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Archivio mensile:dicembre 2012

Web dipendenza, colpisce anche a 40 anni.


Perdita di contatto con la realtà, l’identità reale che finisce per essere sostituita da quella virtuale. E poi ancora disagi familiari, insonnia, ansia, problemi di relazione, malattie agli occhi e alla schiena… Tutte le conseguenze della dipendenza da Internet: restare incollati al web per 8 ore al giorno e anche di più porta con sé danni molto seri per la salute psicofisica. Problemi che riguardano 3 milioni e mezzo di italiani, soprattutto giovanissimi, ma anche adulti: un esercito compreso tra i 15 e i 40 anni. Più a rischio chi è isolato geograficamente o a causa di turni di lavoro notturni, ma anche chi ha già disagi psicologici o familiari preesistenti.

Quanti problemi

Gli esperti della Società italiana di psichiatria avvertono: “E’ indispensabile intervenire per ritornare alla realtà ed evitare le conseguenze fisiche e psicologiche che la dipendenza provoca, dai disturbi del sonno ai problemi di relazione, dallo scarso rendimento a scuola o sul lavoro a mal di testa, mal di schiena, disturbi oculari”.
Senza contare che molti sulla rete finiscono per spendere anche parecchi soldi, ad esempio per l’accesso ai siti porno, mentre altri scivolano nel ritiro sociale dell’hikikomori, forma estrema di isolamento dal mondo in cui il paziente si allontana del tutto dalla vita di relazione per rifugiarsi sul web.

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Il governo salva la legge 104, ma il taglio alle detrazioni ci sarà.


La stretta sui permessi previsti dalla Legge 104/92 non ci sarà, e non ci sarà nemmeno la tassazione delle pensioni di invalidità (ma quelle di guerra faranno cumulo con il reddito). Sono gli ultimi rimaneggiamenti alla Legge di stabilità, che il governo ha messo a punto prima di inviare il testo del decreto al Quirinale (il passaggio successivo è l’approdo in Parlamento).

Detrazioni dimezzate già per il 2012

Tra le misure restano però confermati i tagli sulle detrazioni fiscali già sul reddito del 2012, nonostante per tutta la giornata di ieri si fosse parlato dell’ipotesi di applicare le nuove restrizioni a partire dalle dichiarazioni dei redditi relative al 2013.

A rischio il taglio dell’aliquota Irpef

La modifica, si è saputo ieri, avrebbe comportato la cancellazione del calo della seconda aliquota Irpef, quella che dal 27% scenderà al 26%.

“A regime”, ha detto il ministro dell’Economia Vittorio Grilli”, “con la nostra manovra sull’Irpef, rimettiamo 6 miliardi nelle tasche degli italiani e ne riprendiamo 1,2 attraverso la riduzione delle detrazioni e delle deduzioni”. Nonostante ciò, la retroattività delle detrazioni è stata contestata da tutte le forze politiche che sostengono il governo.

Profili i di incostituzionalità per le modifiche alla 104

Soddisfazione, invece, per al modifica alle restrizioni introdotte nella legge 104, e che riguardava solo i dipendenti pubblici.

Sulla norma che tagliava del 50% la retribuzione per i tre giorni di permesso previsti per assistere un parente disabile, il Colle avrebbe individuato possibili profili di incostituzionalità, perchè la “stretta” avrebbe creato uno squilibrio tra i diritti dei dipendenti pubblici e quelli dei lavoratori del settore privato.

Di Giulia Nitti
fonte: il salvagente.it

http://www.associazionedifesaconsumatori.it/comunicati-stampa/economia/il-governo-salva-la-legge-104-ma-il-taglio-alle-detrazioni-ci-sara/

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Tasse: gli scontrini e le fatture diventano ”scaricabili”


Gli scontrini o le ricevute del meccanico, dell’idraulico, del muratore, del medico e del professionista diventeranno scaricabili dalla dichiarazione dei redditi. La commissione Finanze del Senato ieri sera ha infatti approvato un emendamento alla delega fiscale che introduce questa possibilità. Insomma, nel nostro sistema tributario entra per la prima volta il cosiddetto contrasto di interessi. Un modo, già utilizzato in molti paesi come gli Usa, per far emergere il nero. La possibilità di scaricare una parte delle proprie spese dalle tasse, infatti, è un forte incentivo a richiedere la ricevuta. Anche perché oggi non c’è nessun interesse nel chiedere scontrino o ricevuta fiscale. Soprattutto se il venditore propone uno sconto.

Approvato all’unanimità

L’emendamento è stato presentato da Giuliano Barbolini del PD, ma è stato approvato all’unanimità dalla commissione.
“Come confermano i dati che leggiamo oggi sui quotidiani il contrasto all’evasione richiede una strategia articolata e costante”, ha spiegato proprio Barbolini – L’utilizzo delle banche dati e il redditometro possono essere strumenti utili ma da soli non bastano”.

