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Pubblicati sul web i rendiconti dei gruppi consiliari riferiti al 2011


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Spese a sei zero per il consiglio regionale di una delle regioni più povere d’Italia. Nel 2011 i gruppi consiliari calabresi hanno bruciato la bellezza di 3milioni 271mila 697 euro (a fronte di un finanziamento totale pari a 4 milioni e mezzo di euro). Se n’è andato così, tra consulenze e “altre spese” indefinite, un piccolo tesoretto di fondi pubblici, senza che sia stato presentato un vero rendiconto (con tanto di scontrini e ricevute fiscali) alla segreteria dell’Ufficio di presidenza del Consiglio Regionale della Calabria. Solo un foglio è stato consegnato, in qualche caso scritto anche a mano, che compone il prospetto riepilogativo generale di ogni gruppo. Si è chiusa a metà l’operazione “trasparenza” voluta dal presidente Francesco Talarico che ha lasciato aperte molte perplessità. Non fosse altro per le voci generiche (come “altre spese” piuttosto che “altre eventuali spese”) utilizzate da tutti i gruppi per indicare somme che in qualche caso sfiorano anche i 50mila euro senza per questo specificare l’investimento messo in campo… Ma sarà anche l’ultimo anno in cui i cittadini dovranno assistere ad operazioni del genere. Dal prossimo, infatti, tutti i gruppi avranno l’obbligo di rendicontare ogni centesimo speso ed inserito in bilancio che successivamente sarà sottoposto al controllo di una società esterna. E finirà la pacchia dei consuntivi incontrollati, come quelli apparsi ieri mattina sul sito del Consiglio Regionale, che non permettono un giudizio severo sulle spese della politica perché fondamentalmente non si riesce a capire nel dettaglio come siano stati impiegati tutti quei soldi pubblici.

L’unica cosa certa che esce fuori dalle carte pubblicate sul web è che la spesa più imponente che ogni gruppo (tranne il Pd e il Gruppo Misto) ha affrontato nel 2011 riguarda gli stipendi dell’esercito di collaboratori che portano avanti il lavoro politico a palazzo Campanella. Ben un milione e 620mila euro sono stati utilizzati per pagare i “portaborse”. Il Popolo delle Libertà, per esempio, che è il gruppo più numeroso e dunque quello che ha ottenuto il finanziamento più cospicuo (pari a 957.999,96 euro) ha speso per i collaboratori 532.558,27 euro. Ed è seguito dall’Udc, che di euro ne ha spesi 291.128,86, e poi dall’Idv (245.620,13) e da Autonomia e diritti (212.026,13 euro). Dopo questo “riepilogo trattenute collaboratori 2011” (la voce più chiara dei vari bilanci) le altre voci delle uscite sono un “pout pourrì” della qualunque: le “spese postali, telefoniche e di segreteria” sono accoppiate con “acquisto quotidiani, settimanali e riviste”; mentre quelle “organizzative, di funzionamento, di rappresentanza” finiscono insieme a quelle sull’ “informazione sulla attività del gruppo, documentazione e libri, spese tipografiche”. Un fatto è certo, con queste informazioni un caso Polvevini in Calabria non sarebbe mai potuto scoppiare… (Calabria Ora – D.m.)

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2012 in Notizie & Politica

 

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