori non escludono che si possa essere formata una nuvola di gas derivante dalla lavorazione degli oli.

REAZIONI

Presidente Napolitano: “Sono particolarmente colpito”

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, particolarmente colpito dalla notizia del tragico incidente sul lavoro verificatosi nell’area industriale di Lamezia Terme in cui hanno perso la vita due operai, ha espresso ai familiari delle vittime sentimenti di commosso cordoglio e di partecipe vicinanza. Lo rende noto un comunicato del Quirinale nel quale si sottolinea che ”il Capo dello Stato continua a seguire le condizioni di salute dell’altro operaio rimasto ferito”.

Vescovo di Lamezia monsignor Cantafora

“Abbiamo appreso con sgomento e profonda tristezza la notizia del grave incidente nell’area industriale di Lamezia Terme. Queste sono ore di dolore e angoscia che nessuno vorrebbe vivere. In questo momento, penso alle mogli e ai figli che a casa, sono venuti a conoscenza di questa tragedia, sono loro particolarmente vicino. Raccomandiamo al Signore le vittime e i loro familiari, mentre unanime si fa l’appello per la sicurezza di chi lavora. Mentre si attende di comprendere le dinamiche di questo incidente, invito tutta la comunità diocesana a stringersi nella preghiera e ad essere solidale con quanti vivono queste ore di dolore”.

Sindaco di Lamezia Speranza

“Apprendo in questo momento della gravissima tragedia avvenuta in un’azienda dell’area industriale di Lamezia, due lavoratori morti e uno gravemente ferito. Esprimo lo sgomento e il profondo cordoglio dell’Amministrazione e della città. Siamo vicini alle famiglie delle vittime e dei feriti. La polizia municipale ed i responsabili di altri settori del comune sono già sul posto a portare soccorso. Mi sto recando personalmente sul luogo della tragedia a rendermi conto della situazione”.

Partito della Rifondazione Comunista

“In Calabria la salute e la sicurezza dei cittadini è messa a dura prova non solo dalla gravità delle condizioni socio economiche in cui versa la regione ma anche dalla mancata applicazione di leggi e dalla mancanza di servizi efficienti. Al dramma della disoccupazione infatti si aggiunge quello dell’assoluta mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro evidenziata dalla frequenza di infortuni spesso gravi e mortali come quello accaduto oggi nell’azienda Ilsap Biopro presso l’area industriale di Lamezia Terme dove hanno perso la vita due giovani lavoratori mentre un terzo è stato trasportato, in gravi condizioni all’ospedale di Catania. Queste tragedie, come altri incidenti sul lavoro potrebbero essere opportunamente evitati se solo gli strumenti di prevenzione venissero adeguatamente utilizzati e le norme di sicurezza fossero rispettate. Oggi oltre alle doverose indagini che individuino i colpevoli di quest’ennesimo omicidio sono necessarie azioni della magistratura sul tema della sicurezza sul lavoro e su quella ambientale in tutta l’area industriale affinché più nessuno debba essere ucciso sul lavoro”.

Galati (Pdl): “Dolore e angoscia”

“Dolore e angoscia sono i sentimenti che ci accompagnano in questo momento a seguito del grave incidente avvenuto presso un’azienda dell’area industriale di Lamezia Terme in cui hanno perso la vita due lavoratori, mentre un altro è rimasto gravemente ferito”. Lo afferma, in una dichiarazione, il deputato del Pdl Giuseppe Galati. ”Sono momenti di profonda tristezza – aggiunge – per la città e per i familiari delle vittime e dei feriti coinvolti, ai quali non posso che esprimere la mia vicinanza per quanto accaduto”.

Scopelliti: “Incidente sconcertante”

“A nome mio e di tutta la Giunta regionale della Calabria esprimo sincero cordoglio alle famiglie delle vittime della tragedia avvenuta nel silos di uno stabilimento industriale di Lamezia Terme”. Lo dichiara, attraverso una nota dell’ufficio stampa della Giunta, il Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti. “Si tratta – aggiunge – di un incidente gravissimo e sconcertante che addolora tutta la comunità calabrese. Voglio ribadire la nostra totale solidarietà e vicinanza alle persone che in queste ore stanno vivendo un triste dramma”

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http://www.lametino.it/Ultimora/lamezia-esplosione-in-azienda-area-industriale.html

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2013 in Notizie & Politica

 

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”Ticket dei celiaci anche nei supermercati”: 25.000 firme.


Un kg di farina senza glutine costa 7 euro, contro quella tradizionale a 0,72. I frollini arrivano addirittura a 17,31 euro, rispetto ad una media di 4,19 euro. E sono solo due dei tantissimi esempi che si potrebbero fare.
Lo scarto tra i prezzi dei prodotti convenzionali e quelli dedicati ai celiaci è enorme, come ha denunciato Il Salvagente qualche mese fa. E come non bastasse, c’è anche una grande differenza tra i prodotti acquistati in farmacia e quelli nella grande distribuzione.


In un supermercato, per capirci, un chilo di rosette senza glutine costa circa 10,20 euro, contro i 13,69 di una farmacia. Distorsione simile per la pasta: 8,32 euro in farmacia e 4,86 al supermercato.

La petizione: già 25.000 firme

Eppure, paradossalmente, il “buono” mensile di circa 100 euro mensili erogati dallo Stato può essere speso solo in farmacia. Ecco allora che da Change.org, la più grande piattaforma on line di campagne sociali, arriva una petizione per consentire l’uso del ticket anche nella grande distribuzione. Che in pochissimo tempo ha raggiunto le 25.000 firme.