Barbolini: “Va indirizzato verso certe aree”

Sarà il governo, attuando la delega, a disciplinare la misura prevedendo le “opportune fasi applicative” e le “eventuali misure di copertura”.
Il contrasto di interessi per Barbolini, però, deve essere “indirizzato alle aree maggiormente esposte al mancato rispetto dell’obbligazione tributaria”. Ossia, idraulici, meccanici, muratori ecc.

Braccio di ferro in Senato

Intanto si profila un nuovo braccio di ferro maggioranza-governo: l’esecutivo sarebbe pronto a mettere la fiducia su un maxi-emendamento alla delega fiscale in Senato e nel testo sarebbe intenzionato a tenere il punto prevedendo che l’accorpamento delle agenzie fiscali scatti da dicembre e non slitti a giugno come stabilito da una proposta di modifica approvata all’unanimità in commissione Finanze al Senato.
La Lega ha votato contro: “Governo spreme i contribuenti”. Via libera all’unanimità  invece, della commissione Finanze del Senato alla cosiddetta “carbon tax”.

Stop cartelle pazze

Una buona notizia per i contribuenti. La Commissione Finanze del Senato ha dato via libera al provvedimento sulle cosiddette “cartelle pazze”, che permette l’annullamento automatico in caso di mancata risposta da parte degli enti preposti come Equitalia, alla riscossione delle tasse.
Il testo passa ora quindi all’esame dell’aula di Palazzo Madama. Il meccanismo che propone il provvedimento è semplice: il contribuente che dovesse ricevere una cartella esattoriale prescritta o errata potrà, entro 90 giorni dalla notifica, presentare una dichiarazione all’ente creditore, che avrà ulteriori 60 giorni per dare una risposta. In caso di mancata risposta, la multa sarà automaticamente annullata.

Mega multe in caso di falso

Ovviamente per i cittadini che provano a fare i furbi sono previste mega multe  oltre la responsabilità penale: la sanzione amministrativa va dal “cento a duecento per cento dell’ammontare delle somme dovute”.
Il ddl prevede però che le nuove regole si applichino anche a tutti coloro che hanno presentato dichiarazioni per contestare le cartelle prima dell’entrata in vigore della legge.

Franco Pennello
fonte: ilsalvagente.it

http://www.associazionedifesaconsumatori.it/comunicati-stampa/soldi-e-fisco/tasse-gli-scontrini-e-le-fatture-diventano-scaricabili/

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2012 in Notizie & Politica

 

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2013: bonus bebè per le mamme lavoratrici (ma non per tutte). 300 euro al mese per chi rientra al lavoro con bimbi con meno di un anno. Presto un click day.


Un contributo di 300 euro al mese, per sei mesi, per le mamme che rientrano al lavoro dopo la maternità, pur avendo un bimbo con meno di un anno di vita. E che così avranno qualche aiuto in più per pagare asilo nido o baby sitter. E’ una disposizione già contenuta nella riforma del mercato del lavoro targata Fornero, e diventata operativa ieri, quando i tecnici del ministero del Welfare hanno messo a punto lo schema di regolamento che definisse somme erogate procedure. E lo hanno inoltrato all’ufficio legislativo del ministero dell’Economia. La misura sarà attuata già dal 2013.

Frenare l’emorragia

Il provvedimento è stato studiato per incoraggiare le neomamme a rientrare dalla maternità con qualche mese di anticipo rispetto a quanto avviene oggi, e, soprattutto, a frenare l’emorragia di lavoratrici che lasciano la propria occupazione dopo la nascita dei figli, il 27% del totale.

Cadenza mensile obbligo di mostrare le ricevute

Si tratta di qualcosa di diverso dal bonus bebè che per anni è stato elargito alle famiglie dei nuovi nati. A farne richiesta potranno essere solo le donne lavoratrici, e la somma sarà versata ogni mese, a patto che le beneficiarie dimostrino che il proprio figlio frequenti un asilo nido o sia assistito da una baby sitter. In quest’ultimo caso la baby sitter potrà essere pagata utilizzato il meccanismo dei voucher, i buoni per i lavori occasionali. C’è poi un limite di età: le famiglie usufruiranno dei bonus per un massimo di sei mesi e fino all’anno di età del bambino, e non oltre.

20 milioni di euro in tre anni

Piuttosto esigue le risorse a disposizione: 20 milioni di euro l’anno per tre anni. A conti fatti, se tutte le richiedenti faranno domanda per avere il contributo per sei mesi (ma è improbabile), i soldi basteranno per poco più di 11.000 madri lavoratrici, contro i circa 500.000 nuovi nati ogni anno. A fare la differenza tra chi otterrà il contributo e chi no sarà il reddito di partenza.

