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Ecco le truffe dei contratti porta a porta: “Non ho mai visto e firmato nulla hanno preso la bolletta dalla posta”


Il signor Ottavio lo ha scoperto comunicando la lettura del gas al suo gestore. È stata l’Enel a informarlo che non era più un loro cliente. Nel frattempo era diventato, chissà come, un cliente di Eni. “Non ho mai firmato alcun contratto con Eni, nessuno mi ha mai telefonato per propormi qualcosa. Un paio di mesi fa erano venuti due venditori a casa – ricorda Ottavio – hanno parlato con gli inquilini che ci abitano in affitto che non ricordano di aver firmato nulla. E neanche avrebbero potuto farlo, visto che l’intestatario sono io. Ora ho paura che quei venditori abbiano falsificato la mia firma. E io sono pronto a fare denuncia ai Carabinieri”.

La storia di Massimo Di Pasquale, di Roma, avrebbe potuto ispirare un romanzo di Franz Kafka. Lui, oltre a non aver mai firmato alcun pezzo di carta, non ha neanche ricevuto la visita dei venditori porta a porta. Eppure si è ritrovato con due nuove utenze: sia di luce che di gas. In entrambi i casi il nuovo operatore è Acea. “Ho ricevuto una lettera a casa dall’Eni: c’era scritto che, in virtù della mia disdetta, a partire dal primo novembre 2011 ero passato ad altro operatore gas: Acea libero mercato. E proprio grazie a questa lettera mi sono accorto del doppio raggiro”. Insospettito, il signor Di Pasquale confronta infatti anche le nuove bollette dell’energia elettrica con quelle che ha sempre ricevuto fino a novembre. Sono quasi identiche, cambia solo una piccola dicitura in alto a sinistra. Se prima c’era scritto “servizio di maggior tutela” (il regime tariffario stabilito dall’autorità garante), adesso compaiono due parole: “libero mercato”.

Qualcuno, magari scartando le bollette dalla cassetta della posta per copiare i dati, lo ha imbarcato nel mare magnum del libero mercato con una semplice firma falsa. E a caro prezzo, visto che per il signor Massimo sia le nuove bollette di luce elettrica che quelle del gas sono quasi raddoppiate. Ora si è rivolto all’Aduc, un’altra associazione di consumatori che riceve quotidianamente segnalazioni di questo tipo. Nel frattempo ha presentato in Polizia una denuncia per truffa ed è in guerra con Acea: “Al telefono mi dicono che sono stato io a firmare questi contratti. Ma voglio andare fino in fondo, perché Acea non può dimostrare nulla: io non ho mai chiesto né con una firma, né per e-mail né al telefono, la disdetta. Mi hanno attivato un’utenza che non volevo e oltretutto si sono presi sei mesi di tempo per mandarmi la bolletta di chiusura”.

Nel club dei truffati ci sono anche diversi amministratori di condominio. Per un venditore disonesto sono vittime molto ambite perché gli amministratori hanno potere di firma sui contratti di luce elettrica per l’illuminazione delle aree comuni, come le scale o le cantine. Chi gestisce decine di condomini è ancora più appetibile, perché basta avere accesso alle bollette di tanti gli stabili per realizzare una truffa in grande stile.

Poi ci sono i clienti che firmano davvero, ma non quello che avevano pensato. Nell’istruttoria dell’Antitrust che nel 2010 ha portato a due multe da 65.000 euro verso Italcogim (ora conosciuta come Gdf Suez), l’autorità ha rilevato che le firme erano state apposte “dietro rassicurazione che i documenti non avevano carattere vincolante. Ai consumatori venivano indicati come moduli di richiesta informazioni, contratti non definitivi, richieste di proposte contrattuali, modulistica a fini statistici”. E non solo, pur di farsi aprire la porta c’è chi si spaccia per un operatore Enel, un nome che rassicura soprattutto i clienti più anziani.

Tra le vittime ci sono anche quei consumatori che firmano in piena consapevolezza, ma senza essere stati informati a sufficienza dal venditore. Manuela – il nome è di fantasia – è titolare di un ambulatorio veterinario vicino a Torino. Convinta da un venditore porta a porta ha accettato di cambiare operatore di energia elettrica. Dopo un paio di mesi le hanno staccato la luce. Dopo mille telefonate, ha scoperto che il suo nuovo gestore e la sua banca non erano in convenzione. Il rid bancario non andava in porto, così Manuela è stata trattata alla stregua di un cliente insolvente. “Il venditore che è venuto in ambulatorio non mi ha avvertito di nulla, o per malafede o perché non lo sapeva neanche lui” ci racconta, “intanto ho dovuto mandare via diversi clienti, perché senza luce elettrica non ho potuto fare le radiografie ai loro animali”.

Fonte: inchiesterepubblica.it

 

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Pubblicato da su 19 luglio 2012 in Notizie & Politica

 

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