Lanciata da una mamma

A lanciare la petizione Marina Pellizzari, mamma di un bambino celiaco.
La petizione, indirizzata al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sottolinea che i prezzi dei prodotti per celiaci sono molto alti, ma nei supermercati sono comunque più convenienti.
“Chiediamo quindi che venga consentito l’uso del ticket per celiaci erogato dallo Stato non solo nelle farmacie ma anche nei supermercati”: è l’appello. Che sottolinea: “Se non hai nessun conoscente celiaco, firma per solidarietà nei confronti di chi lo è…una persona ogni cento è celiaca”!

 Fonte: il salvagente.it

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2013 in Notizie & Politica

 

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Quando le tasse cambiano solo nome in 15 anni imposte locali salite del 114%.


L’hanno chiamato pomposamente federalismo fiscale, abbiamo scoperto che si traduceva prosaicamente in: più tasse per tutti. È il frutto avvelenato del fisco creativo della seconda Repubblica che – certo – insieme alla ubriacatura a corrente alternata per le devoluzioni ha dovuto fare i conti con il debito monstre prodotto dalla prima Repubblica dei partiti. Siamo arrivati così a una pressione fiscale che sfiora il 45 per cento. Tasse, tasse e sempre tasse. Con una babele di acronimi orribili (Ici, Irap, Irpef, Tarsu, Tia, Imu, Ires), altri improponibili e dal futuro già segnato (Taser che è anche una pistola, usata dai poliziotti americani, per sparare scariche elettriche) fino ad approdare ai confortevoli ma assai nebulosi anglicismi: Service tax. E cioè?

Quando le tasse cambiano solo nome. In 15 anni imposte locali salite del 114%

 Dal 1996 al 2011, in quindici anni, le entrate tributarie dei governi locali (Regioni, Province e Comuni), bilanci dello Stato alla mano analizzati dal centro studi della Cgia di Mestre, sono letteralmente esplose: + 114,4 per cento, pari in termini assoluti a una crescita di circa 102 miliardi di euro. Sono usciti dalle tasche degli italiani per andare (più o meno) nelle casse dei governi locali ai quali lo Stato centrale ha via via attribuito più competenze ma anche tagliato più trasferimenti. I Comuni, mediamente, sono con l’acqua alla gola. Quelli praticamente falliti come Taranto, Catania e la stessa Roma sono stati salvati. Dallo Stato centrale, però. Con le tasse di tutti, senza che nessuno abbia mai pagato pegno.

Si è cominciato con l’Ici, agli albori della seconda Repubblica, era il 1992. L’imposta comunale sugli immobili. Che però è stata prima abolita (Silvio Berlusconi ci vinse la sua penultima campagna elettorale) proprio quando arrivava (si fa per dire) il federalismo fiscale, per essere sostituita dall’Imu che però non piace più e diventerà Service tax, di cui faranno parte la Tari, che prenderà il posto della Tarsu o della Tia (le imposte sui rifiuti), e la Tasi, ossia la “misteriosa” (copyright di Massimo Bordignon sul sito lavoce. info) imposta sui servizi indivisibili. I criteri per il prelievo della Service tax saranno fissati dai singoli Comuni con alcuni paletti stabiliti dal governo centrale. Alla fine una girandola di sigle che – chissà perché – fa venire in mente la celebre frase del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Appunto.

Una tassa nuova con le vecchie dentro sembra un buon metodo. Già sperimentato. Con l’Irap (l’imposta regionale sulle attività produttive), ad esempio, la tassa più odiata dagli imprenditori italiani. Che nel 1998, assorbì i contributi sanitari, la tassa sulla salute, l’Ilor e l’Iciap. Sull’Irap e sull’Irpef poi – lo sappiamo a spese nostre – le Regioni possono intervenire con la loro “addizionale” che vuol dire far pagare di più soprattutto per colpa dei buchi nella sanità. Meccanismo che non va confuso con quello della “compartecipazione” (i vari livelli di governo si distribuiscono l’entrata) che vale anche, per esempio, per le accise sulla benzina. Sempre tasse sono. Con più esattori, però. E sempre gli stessi contribuenti.

Tasse e tariffe. Perché altrimenti come si fa a finanziare i servizi locali, dai trasporti alla raccolta dei rifiuti, dalla fornitura della luce a quella dell’acqua? A questo servono le tariffe. E per colpa della crisi, delle politiche di austerity imposte dalla Commissione di Bruxelles e dalla Bce di Mario Draghi, e il conseguente drastico taglio dei trasferimenti dal centro alla periferia, le tariffe locali si sono impennate. In un anno – dati dell’Uniocamere – sono aumentate del 4,9 per cento, ben oltre il tasso di inflazione che, nell’arco dell’ultimo anno, si è attestato intorno al 3 per cento. Ed è nei trasporti che l’incremento del costo del servizio è stato tra i più marcati: in media +5,3 per cento con un picco del 9,3 per cento nei collegamenti extra urbani. Solo di poco inferiore l’aumento delle tariffe per la fornitura dell’acqua: + 6,7 per cento. E + 4,7 per cento quello per i rifiuti.

Che cosa resta del liberale principio “no taxation without representation”? L’illusione che quando si va alle urne (nazionali e locali) qualcuno prima o poi mantenga la promessa di abbassarle le tasse senza sostenere di non poterlo fare per colpa del buco lasciato in eredità dal suo predecessore. E senza cambiare solo il nome alle vecchie tasse.

di ROBERTO MANIA

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2013 in Notizie & Politica

 

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