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Dopo bomba pizzeria cede attività. Una sconfitta dello Stato.


di Virna Ciriaco

Lamezia Terme, 18 maggio – E’ accaduto di nuovo, a distanza di sei mesi da un altro episodio analogo. Anche in questo caso, nell’indifferenza generale di chi passa da quel luogo in macchina o a piedi. In molti, infatti, avranno notato quel cartello: “Cede qui attività”. E l’attività che chiude, cede, passa la mano è la pizzeria “La Furfantella”, oggetto di un vile atto intimidatorio nel pomeriggio dello scorso 4 maggio. Così come la chiusura della pasticceria Giordano mesi fa, a seguito di una bomba che ne aveva devastato i locali e anni di sacrifici, anche questa può considerarsi una sconfitta. Sì, una sconfitta di chi crede nella legalità e nel fare impresa senza dover temere che il proprio investimento, i propri sacrifici possano essere in qualche modo ostacolati da chi pensa di poter fare soldi facili a spese degli altri. Di chi crede ancora, in tempi di crisi economica come quella che stiamo vivendo, di poter riscuotere il “canone assicurativo”, o meglio, “il pizzo”, come fatto fino a qualche tempo fa. La crisi c’è per tutti, soldi non ce ne sono più. Purtroppo, certa gente pensa ancora di poter fare soldi in questo modo: piazzando bombe e bombette varie ad ogni ora del giorno e della notte. Non capendo che forse, in un momento del genere, sarebbe ora di trovarsi un lavoro come tutti gli altri, invece di continuare a chiedere a chi deve tirare avanti tra mille difficoltà. Ma fatto sta che quel cartello dice più del senso letterale. “Cede qui attività” è un atto d’ accusa, un rimprovero, un monito che si leva in un assordante silenzio e nell’apatia generale. Fa capire come, a parte seminari e tavole rotonde, lo Stato non c’è. Non c’è per piccoli e grandi imprenditori. Giovani e meno giovani che ancora credono di poter dare e offrire qualcosa a questa città e a questa regione, dimenticate da Dio e dalle Istituzioni. Già, lo Stato. Il giorno in cui, come se nulla fosse, c’era chi piazzava il messaggio esplosivo a quest’ attività (nel primo pomeriggio e servendosi del cortile di una chiesa), poco più in là si discuteva della chiusura di Tribunale e Procura da parte del Governo. Come è possibile che, in nome della crisi, lo Stato faccia due calcoli da ragioniere e decida di chiudere presidi di legalità nel Sud Italia? Stiamo parlando dello stesso Stato che decide che in un territorio ci debbano essere un tot di magistrati ma, quando questi vanno via o sono trasferiti, lo stesso non ne invia più decidendo di chiudere proprio perché non ci sono i numeri che lo stesso ha previsto? Una beffa? Un controsenso o cosa? Qui siamo in guerra. La gente comune e chi fa impresa ha bisogno di essere seriamente tutelata. Quel cartello sta a simboleggiare che non solo la Procura e il Tribunale servono come il pane a Lamezia, ma che la stessa Dda dovrebbe avere sede a Lamezia Terme. E credetemi, queste considerazioni poco hanno a che fare con il populismo o la provocazione.

A Lamezia, come non mai, si avverte il bisogno di incrementare il numero di magistrati e forze dell’ordine così come l’invio di quantità industriali di carta per notificare provvedimenti giudiziari e benzina per macchine possibilmente semi-nuove (e non da rottamare) per polizia, carabinieri e guardia di finanza. Invece no, si chiude. “Servono soldi, arrangiatevi”, questo il messaggio che sembra arrivare da Roma. Chiudono le attività e chiude l’ultimo presidio di legalità in una terra martoriata: la terza città della Calabria per numero di abitanti e la seconda per estensione territoriale dopo Reggio Calabria. Certo, quando accadono questi episodi è facile cedere il passo al pessimismo, ma è altrettanto lecito domandarsi, prendendo spunto da quel cartello, se lo Stato vuole veramente e sino in fondo combattere la criminalità organizzata. Se la risposta è sì, allora s’inizi a mettere da parte la calcolatrice risparmiando su tante altre voci, considerate invece intoccabili da chi ci governa. Se realmente lo Stato vuole combattere la ‘ndrangheta, non può risparmiare sui presidi di legalità al Sud. Una sorta di condicio sine qua non, per dirla alla latina. Si avverte, invece, l’urgenza d’ incrementare e fortificare certi baluardi di legalità. Proprio perché nessun’altra attività debba dire: “passo la mano”, “basta”, “non mi sento abbastanza tutelato”.  Perché quando questo accade, quando un’attività, anche solo una, affigge quel tipo di cartello è una sconfitta non solo del singolo, ma dell’intera comunità. Una sconfitta dello Stato. Si può ancora rimediare. Basta volerlo e dimostrarlo con fatti concreti, non solo con belle parole.

Lamezia: Dopo bomba, pizzeria cede attività. Una sconfitta dello Stato – il Lametino.it.

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Pubblicato da su 18 maggio 2012 in Notizie & Politica

 

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