Il click day e il reddito

Per inoltrare la domanda sarà istituto un click day, un giorno per presentare domande per via informatica come già fatto in passato per la regolarizzazione di colf e badanti. Avrà la precedenza chi ha il valore più basso per l’Isee, l’indice della ricchezza delle famiglie calcolato in base al reddito, alle proprietà, e al denaro sul conto corrente e, a parità di “ricchezza”, l’ordine di presentazione della domanda. La graduatoria sarà unica e su base nazionale. Chi otterrà il bonus, naturalmente, dovrà rinunciare per il periodo in cui ne usufruirà al congedo parentale facoltativo.

Per i padri un solo giorno di congedo obbligatorio

Il documento presentato ieri fissa anche le regole per il congedo dei padri, sempre previsto dalla riforma Fornero: un giorno di permesso sarà obbligatorio e pagato al 100%, con un costo per lo Stato di 78 milioni di euro l’anno. Ce ne saranno poi altri due facoltativi, sempre pagati al 100%, ma potranno essere concessi solo se la madre rinuncerà a due giorni della sua maternità obbligatoria, in modo da non avere un costo aggiuntivo per lo Stato.

Di Giulia Nitti
fonte: il salvagente.it

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2012 in Notizie & Politica

 

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E adesso vogliono vietare le catene da neve.


Catene addio? Un emendamento al disegno di legge n°3533 approvato dalla commissione industria del Senato intende imporre l’uso esclusivo degli pneumatici invernali in alcune situazioni. Si legge nel testo che va prescritto «al di fuori dei centri abitati, in previsione di manifestazioni atmosferiche nevose di rilevante intensità, l’utilizzo esclusivo di pneumatici invernali, qualora non sia possibile garantire adeguate condizioni di sicurezza per la circolazione stradale e per l’incolumità delle persone mediante il ricorso a soluzioni alternative». E tutto questo potrebbe diventare legge se passasse all’esame dell’Aula.

COSA DICE LA NORMA-In sostanza, rimandando alla discrezionalità delle Forze dell’Ordine che dovrebbero valutare quale sia la «rilevante intensità», si consentirebbe la circolazione solamente a quegli automobilisti che sono dotati di pneumatici invernali. E alla decisione dei proprietari delle strade la scelta se consentire o meno l’uso delle catene. «Se non fosse che il problema delle catene o gomme invernali è un argomento molto serio – si legge in una nota dell’Associazione amici della Polizia Stradale – ci sarebbe da pensare ad uno scherzo di un prematuro carnevale. Per altro l’utilizzo in esclusiva impedirebbe alla Polizia per situazioni estreme, nei passi di montagna, di richiedere comunque il montaggio della catene.

IL REBUS DELLE CATENE-In particolare, essenziali per i veicoli pesanti non appena una salita supera il 2% di pendenza». In questo modo, salterebbe l’equivalenza fra pneumatici invernali e catene da neve, lasciando agli enti proprietari delle strade la scelta di decidere se emanare ordinanze che dicano addio alle catene durante le nevicate. Dove sono in vigore le ordinanze che obbligano alle «dotazioni invernali»? Già oggi gli automobilisti sono costretti a consultare la mappa delle varie ordinanze locali per non incorrere in sanzioni. Se trasformato in legge, questo provvedimento inserirebbe un dubbio in più: dove sono vietate le catene da neve?

LA PRECISAZIONE – Assogomma, che rappresenta i costruttori di pneumatici, precisa: «Innanzitutto si tratta di un provvedimento non ancora approvato definitivamente che dà una facoltà aggiuntiva all’Ente proprietario o gestore della strada. Pertanto non si tratta di un obbligo. Inoltre, è un provvedimento che non sostituisce il comma e), ovverosia quello che ha dato luogo all’emanazione delle attuali oltre 200 Ordinanze consultabili sul sito http://www.pneumaticisottocontrollo.it, che prevedono l’equivalenza pneumatici invernali o catene a bordo, ma lo può integrare, senza nessun obbligo, sulla base di precise limitazioni atmosferiche e temporali. L’emendamento ha carattere preventivo, ma condizionato ad una previsione di manifestazioni atmosferiche nevose di rilevante intensità. Di conseguenza, per quanto si può comprendere si applica solo in condizioni estreme e limitate nel tempo, che potrebbero essere soltanto ore, diversamente da quanto prevede il comma e), che disciplina un’intera stagione fredda. La norma ha una operatività laddove non sia possibile assicurare condizioni di sicurezza per la circolazione e per l’incolumità delle persone mediante il ricorso a soluzioni alternative».

Stefano Marzola

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Appalti truccati per la riscossione del bollo auto.


