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Rimborso Iva sulla Tia, no a facili entusiasmi: le sentenze vengono impugnate.


(Mestre, 24 maggio 2013) Adico Associazione Difesa Consumatori interviene nel dibattito sulle richieste di rimborso dell’Iva sulla Tia, che nelle ultime settimane si è riacceso sia sulla stampa locale veneziana che a livello nazionale per le iniziative di altre associazioni, per fare chiarezza sulla situazione e dare corretta informazione ai cittadini.

«Adico da oltre un anno porta avanti una campagna di informazione e di attività legate alla richiesta di rimborso dell’Iva pagata sulla Tia, la Tariffa di igiene ambientale, ma già nel 2009 si era attivata in occasione della prima sentenza in merito della Corte Costituzionale, che stabiliva che la competenza sui ricorsi in materia di Tia è delle Commissioni tributarie, considerando quindi di fatto la Tia una tassa – ricorda Carlo Garofolini, presidente di Adico – Nel marzo 2012, con la sentenza 3756 della Corte di Cassazione, che stabilisce come la Tia sia a tutti gli effetti un’entrata tributaria e che in quanto tale non può mai costituire corrispettivo di un servizio reso, Adico ha messo a disposizione di cittadini, aziende e professionisti un modello per la richiesta di rimborso da inoltrare alla società di gestione rifiuti della città di residenza: questo solo per puntualizzare che si tratta di una causa che l’Associazione ha sposato in pieno e che di certo non disconosciamo. Ma alla luce dell’evolversi della situazione, con lo Stato che ancora non fa chiarezza in merito e le società di gestione dei rifiuti che puntualmente impugnano le sentenze che pur danno ragione ai consumatori, di certo non si può cantar vittoria o spingere i cittadini a proseguire nell’iter legale senza illustrare loro tutti i rischi e soprattutto i possibili costi».

Ad esempio di quanto sostiene, Adico porta la storia di un socio veneziano che ha presentato istanza di rimborso avanti il Giudice di Pace, ottenendo il decreto ingiuntivo per la restituzione di circa 300 euro di Iva versata. Ma Veritas si è opposta, contestando la portata delle pronunce della Corte che riconoscevano la natura tributaria della Tia, da cui il tutto ha avuto origine. «E possiamo dire con cognizione di causa che è ciò che purtroppo accadrà anche a quei consumatori di cui abbiamo letto recentemente sui giornali: le società ricorrono in appello, quindi non è corretto presentare ad esempio le decisioni del Giudice di Pace come fosse una vittoria definitiva» conclude Garofolini. Di fronte alla prospettiva di una causa davanti al Tribunale ordinario, infatti, i consumatori nella quasi totalità dei casi desistono, dal momento che anche stando ai soli costi vivi si eccederebbe il valore della somma di cui si richiede la sostituzione, visto che parliamo in media di 400 euro a famiglia. «Senza contare che nel caso in cui si perda in appello, il consumatore si troverebbe costretto anche al pagamento delle spese legali, cosa che va in totale contrasto con lo spirito dell’attività di Adico».

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Pubblicato da su 25 maggio 2013 in Notizie & Politica

 

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