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Caso Marlane: tutti assolti. Nessun disastro ambientale.

20 Dic

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Si chiude dopo più di 13 anni nel Tribunale di Paola il processo alla cosiddetta fabbrica dei veleni. Una sentenza accolta con dolore dai parenti dei lavoratori morti di cancro

Tutti assolti. Cala il sipario su Marlane, la fabbrica che era stata definita dei veleni. Il dispositivo della sentenza giunge attorno alle 20, dopo circa dieci ore di camera di consiglio. Il presidente Domenico Introcaso lo legge di un fiato senza fermarsi. Nessun disastro ambientale, nessun colpevole. Le parti civili e il comitato di bonifica dei mari e fiumi della Calabria ascoltano impietriti. In aula cala il silenzio. Erano rimasti in pochi perché operai e famiglie fiutando un verdetto sfavorevole avevano già accettato la transazione proposta ottenendo i relativi risarcimenti.
L’accusa in poche parole non ha retto. Del resto era molto difficile stabilire il nesso di causalità tra le morti e i tumori contratti. Le perizie sono inoltre state scardinate punto per punto dai legali degli imputati, basate secondo gli stessi su dati poco o affatto dimostrabili. Eppure il processo e prima ancora l’attività di indagine erano nati grazie a precise denunce degli operai della fabbrica che a seguito di alcune morti sospette hanno deciso di raccontare tutto ai pm.

L’accusa della Procura della Repubblica di Paola è stata incentrata sul fatto che i materiali utilizzati all’interno e le lavorazioni (in particolare nel reparto tintoria) sarebbero state causa di tumori e decessi per decine e decine di operai. Centosette i casi che sono stati contestati. Rilievi anche per un deposito irregolare di scarti di lavorazione all’esterno del fabbricato. Ma il gruppo Marzotto ha sempre respinto ogni accostamento sostenendo la sua estraneità su quello che accadeva nella fabbrica. Così anche come gli altri imputati.
Un processo dai grandi numeri. L’indagine è rimasta tra procura e gip per 13 anni. Si è giunti al rinvio a giudizio dopo sei udienze preliminari. 12 persone, inizialmente 13 (una è poi deceduta) sono arrivati a processo. L’accusa rappresentata dai pm Linda Gambassi e Maria Camodeca aveva chiesto circa 64 anni di carcere per gli imputati. Il giudice Domenico Introcaso (a latere Annamaria Buffado e Pierpaolo Bortone) ha invece stabilito che Pietro Marzotto (già conte di Valdagno e presidente dell’associazione industriali di Vicenza), Silvano Storer (ex amministratore delegato del gruppo), Jean De Jaegher (consigliere dell’associazione europea delle industrie tessili e presidente della Marzotto Usa dal ’95 al ’98),Lorenzo Bosetti (ex-sindaco di Valdagno e consigliere delegato e vicepresidente della Lanerossi), Vincenzo Benincasa, Salvatore Cristallino, Carlo Lomonaco (ex-responsabile tintoria e sindaco di Praia), Giuseppe Ferrari, Lamberto Priori, Ernesto Antonio Favrin(vicepresidente vicario della Confindustria Veneta), Attilio Rausse e Ivo Comegna sono assolti dai reati loro ascritti perché il fatto non sussiste. I pm avevano chiesto solo l’assoluzione per Comegna mentre erano stati duri in particolare con Lomonaco (richiesta di 10 anni) e il conte Marzotto (6 anni). Introcaso ha inoltre stabilito la restituzione di quanto in sequestro agli aventi diritto. La motivazione entro novanta giorni. Per un eventuale processo in Appello bisognerà attendere la decisione delle parti civili (i comuni di Praia e Tortora, Legambiente, Cgil e regione Calabria) e della procura. Il processo è stato incentrato sull’attività aziendale della Marlane, azienda produttrice di filati di Praia a Mare che ha chiuso definitivamente i battenti nel 2007.
L’inchiesta durata dieci anni è stata condotta in prima persona dal procuratore capo Bruno Giordano. Tutto è partito quasi per caso, da alcune riunioni di ambientalisti che alla fine degli anni 90 si tenevano sul Tirreno cosentino. In queste riunioni si discuteva di elettromaghetismo, di erosione costiera e di discariche. Ma a nche di tumori e dell’elevato tasso che si registrava sul territorio. Proprio in uno di questi incontri si presentano Luigi Pacchiano e Alberto Cunto operai della Marlane che raccontarono il dramma di colleghi colpiti dal cancro e morti uno dopo l’altro. Mietuti dalla malattia dopo tante sofferenze. Lo stesso Pacchiano tre mesi fa ha prodotto un cd dove, secondo alcune testimonianze raccolte e registrate, durante il processo si decideva prima “cosa dire e cosa non dire”. (Gazzetta del Sud – F.ma.)

http://www.lameziainstrada.it/dalla-calabria/cronaca/caso-marlane-tutti-assolti-nessun-disastro-ambientale.html

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Pubblicato da su 20 dicembre 2014 in Notizie & Politica

 

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