«L’arresto del dirigente della Regione Veneto Lucio Fadelli nell’ambito delle indagini sugli appalti truccati per la riscossione del bollo auto in Veneto, Piemonte e Campania segna un ulteriore, duro colpo alla già scarsa fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni – commenta il presidente di Adico Associazione Difesa Consumatori, Carlo Garofolini – parliamo di cittadini che subiscono duramente la crisi e fanno i salti mortali per essere in regola pagando tasse e tributi sempre più numerosi e gravosi, e poi scoprono che chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica e fare gli interessi della collettività, ancora una volta invece pensa solo al tornaconto personale».

Adico lo scorso giugno aveva contestato duramente gli gli avvisi di accertamento recapitati dalla Regione Veneto a migliaia gli automobilisti per ritardato pagamento del bollo 2008, e si era interfacciata con lo stesso Fadelli per comprendere le ragioni di un provvedimento percepito dai cittadini come vessatorio. In molti infatti hanno chiesto assistenza ad Adico per chiedere l’annullamento dell’avviso. «Chiediamo che la magistratura faccia chiarezza, accertando se ci sono responsabilità o meno in questa vicenda – continua Garofolini – e nel caso in cui ci fossero dei rinvii a giudizio siamo pronti ad assistere i consumatori, qualora danneggiati, in ogni iniziativa utile alla loro tutela, come ad esempio in un’eventuale costituzione di parte civile nel processo e la contestuale richiesta di risarcimento danni».

Adico è a disposizione per ulteriori informazioni e assistenza nella sede di via Volturno 33 a Mestre, via mail a info@associazionedifesaconsumatori.it e al numero di telefono 041.5369637.

http://www.associazionedifesaconsumatori.it/comunicati-stampa/appalti-truccati-per-la-riscossione-del-bollo-auto-adico-ora-chiarezza-sulla-vicenda-dei-ritardi-2008/

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2012 in Notizie & Politica

 

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Auto sfora di 6 centimetri paga 38 euro di ferry boat in più
: «Ora mi costa come un camion- Actv riveda le categorie»


Cambia la propria autovettura, acquistando lo stesso identico modello ma di nuova produzione, e scopre che per 59 millimetri di lunghezza in più il carnet da 10 corse per il ferry boat da Pellestrina al Tronchetto non gli costa più 85 euro, bensì 123. È accaduto ad Antonio Gavagnin, residente a Pellestrina e socio di Adico Associazione Difesa Consumatori, che per denunciare quella che a suo avviso è una vera ingiustizia il 3 dicembre 2012 ha scritto una lettera ad Actv, chiedendo che si trovi una soluzione a un problema che può interessare molti altri consumatori.

Il signor Gavagnin ha da poco sostituito la macchina, una Renault Megane Station Wagon – nemmeno una delle quattro ruote più lunghe in commercio – con un nuovo esemplare della stessa vettura: stessa marca, stesso modello. Unica differenza, il nuovo veicolo monta dei sensori di parcheggio in retromarcia. Ma il consumatore praticamente neanche ci fa caso. E se ne accorge nel peggiore dei modi. Al primo imbarco al ferry dal Tronchetto con la nuova macchina, si reca al Lido per cambiare l’Imob e registrarla, libretto dell’auto alla mano. «E lì, all’improvviso  scopro che la mia station wagon era diventata un camion – ironizza Gavagnin – sì, perché a causa dei sensori di parcheggio la mia auto non misura più 4,5 metri bensì 4,559 metri, e sforando di 59 millimetri il limite di lunghezza previsto per la categoria C ecco che la mia auto passa in categoria D, quella dei camion, che prevede per il carnet di 10 corse un pagamento di 123 euro contro gli 85 che pagavo prima: 38 euro in più per 6 centimetri scarsi mi sembrano davvero un’assurdità».

Così Gavagnin ha scritto una lettera ad Actv, piena di ironia ma anche molto determinata, e culminante in una proposta molto precisa: «Per rendere giustizia a tutti i consumatori che come me utilizzano il ferry boat, Actv deve riservare le prime tre categorie – A, B e C – alle sole autovetture, alzando il limite di lunghezza di 4,50 metri della categoria C in modo da includere tutte le autovetture in commercio, e destinare alla categoria D i camion e i pullman che misurano ben più di una station wagon».

«Si tratta dell’ennesimo abuso creato da una burocrazia non solo miope, ma pure poco aggiornata – commenta il presidente di Adico, Carlo Garofolini – basta un po’ di buonsenso per capire che non è certo giusto che un’auto paghi quanto un camion con rimorchio, soprattutto oggi che ogni euro che resta in tasca al consumatore è prezioso. Condividiamo quindi pienamente la battaglia del signor Gavagnin e invitiamo tutti gli utenti Actv che hanno lo stesso problema a scrivere e lamentarsi con Actv, in modo che le tariffe degli abbonamenti del ferry vengano riviste».

 
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Pubblicato da su 8 dicembre 2012 in Notizie & Politica

 

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